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Una storia semplice di Leonardo Sciascia

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Una storia semplice
Di Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi
Numero di pagine:66 | Formato:eBook
Isbn-10: 8845972372 | Isbn-13: 9788845972379

LETTURA AD ALTA VOCE DI TONI SERVILLO

Sciascia abbinato a Toni Servillo, un binomio vincente   ☆☆☆☆

***ATTENZIONE! SPOILER SULLA TRAMA***

Un gioiello della letteratura gialla, dove tramite il giallo si realizza un aquadro perfetto della società. Si tratta di un racconto molto breve che ho avuto la fortuna di ascoltare letto dalla voce di Toni Servillo nei podcast di Ad alta voce di Radio Tre.

In queste poche righe e si narra di come spesso sono gli insospettabili ad essere quelli con le mani sporche, in questo caso un commissario, un prete e chissà ancora chi…Si pone l’accento sull’abito che non fa il monaco ma che inganna sulla reale natura umana di chi lo indossa quell’abito. Si evidenzia come la criminalità sia mimetizzata in ogni strato sociale, anche nella fascia di persone deputate alla salvezza di anime e corpi della popolazione.

Si evidenzia anche, e soprattutto, come questa criminalità che si infiltra in ogni categoria  di cariche pubbliche renda il comune cittadino pavido e omertoso,  la denuncia porta sempre a complicazioni che fanno desistere dicendo «E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?».

CITAZIONE:

«Posso permettermi di farle una domanda?… Poi gliene farò altre, di altra na-tura… Nei componimenti d’italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?».
«Perché aveva copiato da un autore più intelligente».
Il magistrato scoppiò a ridere. «L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubbli-ca…».
«L’italiano non è l’italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno ita-liano, lei sarebbe forse ancora più in alto».

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Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

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Il giorno della civetta
Di Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi
Numero di pagine:137 | Formato:eBook | In altre lingue:(altre lingue)
Isbn-10: 8845970000 | Isbn-13: 9788845970009

LETTURA AD ALTA VOCE SU RADIO TRE

Capolavoro Assoluto ☆☆☆☆☆

Un’analisi lucida e perfetta condensata in un racconto, una storia emblematica in cui l’autore non ha potuto dire nemmeno tutto ciò che avrebbe voluto, perché quelli erano tempi in cui ancora non c’era la protezione, in cui la “mafia” non esisteva ufficialmente agli occhi dello stato.
Interessantissima la nota dell’autore che è la chiave di lettura di quest’opera.
Un libro da leggere almeno due volte per assaporarne a fondo la finezza ed il lavoro di cesello operato da Leonardo Sciascia, e se possibile ne consiglio anche l’ascolto della lettura fatta dallo splendido Toni Servillo sul sito di Alta Voce Rai.
Sinceramente questa perla della letteratura mi ha fatto venir voglia di leggere altro dello stesso autore, e allo stesso tempo mi ha fatto passare la voglia di parlarne, di farne un’analisi con commenti che sento sarebbero riduttivi.
E’ un libro talmente breve che consiglio di leggere e assaporare, e, non trovando le parole per esprimere ciò che mi abbia così tanto affascinato, lascio un po’ di citazioni, che parlano da sole.

CITAZIONI

“Io non guardo mai la gente che c’è: mi infilo al mio posto e via… Solo la strada guardo, mi pagano per guardare la strada”

“nessuno parla ma, per nostra fortuna, dico di noi carabinieri, tutti scrivono. Dimenticano di firmare, ma scrivono.”

“Ma dico: si è mai sentito uno sbirro parlare così a un galantuomo? È un comunista, solo i comunisti parlano così». «Non sono solo i comunisti, purtroppo: anche nel nostro partito ce ne sono che parlano così… ”

“cosca, gli avevano spiegato, è la fitta corona di foglie del carciofo”

“Ma è certo, comunque, che non l’ho scritto con quella piena libertà di cui uno scrittore (e mi dico scrittore soltanto per il fatto che mi trovo a scrivere) dovrebbe sempre godere.”

“«il sentire mafioso»: cioè di una visione della vita, di una regola di comportamento, di un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato.
Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.”

“Nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuoco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L’omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell’indice attivo della polizia; l’omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell’indice attivo della mafia.”

“Avrebbero dovuto darlo come precetto alla polizia, in Sicilia, pensava il capitano, bisognava non cercare la donna: perché si finiva sempre col trovarla, e a danno della giustizia.”

“«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»”

“«La Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio» (Don Mariano)”

“”Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma…”