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Dio non ama i bambini di Laura Pariani

Dio non ama i bambini
Laura Pariani

2007
Supercoralli
pp. 306
€ 18,00
ISBN 978880618760

Dio non ama nessuno

“Che senso ha trasformare un evento reale in un romanzo, se non si può cambiare ogni cosa, soprattutto il finale? Che senso ha raccontare una storia, se non quello di risvegliare il desiderio di una vita diversa che tutti nascondono in sé?”

Passi di: Laura Pariani. “Dio Non Ama I Bambini”

Laura Pariani si è rivelata per l’ennesima volta una grande scrittrice, capace di portare il lettore dentro le storie e di fargliele  sentire sulla propria pelle. Non è stata una lettura facile, l’argomento è crudele e le descrizioni così reali che, se non fosse per il valore culturale e letterario intrinseco, si potrebbe definire questo libro un “horror”.
Il guaio è che per raccontare certe storie, certe situazioni, e farle arrivare nella loro verità, non si possono fare sconti sulle parole da usare, non si possono dare versioni edulcorate della realtà se è proprio della realtà che vogliamo parlare, certi fatti si possono descrivere solo usando i termini corretti altrimenti ci stiamo a raccontare le novelle. La Pariani parte da fatti realmente accaduti nell’Argentina nei primi del ‘900, il romanzo è ambientato a Buenos Aires nei quartieri degli immigrati, soprattutto italiani, e ci offre una fotografia realistica e umanamente sconvolgente, di ciò che era la vita per la classe povera del nostro popolo costretto ad emigrare.
Il sudiciume, l’ignoranza, l’assenza di diritti per le donne e per i bambini, una cultura di sopruso che oggi fatichiamo a pensare possibile tra la nostra gente, ma che solo cento anni fa era la norma.
La cosa che mi ha colpita è che solo un secolo ci separa da queste storie, e a noi, che oggi ci consideriamo così evoluti, anche per quanto riguarda i diritti umani, può sembrare impossibile essere passati per una tale barbarie. Ma la cosa che mi ha sconvolta maggiormente è che in realtà nessun secolo ci separa da questo modo di vivere bruto, la condizione dei nostri emigranti in Argentina di cento anni fa è la stessa dei disgraziati che arrivano adesso sulle nostre coste sui barconi, gente disperata che non ha nulla da perdere e viene in Italia nella speranza di una vita migliore, con la differenza che oggi emigrano anche i laureati.
La condizione della donna, che nella nostra cultura ha fatto passi da gigante, in alcune popolazioni è rimasta ai limiti della schiavitù, proprio come leggiamo in questo libro, perchè anche le donne italiane sono state trattate come schiave, come esseri buoni solo a fare figli e a spaccarsi la schiena.
Il dato che emerge con prepotenza è che l’ignoranza, la mancanza d’istruzione, sono i pilastri base della mancanza di diritti, degli atteggiamenti barbari e brutali, della cattiveria che si sviluppa tra i poveracci; quindi questa gente è disgraziata non solo perchè vissuta cento anni fa, ma soprattutto perchè cento anni fa moriva di fame e non aveva un minimo di istruzione. Se adesso in Italia ci sentiamo lontani anni luce da certe situazioni non è tanto merito del tempo passato quanto di un’evoluzione culturale dovuta ad un’istruzione diffusa e alla portata di tutti, nonché ad un benessere economico ragionevole per la maggior parte delle persone. Sta di fatto che in certi quartieri poveri, in certi ambienti dove la cultura e l’istruzione non arrivano, tutt’ora si vivono situazioni analoghe, la differenza è che prima quella era la normalità e la maggioranza, mentre oggi è un eccezione e una minoranza.
Ho durato una fatica immensa a leggere questo libro, ciò che racconta fa male, è cattivo, spietato, ma ho resistito perchè il messaggio che la Pariani vuole dare merita di essere ascoltato e recepito.
Dio non ama i bambini, ma non ama nemmeno le donne, e nemmeno gli uomini, non ama le vittime e nemmeno i carnefici, Dio non ama nessuno, se realmente esistesse non permetterebbe certi scempi, ma questo è il mio pensiero personale da agnostica-ex-cattolica.
Questo è un romanzo che dovrebbe leggere chi si riempie la bocca di propaganda contro gli immigrati, chi urla “fuori dalle balle” dovrebbe leggere cosa passavano e cosa vivevano i nostri avi che scappavano dall’Italia perchè non avevano di che vivere, dovrebbero sapere che durante la storia vari popoli, tra cui il nostro, sono passati per momenti di grande difficoltà e sono stati costretti a scappare.

I populisti che cavalcano l’onda del malcontento e che fanno della lotta all’immigrazione una bandiera dovrebbero sapere soprattutto che l’unico modo di affrontare certe situazioni è quello di fornire istruzione a tutti, perchè l’istruzione, quella vera, è nemica della violenza, della fame, della crudeltà, dei soprusi.
Ovviamente con questo mio piccolo commento al libro della Pariani non voglio offrire soluzioni facili e ingenue ai problemi enormi che ci affliggono, non ho le capacità e nemmeno le possibilità per fornire ricette miracolose ai guai dell’umanità, voglio solo porre l’attenzione sulla leggerezza con cui certi argomenti vengono liquidati e su come troppo spesso ci si dimentichi che da certe paludi ci siamo passati anche noi.

“Dio non ama i bambini” è un libro duro ma molto bello. Leggetelo.

Citazioni

“Cos’è la paura? ‘na gromma depositata dentro ognuno di noi; e che talvolta si liquefa, e allora pensiamo che succeda per certi motivi, par chéstu o par chélól; cose che invece stan facendo solo da schermo. Perché la paura nasce dal silenzio.”


“è diventata una consuetudine la “cama cariente”: il padrone di un’abitazione affitta un letto a ore, cinque o sei letti per ogni stanza; gli immigrati dormono quattro ore, poi vengono svegliati e nel letto ancor caldo si sdraia qualcun altro che nel frattempo è rimasto ad aspettare il suo turno nel patio”

 
“La miseria che spinge al delitto, l’ignoranza dei genitori spesso analfabeti che ancora non comprendono l’importanza dell’istruzione per i propri figli, la necessità di una degradante vita in comune, la frequenza con cui in tale promiscuità i piccoli assistono a fatti crudeli, la perenne depressione dello spirito, le ingiustizie patite ogni giorno, pervertono e distruggono i principi della vita morale che ogni giovane vita possiede.”
 
“Pensa al figlio che aspetta e vorrebbe che fosse già nato. Quel bambino uovo che sta nascosto dentro di lei. Sperando sia davvero un maschio. Altrimenti sarebbe meglio non nascesse.”
 
“Come se bastasse voler lavorare per trovare un impiego. Lo dificil es encontrar trabajo. Lo dificil è non ammattire, non avvilirsi, reprimere il desiderio di ammazzare chi ti sbatte la porta sul muso.”
 
“si capiva che gente al pari nostro non poteva passare, non tanto per i soldi che al mondo si può anca rubarli, ma perché eravamo differenti nella testa e nell’anima per tutto quanto non avevamo ricevuto dalla scuola e dalla famiglia”
 
“‘sti italiani protestano perché vogliono cambiare la propria condizione, fare come i padroni, ma essere capi non è da tutti, bisogna nascerci col sangue adatto, studiare, educarsi. Certo che ci stanno cose che dovrebbero essere cambiate, chi lo nega, ma con calma, perdio, non si può guidare un cavallo da corsa con mano inesperta, solo chi ha le redini in mano sa la strada, mica la bestia nata per il lavoro, gli immigrati la politica non la capiscono, cosa possono sapere con quel cervello da gallina. Perfidi, capaci di fartela sotto il naso, in quello sono davvero esperti.”
 
“sente di avere in pugno la folla: nella vita vince chi conosce meglio la gente, il burattinaio che sa muovere meglio i gioppini. E lui sa farlo”
 
“Credo che per certe persone impazzire sia l’unico modo per non pensare più a quello che fa male”



“DAL FOGLIO ANARCHICO “IL FRATELLO VENDICATORE”, dicembre 1908
Credo nell’uomo, essere potente, creatore del progresso, principio di tutte le felicità sopra la Terra, e nella libertà individuale, suo unico mezzo, conseguita per opera delle sue sole forze: nacque dalla vergine anarchia primitiva, pati sotto il potere della religione e dello Stato; fu crocifisso, morì e fu sepolto nella persona dei propagandisti; discese all’inferno del feudalesimo e tre secoli dopo resuscitò tra gli oppressi, salì ai cieli dei governi mesocràticos, està sentado por la diestra burguesìa todopoderosa e da li ha da venire a giudicare ed estinguere abusi e privilegi; credo nello spirito del progresso incessante, nella Scuola sociologica, riformista aerata, nella scomparsa di tutti i privilegi, en la resurrección de la justicia y en la vida perdurable del bienestar humano, por virtud de mis principios anarquistas. Amen.”
Passi di: Laura Pariani. “Dio Non Ama I Bambini”

L’uovo di Gertrudina di Laura Pariani

Pariani, Laura.
Rizzoli
Milano, 2005; br., pp. 219. 
(Scrittori Contemporanei).
ISBN: 88-17-00768-4 – EAN: 9788817007689

La vena masochista non preponderante


Laura Pariani è brava, ma proprio brava.
Camaleontica nello scrivere, si aiuta coi dialetti per calarsi nei vari personaggi ai quali da voce, e ti sembra di sentirli, ognuno con la sua calata, con la sua storia da raccontare. In questo romanzo da voce anche a sé stessa, narra la genesi di questo libro, il suo viaggio fino alla fine del mondo per raccogliere la storia di una delle protagoniste. I soggetti di cui si parla nei racconti qui raccolti sono tutte suore, tutte vite segnate dal dolore, dalla cattiveria, dalla rinuncia.
L’autrice riesce a farci immedesimare talmente nelle storie che le avvertiamo fisicamente laceranti, ci fa provare un dolore che non è liberatorio come talvolta accade, no, è un dolore irrimediabile, fatto di crudeltà, soprusi, violenze fisiche e psicologiche, nel quale non è possibile trovare un lato dolce. La cosa ancor più dolorosa è che si fa riferimento a fatti realmente accaduti, ovviamente trasfigurati dalla sapiente trasposizione della Pariani. In alcuni punti non ce l’ho fatta, ciò che leggevo era troppo tremendo, non riuscendo a sopportare tanta ferocia, ho saltato alcuni passaggi e me ne dispiaccio, ma la mia vena masochista non è abbastanza forte. Il racconto che più ho amato è “arcangeli di fumo” sul quale non anticipo nulla perché questo è un libro che comunque consiglio di leggere.
Dando voce a queste “suore mute” la Pariani offre una sorta di riscatto dalla sofferenza e dall’ombra e con queste sue parole lo si evince abbastanza bene:
“…e nelle pagine dei libri le sorti del passato possono venir buttate all’aria; per cui da una parte, i principi padri e i fratelli despoti, un tempo vincenti, ora sono schiacciati per l’eternità dalla luce del nostro disprezzo; e dall’altra, le donne che allora furono forzate e sconfitte, ancora possono rivolgerci uno sguardo di sogno.”

Quando Dio ballava il tango di laura Pariani

Editore:Rizzoli
Data uscita:12/05/2004
Pagine:303
Formato:brossura
Lingua:Italiano
EAN:9788817001809
 Intensissimo

Questo libro è bello, scritto con uno stile personalissimo, infarcito di parole dialettali e straniere, per rendere l’idea di come parlano davvero le protagoniste…
E’ talmente reale e ben raccontato che pare impossibile che le storie siano semplicemente inventate, e forse non lo sono, di certo sono ispirate a fatti reali.
Per come è strutturato sembra che i pensieri di tutte quelle donne si siano insinuati direttamente nel cervello dell’autrice ed abbiano raccontato le loro vite attraverso di lei. E’ talmente reale e ben raccontato che pare impossibile che le storie siano semplicemente inventate, e forse non lo sono, di certo sono ispirate a fatti reali. Purtroppo ai tempi in cui l’ho letto non ho potuto appuntarmi nulla né sottolineare passaggi fondamentali in quanto me lo avevano prestato, e così, non avendo fatto una recensione decente, devo limitarmi a scrivere ciò che la mia scarsa memoria mi concede. Ricordo che il vezzo di usare ‘ché invece di perché da parte dell’autrice mi risultava un po’ stucchevole, ma è un particolare insignificante su un libro così denso, bello e commovente.

 

La Foto Di Orta di L.Pariani

La foto di Orta
Milano, Rizzoli, 
La Scala, marzo 2001
 Poeticamente stancante
Il libro è scritto in modo talmente particolare e poetico che alla fine riesce difficile da leggere. Non è una lettura semplice in quanto nel libro succede poco o niente, è pura poesia di stati d’animo e attimi… Per la prima volta ho dovuto usare il vocabolario per cercare il significato di vari termini usati. Questo insieme di cose che possono essere un pregio me lo hanno reso talmente ostico da portare avanti che l’ho abbandonato. Consigliato caldamente a chi ama la poesia.
Orta è un piccolo lago piemontese, di quelli che gli stranieri del secolo scorso inserivano nel grand tour dell’Italia. Qui nel maggio del 1882, giunge il professor Friedrich Nietzsche insieme con la giovanissima Lou Von Salomé, la madre di lei e l’amico Paul.
Di quel breve soggiorno – poco più di una giornata – rimangono scarse testimonianze: un biglietto con la promessa di un incontro a due, una caricatura schizzata su un foglio quadrettato, una foglia secca di agrifoglio; il tutto conservato in una busta recante la scritta “Ricordo del Monte Sacro” che Nietzsche tenne sempre con sé.
Negli anni successivi, mentre Elisabeth, chiusa nelle proprie ossessioni sessuofobiche, alimenta la propria gelosia contro la donna che il fratello le ha preferito e costruisce intorno a lui una telaragna di menzogne, il professore tenta di rivivere fin nelle minuzie – passo passo, gesto dopo gesto – le ore dell’indimenticabile giornata ortese trascorsa accanto a Lou con l’illusione di poterle essere compagno, nel tentativo di trovare i motivi del suo fallimentare rapporto con le donne e del suo amore impossibile.
Non si sfugge però al peso, di un’infanzia in cui “castigo” e “silenzio” sono state le parole chiave, come pure al tormento della malattia ossessivamente incarnata dalla figura ribelle e distruttiva dell’Oscuro; neppure il trasformare la propria vita in un perenne randagismo di città in città si rivela una possibile via di fuga. Non c’è salvezza nella famiglia o nel viaggio, ma forse soltanto in una fotografia – la foto di Orta – gelosamente conservata nel corso degli anni: perché la memoria è l’unico luogo dove si può perdonare anche senza comprendere.