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Via Katalin di Magda Szabò

Quando l’ebook non basta  (4,9 stelle)
Leggendo “La Porta” mi ero ripromessa di  approfondire la conoscenza di questa scrittrice ungherese e così mi sono procurata l’ebook di “Via Katalin”, ma dopo poche pagine ho capito che questo romanzo meritava la carta; la complessita dei personaggi e le storie narrate richiedevano un’attenzione che solo qualcosa di fisico come un libro cartaceo poteva permettermi. All’inizio i nomi da assimilare sono parecchi ma soprattutto li troviamo nel presente e nel passato, i vivi ed i fantasmi coabitano e ci si mette un po’ di tempo ad entrare nella storia, ma è una piccola fatica iniziale che vale la pena superare. Queste presenze così reali nel racconto mi hanno fatto pensare che davvero i morti interagiscono con i vivi, pensiamo all’autrice stessa, io la sto leggendo adesso seppur lei sia morta da tempo, se chi muore lascia come traccia qualcosa che valga la pena leggere, guardare, assimilare continua a circolare tra i vivi; cessa di esistere il corpo ma i pensieri continuano in chi li assorbe.
Sempre in riferimento alle presenze  in Via Katalin ho provato emozione leggendo un passaggio molto evocativo, che voglio citare immediatamente, e che mi ha rammentato il bellissimo film di Ferzan Ozpetek “Magnifica presenza”, chissà se l’amato regista si è ispirato a questo libro nel dare vita ai suoi meravigliosi fantasmi.

“aggrappandosi gli uni agli altri, tenendosi stretti per mano, cercando di indovinare le parole giuste, speravano di sbucare fuori da quel labirinto, di tornare in qualche modo a casa, e nell’attesa bisognava sopportare quell’appartamento irreale e provvisorio <…> Se uno solo di loro avesse trovato la strada di casa, l’avrebbero trovata tutti gli altri” 
cit.  Magda Szabó “Via Katalin”

Ci sono parti di questo libro che mi hanno rapita, altre che mi hanno lasciata nella difficoltà di non capire, altre (pochissime) che mi hanno delusa. A voler proprio trovare il pelo nell’uovo la parte finale manca del fascino e dell’uso delle parole che ho trovato nella prima, più che altro mi sono sentita lontana da una sorta di fatalismo che si trova nelle ultime pagine, non riesco proprio a comprendere, ma sicuramente questo non va ad inibire, se non in piccolissima parte, il piacere che ho provato a leggere questo romanzo.
Avendo letto prima il romanzo La Porta devo dire che si sente vagamente la differenza di maturità dell’autrice tra i due libri, in Via Katalin avverto una Magda Szabò più giovane e meno compiuta rispetto alla Magda che ha scritto di Emerenc negli anni 80, circa una quindicina d’anni separa i due libri e sinceramente si avverte, rimane comunque un’elevatissima capacità di trasmettere emozioni a chi legge, la capacità di saper rendere con le parole un grumo di sensazioni che la maggior parte di noi, pur provandole, non saprebbe come descrivere.

Citazioni:

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“Nessuno aveva spiegato loro che la fine della giovinezza è terribile non tanto perché sottrae qualcosa, quanto piuttosto perché lo apporta. E quel qualcosa non è saggezza, né serenità, né lucidità, né pace. È la consapevolezza che il Tutto si è dissolto.”

“Un giorno, quando era ormai più grandicella, le avevano raccontato quell’episodio, e Henriett era corsa davanti allo specchio e si era osservata nel riflesso con le orecchie tappate. Aveva tolto di scatto le mani, con un gesto al tempo stesso grottesco e spaventoso. «Questo è il terrore, – aveva pensato, – un viso senza orecchie per la paura».”

“era così commovente in quel suo sforzo continuo di assicurare un corso stabile all’imprevedibilità della vita celebrando, se non altro, tutte le feste”

“Allora non sapevo ancora che alcune persone muoiono parecchio prima della loro vera morte, non avevo idea che la loro ultima immagine reale rappresenta il loro ultimo giorno reale.”

“Non lo vidi mai più come allora, e non provai mai più nei suoi confronti i sentimenti di quell’istante. Oggi so ormai che fu quello il nostro matrimonio, la nostra vita coniugale, quei pochi minuti che trascorremmo soli, in piedi, l’una di fronte all’altro, senza neppure sfiorarci, guardandoci semplicemente negli occhi, arrendendoci alle severe e dolorose leggi dell’amore e della giovinezza, senza muovere un passo, senza il bisogno di esprimere una parola, compiere un gesto, fare alcunché. Quei pochi istanti, e solo quelli, furono la nostra vita, e furono molto più di qualsiasi notte quando poi divenni sua moglie. ”

“capì che s’era sbagliata perché lei non era mai morta, né la prima volta, né la seconda, né la terza, capì di essere viva e capì che voleva vivere ancora. Morì nel momento in cui se ne rese conto.”

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La porta di Magda Szabò

Storia di un rapporto bellissimamente complicato. 

Questo è un libro che mi ha sconcertata. Innanzitutto sembra essere un romanzo autobiografico a tutti gli effetti e se non lo fosse tanto di cappello per come l’autrice ce lo fa percepire nella sua verità. Lo sconcerto deriva soprattutto dal rapporto che si viene a creare tra le due protagoniste, la scrittrice e la donna di servizio ( ma definire Emerenc donna di servizio è riduttivo), un rapporto di amore segnato da una continua incomprensione, le due donne vivono su due pianeti diversi, apparentemente non hanno niente in comune eppure si crea tra loro un legame incredibilmente forte che dura vent’anni, vent’anni di faticosa e irrinunciabile convivenza.
E’ buffo come senza volere abbia letto di seguito due libri incentrati su rapporti tra donne, come il destino ci ponga sul cammino un percorso collegato su argomenti simili affrontati in modo diametralmente opposto. Reduce dalla lettura de “L’eleganza del riccio” dove le protagoniste sono una portinaia ed un’adolescente troppo intelligente mi son trovata a leggere “La porta”, dove le protagoniste sono una portinaia-donna di servizio ed una scrittrice.
Per me Emerenc è un mistero, il suo modo di pensare è distante dalla mia esperienza di vita anni luce, eppure riesco a riconoscermi in lei in una sola piccolissima cosa: l’amore verso gli animali, un’amore quasi soffocante e iperprotettivo. Rimane un mistero anche come la scrittrice riesca comunque a capire, anche se spesso a scoppio ritardato, i tortuosi ragionamenti di Emerenc, i suoi atteggiamenti, che ad un occhio “normale” potrebbero apparire inconsulti ma che alla fine hanno sempre una spiegazione accettabile. Personalmente non sarei riuscita a stabilire un rapporto con una persona del genere, non avrei retto una figura così imponente nella mia vita, e questa storia mi affascina soprattutto perché narra di una relazione indefinibile tra due donne che non è catalogabile né come amicizia né come amore materno-filiale, ma che allo stesso tempo può essere entrambe le cose, sicuramente è un rapporto di amore, perché l’amore spesso è irrazionale e viene rivolto alle persone senza una logica, senza un motivo spiegabile con la ragione.
Ho trovato questo libro bellissimo, la storia è scorsa sotto i miei occhi in modo fluido, in varie occasioni ho provato forti emozioni e la voglia di capire e di sapere come sarebbe andata a finire mi ha accompagnata per tutta la lettura. Preferisco non analizzare in questo commento il significato del titolo del romanzo, un significato che appare subito evidente a chi avrà voglia di leggerlo, il libro stesso è una porta, che si apre e che si chiude continuamente sulle vite di queste due donne forti e inconsuete, una porta che invito ad aprire per calarsi nel mondo di questa bravissima scrittrice.

CITAZIONI

“Emerenc era troppo saggia per tentare imprese impossibili, dedicava le energie a ciò che ancora era possibile realizzare nel futuro per il proprio passato, ma naturalmente mi occorse molto tempo per capirlo.”. 

“Ogni definizione senza emozioni finisce per essere imprecisa” 

“Stringendo tra le braccia quel cane nero avvolto nell’asciugamano offriva una vacillante caricatura della maternità, come fosse un’assurda Madonna.” 

“Se le chiedo un favore e lei me lo fa, non dica nulla, altrimenti è inutile farmelo.” 

“Oggi, però, ho capito una cosa, che allora ancora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto di un altro.” 

“Ma chi non è solo, mi piacerebbe proprio saperlo. È solo anche chi ha qualcuno e non se ne accorge.” 

“Lei non capirà mai le cose semplici, vuole sempre entrare da dietro anche se la porta è sul davanti.” 

“Impedire a qualcuno di soffrire è il migliore regalo che si possa fare.”