saramago

Le intermittenze della morte di J.Saramago

Copertina di Le intermittenze della morte

Saramago mette alla prova con un’allegoria socio-politica-surreale

Pagine piene, scoraggianti. Benedetto uomo, perché non va
va a capo ogni tanto? Perché i suoi pensieri sono così collegati l’uno all’altro da non lasciare il respiro e un po’ di riposo agli occhi? E’ sfibrante seguire i dialoghi in assenza di una punteggiatura convenzionale. Per Saramago ci sono solo le virgole e ogni tanto un punto, ma con parsimonia…
Mi sono chiesta perché, un uomo che ha la capacità di scrivere in modo fluido e con un uso corretto della punteggiatura (ce lo ha dimostrato con il suo primo libro uscito postumo “lucernario”), si metta a scrivere in un modo così respingente. I concetti sono difficili da capire e da isolare in un marasma di parole e di frasi appiccicate tra di loro. Ti senti sopraffatta e gli occhi si incrociano…Saramago mette decisamente alla prova il lettore che deve essere fortemente motivato a proseguire nella lettura.
Per ottenere una spiegazione a questo stile di scrittura ho cercato sul web e, come spesso accade, la spiegazione è più semplice di ciò che si pensa. Saramago stesso dice in riferimento a come è approdato al suo stile di scrittura “Il modo in cui scrivo, non è il risultato di un capriccio mio, è successo, semplicemente è successo in modo quasi miracoloso”.
A questo link è possibile vedere l’intervista all’autore nella quale parla proprio di questo: http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?vide…
Ci sono molti modi per definire questo libro, ognuno adatto ad un frammento dello stesso: Brioso, ironico, allegorico. Commovente e drammatico. Faraginoso. Pesante, faticoso.
Vi si ritrovano molti spunti di riflessione e molte metafore nemmeno troppo velate che ci riportano ad una critica del mondo così com’è e come va. Ad esempio la vicenda della famiglia di agricoltori sembra un traslato per porre il dilemma sull’eutanasia, sul fatto che sia giusto o meno che persone praticamente morte vengano mantenute in vita forzatamente, che venga impedito loro di vivere e di morire. L’argomento Maphia invece viene trattato poco simbolicamente ed in modo lucido e senza sconti per nessuno. Sarebbe stata divertente la parte in cui la morte si fa donna se non fosse stata così lunga e contorta nelle molte digressioni.
C’è di tutto, c’è la vita, c’è la morte, c’è un uomo che scrive ciò che pensa senza temere conseguenze, come può fare solo chi è saggio e vecchio abbastanza da non necessitare dell’approvazione di nessuno. Detto tutto ciò però non posso dire che il libro mi sia piaciuto, la fatica è stata troppa ed ha sopraffatto completamente la piacevolezza, addirittura ho provato un fastidio quasi fisico ma stavolta non ho voluto abbandonare il libro come avevo già fatto con “La caverna”. Continuo a preferire il Saramago dei “quaderni”, dove il periodo è più breve ed il ragionamento più sintetico.
Annunci

Lucernario di Josè Saramago

Copertina di Lucernario

Forse perchè è dall’inizio che bisogna partire… (4,5 stelle) 

 
Inizio con il dire che a mio parere gli ultimi due o tre capitoli non sono stati all’altezza del resto del libro.
Con “La caverna” ero rimbalzata contro il muro di parole senza punteggiatura e contro una cappa opprimente che mi rendeva troppo pesante proseguire la lettura.
Il questo libro, forse perchè è il primo (e più scolastico a detta di alcuni) la scrittura è più “ortodossa” e si segue splendidamente. Non che le vicende raccontate non siano opprimenti, anzi lo sono eccome nella loro normalità, ma sono esposte in una forma così perfetta che la lettura scivola come l’olio, e mi fermo solo per tornare indietro a rileggere frasi e concetti che mi hanno colpita.
“Lucernario” è un invito a scoprire Saramago partendo dall’inizio e proseguendo poi in ordine, evolvendosi di pari passo con lui ed abituandosi ad apprezzarlo. Mi sono accostata a questo autore grazie a “Il quaderno” e alle interviste da lui rilasciate, le quali mi avevano profondamente colpita per la sua assoluta libertà e saggezza. Ma il quaderno e le interviste sono una cosa a se stante, che non è dipendente bensì complementare al suo essere romanziere. Di questo libro, oltre alla meravigliosa scorrevolezza, mi ha colpito la grande capacità di analisi dei personaggi, caratterizzati nella loro normalità di persone comuni e nel loro dramma piccolo o grande che sia.
Molte frasi mi hanno colpito ma una in modo particolare, forse perchè l’ho trovata particolarmente calzante al periodo di crisi economica che stiamo vivendo:  
” Lì, a casa, miseria non ce n’era, e a tavola c’era da mangiare a colazione, pranzo e cena, ma c’era la rigidità del bilancio ristretto, da cui era stato escluso tutto il superfluo, perfino quel superfluo necessario senza il quale la vita dell’uomo rasenta quasi il livello della vita degli animali.”

Il quaderno di J.Saramago

Copertina di Il Quaderno

Da leggere
Per chi non lo sapesse questo libro è una raccolta dei post del Blog del grande autore portoghese.

Anche la sola lettura di qualche pagina fa capire la grandezza di quest’uomo…
Non tutti i “post” sono da 5 stelle ma il libro nel complesso lo è. Quando si legge Saramago si capisce la differenza tra la gente comune e quella fuori dal comune, lui è fuori dal comune. Il suo modo di pensare lo è, il suo modo di esporre i pensieri lo è, il fatto che pensi a certe cose a  cui nessuna persona normale penserebbe lo rende un uomo “invulgar” detto in portoghese.
Un brivido mi è sceso lungo la schiena quando ho letto il post che parlava di Roberto Saviano, il grande vecchio Saramago, sempre irriverente e che dice solo ciò che pensa, ha elogiato nel modo più profondo Roberto Saviano ed il lavoro che sta facendo incurante del fatto che sia un giovane ragazzo.
Quando un uomo di grandissima saggezza come Saramago è capace di scrivere certe cose  di un giovane si tocca l’apice dell’umiltà propria solo di chi è davvero un gigante.