tabucchi

Il gioco del rovescio di Antonio Tabucchi

FELTRINELLI
Data d’uscita: Maggio, 1991
Collana: Universale Economica
Pagine: 176
ISBN: 9788807811746
Tascabili

 

Un maestro del racconto 

Tabucchi si conferma maestro nel racconto, più che nel romanzo a mio parere, eccezione fatta per “Sostiene Pereira”.
Ormai si sa,  sono di parte, quindi siete avvisati.
Mi sono bevuta il primo racconto “Il gioco del rovescio” con amore, potendo visualizzare i luoghi  dove è ambientato e percependo la saudade che conosco. Leggere di una città amata  e in cui si è stati è bellissimo, per non parlare di come il caro Tabucchi abbia la capacità di raccontare il nulla, l’evanescenza,  è lo scrittore dell’impalpabile, dell’inafferrabile secondo me.
Nel secondo racconto “Lettera da Casablanca” sono rimasta nuovamente stupita da come l’autore sappia scrivere di drammi con tale leggiadria, pulizia, purezza. L’ho trovato un racconto bellissimo, poetico, pulito.
“Teatro” È stato piacevole seppur non mi abbia emozionata.
“I pomeriggi del sabato”mi ha lasciata perplessa. So che da Tabucchi non ci si possono aspettare troppe spiegazioni ma in effetti in questo racconto mi sono sfuggite troppe cose, non l’ho proprio afferrato, o forse ho capito che parlava di fantasmi e non ho voluto crederci?. Sicuramente racconta un’atmosfera in modo sublime.
Ciò che mi piace e allo stesso tempo mi destabilizza è l’impossibilità di fare due più due; io che ho la necessità di razionalizzare, spiegare, aggiustare le cose per bene e tenere tutto sotto controllo con Tabucchi rimbalzo malamente, eppure, forse proprio per questo non assecondare la mia mania, mi affascina.
Il racconto “Il piccolo Gatsby” non mi è piaciuto a dire la verità. L’ho trovato caotico, la trama si segue  male e tanto per cambiare mi confonde. Comprendo bene l’atmosfera perché ho letto “Il grande Gatsby” e ce la ritrovo seppur l’ambientazione geografica non sia la stessa, tuttavia  la maggior parte dei personaggi rimandano a “Tenera è la notte” e, non avendolo ancora letto,  qualche citazione velata  non riesco a coglierla.  Resta il fatto che non ho apprezzato molto questo racconto.
“Dolores Ibarruri versa lacrime amare” è un racconto di due o tre paginette molto suggestivo, che condensa l’amore cieco e ottusamente incredulo di una madre, l’impossibilità di accettare che il proprio figlio possa essere un terrorista(?). L’ho trovato emozionante.
In “paradiso celeste” Tabucchi riesce a tirar fuori un racconto da un aneddoto che si potrebbe descrivere in tre minuti. Scritto in modo deliziosamente dettagliato, racconta una storia tutto sommato leggera, e che finisce in modo ironicamente amaro.
Anche in “Voci” ovviamente troviamo il finale a sorpresa, una sorta di rovesciamento dei ruoli, mi è piaciuto ma non eccessivamente.
Con questi racconti l’originaria raccolta sarebbe terminata, nella versione di Feltrinelli che ho io invece alla fine sono inseriti altri racconti che vanno dal 1981 al 1985.
Mi è piaciuto molto “Il gatto dello chesire”, alla fine del quale mi sono chiesta: paura, vendetta o consapevolezza? Cosa spinge il protagonista a non scendere da quel treno? Ovviamente mi aspettavo un chiarimento, una spiegazione, ma altrettanto ovviamente aspettarsi questo da Tabucchi è assurdo. I suoi racconti sono come piccole porzioni di dolce, ti lasciano sempre insoddisfatta e con la voglia di averne ancora, ma l’autore ti lascia a dieta. 
“Vagabondaggio” è il racconto ispirato al poeta Dino Campana, sinceramente non mi ha colpita in modo particolare eccezione fatta per questa frase che vale da sola cinque stelle :
“E quella era la strana funzione dell’arte: arrivare quel caso a persone a caso, perché tutto è caso nel mondo, e l’arte ce lo ricorda, e per questo ci immalinconisce e ci conforta. Non spiega nulla, come non spiega il vento: arriva, muove delle foglie, e gli alberi restano attraversati dal vento, e il vento vola via.”
E concludendo, vergognandomi un po’, “Una giornata a Olimpia” che  non sono riuscita a finire in quanto il racconto mi è parso noiosissimo.

CITAZIONI

“La Saudade, diceva Maria Do Carmo, non è una parola, è una categoria dello spirito, solo i portoghesi riescono a sentirla, perché hanno questa parola per dire che ce l’hanno, lo ha detto un grande poeta. E allora cominciava a parlare di Fernando Pessoa.”

“perché la finzione dichiarata è molto più accettabile della finzione finta”

“Anche i più disperati, hanno una cosa che in fondo li interessa, anche quelli che sono più staccati dalla realtà.”

“Perché il tempo passa e divora le cose, forse rimane solo l’idea.”

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Para Isabel – Per Isabel, un mandala di Antonio Tabucchi

Para Isabel Antonio Tabucchi
Editor: Dom Quixote
Ano de edição: 2014
Tipo de artigo: Livro
ISBN: 9789722054409
Número de páginas: 112
Local edição: Lisboa
Idioma: Português
Tradutor: Lima, Sónia Martelli De
Encadernação: Brochado
 
Editore:Feltrinelli Editore
Data uscita:09/10/2013
Pagine:-
Formato:EPUB
Lingua:Italiano
EAN:9788858813874

Cerchi, gironi e storie quasi rimesse a posto.  

Mio caro Antonio Tabucchi, che tanto amavi Lisbona, ho voluto leggere il tuo libro anche in portoghese, seppur sapendo che in questo caso la lingua in cui è nato ed è stato scritto è l’italiano; ma le tue parole in portoghese suonano perfette, come perfetto è l’amore che sempre hai dimostrato verso questo paese, una vera e propria seconda patria.
Ho letto varie recensioni in merito a questo libro, per cercare forse una corrispondenza a sensazioni che ho provato, ma in nessuna di queste, ho trovato la similitudine tra l’io narrante del libro e il Dante della Divina Commedia. Può sembrare un paragone forzato forse, lo so, ma a me è venuto spontaneo assimilare i cerchi del Mandala di Tadeus con i gironi  infernali danteschi, un viaggio surreale e reale allo stesso tempo verso un conoscenza di se stessi, verso un rimettere a posto le cose; e se Dante alla fine esce a riveder le stelle, Tadeus trova finalmente un po’ di pace riuscendo a distaccarsi finalmente dal fantasma di Isabel.
“Per Isabel” è un libro bellissimo in qualsiasi modo lo si legga; ci possiamo addentrare nelle citazioni che fanno riferimento ad altri libri di Tabucchi (utile ma non indispensabile aver letto Requiem o Notturno Indiano) o a culture che meriterebbero di essere approfondite, ma ci possiamo anche fermare al qui e ora, assaporando e scoprendo la storia che si dispiega piano piano davanti ai nostri occhi e prenderla così, senza nulla chiedere di più.
“Per Isabel” è un romanzo malinconico ma salvifico, è pervaso della tipica malinconia degli amori irrisolti, dei misteri rimasti tali, una malinconia che, chiunque abbia lasciato nel suo passato storie sospese, avverte come propria. Comunque, dopo tanto tormentoso cercare, si trova una sorta di salvezza dell’anima, il centro del mandala viene trovato imparando a lasciar andare i morti e ciò che non è più per poter continuare a vivere. Alla fine, tutte le culture hanno capisaldi comuni: la conoscenza di se stessi attraverso le esperienze della vita è uno di questi.
Chi legge i miei commenti sa che raramente racconto la trama dei libri che leggo, mi limito il più delle volte ad esprimere ciò che apprendo, ciò che la storia mi suscita, se lo stile è piacevole o meno… anche in questo caso non voglio raccontare chi è stata Isabel per Tabucchi, mi voglio limitare a far passare l’emozione, la sensazione di bello che questo romanzo mi ha trasmesso.
Per avere maggiori delucidazioni razionali sulla storia invito a leggere le recensioni di queste persone, a mio avviso interessanti: Francesco Roat,  Romana Petri,  Marcello Sacco.
Citazioni
 
“Sto cercando di arrivare a un centro, risposi, ho percorso molti circoli concentrici e ho bisogno di un’indicazione, è per questo che sono venuto fin qui. Lei crede nei circoli concentrici?, mi chiese Lise. Non so, dissi io, è una pratica come un’altra, forse anch’essa è una forma d’arte integrativa, ma io non sono un adepto. E allora cos’è?, mi chiese lei. Mi consideri solo uno che cerca, risposi io, sa, l’importante è cercare. Sono d’accordo, confermò lei, l’importante è cercare, non importa se si trova o non si trova.”
 
 
“che tu volevi liberarti dei tuoi rimorsi, non ero tanto io che tu cercavi, ma te stesso, per dare un’assoluzione a te stesso, un’assoluzione e una risposta”

“Io presi la fotografia di Isabel e me la misi in tasca. Questa la porto con me, dissi. Faccia pure, disse lui, è nel suo diritto, di tutto resta un poco, a volte un’immagine.”

Passi di: Antonio Tabucchi. “Per Isabel. Un Mandala

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I dialoghi mancati (Il signor Pirandello è desiderato al telefono. Il tempo stringe) di Antonio Tabucchi

Listino:€ 6,00
Editore:Feltrinelli
Collana:Universale economica
Data uscita:22/02/1993
Pagine:80
Lingua:Italiano
EAN:9788807812347

Mh…  (2,7 stelle)

Che confusione! Conoscendo un po’ di Pirandello e un po’ di Pessoa questi dialoghi diventano un carosello in cui effettivamente si perdono sia il soggetto che lo scrittore. Tabucchi sì spersonalizza e diventa autore e personaggio al pari dei due citati Pirandello e Pessoa.
Diciamo che la prima piccola pièce  teatrale non è il mio ideale, troppo arruffata, troppo surreale, anche se ne apprezzo alcune frasi illuminanti, però mi sembra troppo mutuata da Pirandello, non ci trovo la personalità prevalente e propria di Tabucchi.

Il secondo “dialogo mancato” mi è piaciuto di più come stile e anche come tematica,  anche se pure questo non mi ha colpita in modo particolare. Decisamente non amo lo stile giocoso, quel modo di esporre le cose sotto forma di teatro dell’ assurdo.  Mi piacciono i concetti ma non la forma con cui sono espressi, in questo caso più che un’idea impersonale di letteratura interviene puramente il mio gusto personale.
Riporto alcune frasi e pensieri che estrapolati dai dialoghi mi sono rimasti  impressi come concetti a sé stanti.

Citazioni:
“…Le battaglie peggiori e le grandi tempeste, voi lo sapete, sono quelle che succedono dentro la nostra testa;”

” Il corpo questo stupido involucro che avvolge il nostro quasi-niente: sogni, Esterhazy, nuvole, paure principalmente. “
” Tingere, sempre fingere, così è stata tutta la mia vita, ed era quasi bello se ci credevo davvero. “

” Pare che non ci sia molto tempo. Purtroppo nella vita non c’è mai molto tempo. Voglio dire: sembra che ci sia un sacco di tempo, ma poi, in realtà non c’è mai molto tempo. “

Il poeta è un fingitore, citazioni scelte di F.Pessoa a cura di A.Tabucchi


Generecritica letteraria e teatrale
Listino:€ 6,50
Editore:Feltrinelli
Collana:Universale economica
Data uscita:20/01/1992
Pagine:94
Lingua:Italiano
Traduttori:Antonio Tabucchi
EAN:9788807811920

    Inutile qualsiasi commento.
    Una raccolta a cura di un letterato geniale di citazioni scritte da un altro letterato geniale.
    Imperdibile. 
    Il titolo è tratto da una poesia di Fernando Pessoa intitolata “Autopsicografia”

    Autopsicografia 

    O poeta é um fingidor.
    Finge tão completamente
    Que chega a fingir que é dor
    A dor que deveras sente.
    E os que lêem o que escreve,
    Na dor lida sentem bem,
    Não as duas que ele teve,
    Mas só a que eles não têm.
    E assim nas calhas de roda
    Gira, a entreter a razão,
    Esse comboio de corda
    Que se chama coração.


    Il tempo invecchia in fretta di G.Tabucchi

    Copertina di Il tempo invecchia in fretta

    Emozioni allo stato puro

    Nei racconti di Tabucchi la bellezza si concentra in poche pagine creando un vortice di emozioni che rimangono addosso. Il bello e’ che l’autore pare non cercare di suscitare in chi lo legge qualcosa, sembra che scriva per se stesso e questo distacco si rivela paradossalmente coinvolgente.
    Una sorta di testamento letterario scritto poco tempo prima di morire? Addio mio adorato Tabucchi.

    Citazioni:

    “… In una sospensione che il pittore ha candito per sempre con la sua pennellata…”

    “… Educare il popolo è tempo perso, del resto questo popolo ora ha fatto i soldi e lo ha educato il grande fratello, per questo lo votano, è un circolo vizioso, votano chi li ha educati…”

    “… L’importante è dire scempiaggini, se poi uno lo fa per malinconia i bambini non se ne accorgono.”

    “Penso ai venti della vita, perché ci sono venti che accompagnano la vita: lo zefiro soave, il vento caldo della gioventù che poi il maestrale si incarica di rinfrescare, certi libecci, lo scirocco che accascia, il vento gelido di tramontana. Aria, penso, la vita è fatta daria, un soffio e via, E del resto anche noi non siamo nient’altro che un soffio, respiro, poi un giorno la macchina si ferma e il respiro finisce.”

    Sostiene Pereira di A.Tabucchi

    Copertina di Sostiene Pereira

    Rapita da Tabucchi (vorrei dare 10 stelle!)

    Il primo libro che ho avuto voglia di leggere dopo aver già visto la trasposizione cinematografica e il secondo libro che ho letto di tabucchi, dopo “Donna di Porto Pim” nel quale mi aveva colpito il modo di scrivere pur avendo delle perplessità sulle storie raccontate.
    Ho preso in mano il libro dicendomi “leggiamo giusto qualche riga, per vedere come Tabucchi ha scritto questa storia”, sono rimasta rapita…pur sapendo già cosa stava per succedere gustavo il modo in cui le cose venivano descritte e rivedevo il film, che Faenza ha reso molto fedele al testo devo dire.
    la lettura non è proseguita con la sete di sapere come sarebbe andata a finire, è stato un puro piacere finalizzato solamente a godere delle parole scritte.
    E’ semplicemente perfetto, misurato nello stile, mai ridondante. Bellissima l’evoluzione fisica e psicologica del protagonsta che riesce ad uscire da una sorta di ignavia, che riprende in mano la propria vita in nome di ideali che covavano in lui e che esplodono in seguito a fatti tragici capitati nella sua vita per caso.
    Una fotografia stupenda di Lisbona ai tempi della dittatura di Salazar ma soprattutto una fotografia umana universale, perchè il Signor Pereira avrebbe potuto esistere nell’epoca del fascismo in Italia, o del franchismo in Spagna, o in qualsiasi altro posto dove l’animo umano, dove l’intelligenza umana diventano succubi di poteri miopi ed oppressori.

    Citazioni:

    “È difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira.”

    “…pensò che quando si è veramente soli è il momento di misurarsi con il proprio io egemone che vuole imporsi sulle coorti delle anime Sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene Pereira.”

    “…e prese il ritratto di sua moglie. Ti porto con me, e disse, è meglio che tu venga con me. Misia testa in su, perché respirasse bene.”

    La testa perduta di Damasceno Monteiro di G.Tabucchi

    Copertina di La testa perduta di Damasceno Monteiro

    Sono obiettiva?

    Forse non sono obiettiva quando si parla di Tabucchi ma questo libro mi è piaciuto…diciamo un 3 stelle virgola 8 va…
    In parte ricorda Sostiene Pereira ma non lo eguaglia per perfezione di storia e di forma, a parer mio. Le cose in comune con l’altra storia scritta anni prima sono: l’ambientazione in Portogallo ( e qui mi colpisce al cuore perchè è una terra che amo), i soprusi e le torture ad opera del potere su poveri cristi, l’importanza e la verità del giornalismo.
    La figura del giornalista Firmino non è nemmeno l’ombra del Dottor Pereira, la figura dell’avvocato donchisciottesco ma consapevole è particolare ma non mi ha coinvolta più di tanto nelle sue elucubrazioni. Tuttavia il libro fila e scorre bene e anche se con il precedente suo fratello sfigura rimane comunque una lettura di tutto rispetto.

    Requiem di G.Tabucchi

    Copertina di Requiem

    Come vorrei avere la versione originale in portoghese!

    Ormai con Tabucchi non so essere obiettiva. Specie se mi porta a Lisboa, la città che amo di più dopo casa mia.
    Interessante anche la nota del traduttore nella quale spiega un po’ perchè Tabucchi non si è tradotto da solo. E’anche interessante notare che la traduzione è talmente fedele e precisa che la parola “sorte” è rimasta “sorte” e non “fortuna” come siamo soliti dire in Italia. In Portogallo si dice ‘Boa sorte’ per dire ‘Buona fortuna’ ma se si assapora bene ci si accorge che dire ‘Buona sorte’ è molto diverso, ha un diverso peso e significato…solo questo basta a farmi capire perchè Tabucchi ha avuto la necessità di scrivere in portoghese.
    La storia è strana che più strana non si può, ma che ci posso fare? Tutto quello che scrive quest’uomo per adesso mi piace e mi porta in una dimensione altra.

    Il filo dell’orizzonte di A.Tabucchi

    Copertina di Il filo dell'orizzonte

    Caro Signor Tabucchi…parliamone

    Caro Signor Tabucchi, sto diventando una sua estimatrice e molti suoi libri mi stanno attendendo.
    Mi sono innamorata follemente di “Sostiene Pereira”, ho apprezzato “La testa perduta di Damasceno Monteiro”, ho sentito la saudade scorrere in me con “Requiem”, mi sono commossa con “Il tempo invecchia in fretta”, mi sono ripromessa di leggere nuovamente “Piccoli equivoci sena importanza”, ho apprezzato la prosa di “Donna di Porto Pim” pur non amandone i contenuti…ma questo libro…questo mi ha fatto proprio sentire stupida, ha tirato fuori il senso di inadeguatezza che è in me.
    Non l’ho proprio capito, come sempre apprezzo il suo modo di scrivere e descrivere, ma la storia mi ha lasciata con un palmo di naso…con la sensazione che ci siano delle cose che mi sono sfuggite, dei passaggi che ho sottovalutato che mi avrebbero permesso di comprendere il senso ed i fatti.
    Caro signor Tabucchi, come vorrei averla con me per un giorno intero ed ascoltare i suoi aneddoti, come sono nati i suoi libri…ma soprattutto farmi spiegare le cose che non ho capito in questo filo dell’orizzonte.

    Notturno indiano di A.Tabucchi

    Copertina di Notturno indiano

    Voglio bene a Tabucchi

    Il primo libro di Tabucchi che leggo dopo la sua morte…ieri sera era come se lo sentissi parlare e raccontare le cose direttamente a me, e mi sono quasi commossa ed ho sentito vero e proprio affetto verso questa persona che avrei voluto incontrare, ma non ho fatto in tempo. Chissà cosa mi lega a questo pozzo di cultura…probabilmente se lo avessi incontrato la mia povertà di linguaggio e di conoscenza non sarebbe stata nemmeno in grado di sostenere una conversazione con lui, eppure avrei davvero voluto incontrarlo.
    Non so spiegare cosa abbiano i libri di Tabucchi, anche con questo Notturno indiano è riuscito a portarmi con se in un viaggio un po’ assurdo, ma che raccontato da lui assurdo non è. La sua capacità di farmi compagnia, di farsi leggere, di farsi ascoltare è una dote innata che in alcuni lavori appare maggiormente e in altri meno, ma c’è, è presente. Addio Antonio, continuerai a vivere ogni volta che leggeremo i tuoi libri, ti voglio bene.