rey rosa

Severina di Rodrigo Rey Rosa

Copertina di Severina

Voltiamo pagina che è meglio.

Ho appena finito di leggerlo e già non lo ricordo più.
L’unico pregio di questo libro è che è scritto con uno stile decente, ma per quanto riguarda i contenuti l’ho trovato vuoto. Personaggi sfuggenti e non approfonditi che dovrebbero affascinare ma che mi hanno irritato solamente.
Sono rimasta stupita da questo libro perchè avevo letto un’altro libro di Rey Rosa ( Quel che sognò Sebastian ) e sinceramente, pur non avendomi entusiasmata per un eccessiva crudezza della storia, mi era parso un autore di un certo spessore. Qui lo spessore è scomparso decisamente.
Non è sufficiente parlare di libri in un libro (cosa che mi pare vada di moda al momento) né basta una figura femminile misteriosa a creare una storia appetibile, la storia non c’è. E non basta nemmeno definire il romanzo “chagalliano” nel retro di copertina per giustificarne l’inconsistenza.
Centodieci pagine scritte con caratteri grandi per allungare una minestra insipida.

Quel che sognò Sebastián di Rodrigo Rey Rosa

Copertina di Quel che sognò Sebastián

Crudo e crudele come la realtà

Avete una visione romantica della vita? Questo libro non fa per voi…
Ambientato in un luogo dove non c’è posto per i sogni, dove i sogni diventano incubi e si confondono con la realtà.
All’inzio la storia cattura, si fa leggere bene, poi, se si è sensibili, arriva il primo pugno nello stomaco. E ne arrivano altri. Non c’è una giustizia, non c’è un trionfo dell’ideale…c’è una sorta di sopravvivenza all’ineluttabilità delle cose, che in certi posti del mondo vanno così, dove, anche senza particolari tragedie, è una tragedia stessa l’abbrutimento delle persone.
Rey Rosa scrive bene indubbiamente, è quello di cui scrive che mi lascia disturbata.