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Gli Sfiorati di S.Veronesi

Copertina di Gli sfiorati

Un parto difficile (4,5 stelle)

Questa recensione e la lettura di questo libro sono stati un parto difficile. Gli sfiorati è stato nella mia libreria per oltre un anno senza mai risvegliare la mia intenzione di leggerlo, tanto che ad un certo punto ho pensato di rimetterlo in scambio. Menomale che non l’ho fatto e gli ho dato un’opportunità!
Veronesi secondo me è geniale, in questo libro ho sottolineato tante di quelle frasi da consumare il lapis…
E’ geniale nell’uso delle parole, nel riuscire a raccontare profondissimamente nulla per due pagine e oltre, nel coniare anche nuovi termini e nello spiegare benissimo il loro significato (vedi schiumevolezza), nell’affrontare la tematica del vuoto di vita in cui certi personaggi vivono… Il libro è stato scritto un po’ di anni fa ma lo trovo più che mai attuale.
Fin’ora tutto geniale ma allora cosa c’è che non va? Beh… dal mio punto di vista la lettura difficoltosa è dovuta soprattutto alla tematica affrontata, pur potendo apprezzare l’analisi degli “sfiorati”, li sento troppo distanti da me, da quella che sono adesso e dalla giovane che sono stata. Pur apprezzando la bellezza della scrittura e in un certo senso della storia non mi sento coinvolta. Per reputare un libro bellissimo oltre ad un giudizio razionale positivo devo avere anche un giudizio del cuore e della pancia che arrivano spontanei e me lo fanno amare.
Sandro Veronesi rimane tuttavia una bella sorpresa, e sono curiosa di leggere altre cose sue, magari su una tematica diversa.

Profezia di Sandro Veronesi

Copertina di Profezia

Il cancro

In questo racconto Veronesi sembra meno impegnato a fare lo scrittore e preso soprattutto dai sentimenti. Non ho trovato la ricerca stilistica de “Gli sfiorati”, come se le cose raccontate fossero talmente viscerali che l’autore non ha saputo o voluto occuparsi troppo della parte estetica ma solo di quella emozionale.
La profezia che lui fa a se stesso ha un incedere lento ma inesorabile, senza pause per riprendere fiato ma allo stesso tempo non serrato. Una corsa a rallentatore verso il baratro che contiene tutte le tappe obbligate della malattia.
Chi ha conosciuto da vicino il cancro sa.
Rivive l’angoscia, si ritrova nelle previsioni terribili che l’autore fa a se stesso.
Non c’è poesia nella malattia e lo stile asciutto adottato in questo racconto lo fa percepire molto bene. Lo sfinimento di quel tira e molla che sappiamo benissimo portare solo alla morte, che rende insopportabili le persone care trasformate dal dolore, la cui unica volontà e quella di smettere di sentire male.
Questa storia mi ha toccata nel profondo. Mi ha riportato lì, nello stesso ospedale di Pescia citato nel racconto, nel reparto oncologico, con il medico conosciuto perchè collega di quello che aveva in cura mio padre. Mi ha riportato lì dove conosco le infermiere (anime speciali, e non è un semplice modo di dire) e dove ho avuto la gioia/dolore di incontrare persone che hanno lottato fino in fondo senza farcela.
Decisamente non posso essere fredda e obiettiva con questo racconto/sfogo…ma l’ho trovato bellissimo.

La forza del passato di Sandro Veronesi

Copertina di La forza del passato

I punti di Veronesi (3,5 stelle)

I punti di Veronesi sono rari e preziosi, riesce a scrivere periodi chilometrici senza metterne nemmeno uno, usando solo le virgole per far prendere un brevissimo respiro, tra i vorticosi pensamenti dell’io narrante. E rende benissimo l’idea di quel frullare dei pensieri che avviene in testa, e quando si pensa spesso i punti non ci sono. Trovo che Veronesi sia molto bravo sia a scrivere che a tirare fuori le storie,anche se questo libro non mi ha coinvolta più di tanto. Di lui avevo già letto Gli Sfiorati (antecedente di dieci anni) e Profezia (posteriore a questo di altri dieci anni)e questo libro, anche per il modo di essere scritto, si pone perfettamente al centro a livello temporale tra i due.
Di spunti di riflessione ce ne sono, sparsi qua e là, quasi buttati a caso, fra i quali mi ha colpito particolarmente la considerazione sull’espianto di organi, nella quale descrive l’essere umano in coma vegetativo come una “carcassa da spolpare di tutti gli organi riutilizzabili”. Nel complesso un bel libro, che alterna momenti buffi a momenti di vero pathos.