murakami

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

Decisamente sopravvalutato ( 2,5 stelle)   

E per l’ennesima volta mi sono fatta fregare da Murakami.
Un libro avvincente sino a metà, era da un po’ che non trovavo una lettura che mi facesse venir voglia di andare a letto presto per proseguirla, tutto però, come già accaduto con quest’autore, è sfumato in una bolla di sapone.
Se cercate risposte e spiegazioni non ne avrete.
Il racconto è congegnato in modo tale da mettere nel lettore una curiosità pazzesca di capire, di vedere come si svolgerà la storia, è creato come se fosse un thriller e per questo non si riesce a smettere di leggerlo. Questa costruzione la troviamo sino a metà del libro e forse un po’ oltre, poi a mio parere comincia ad infiacchirsi, tutto il castello di carte che è stato costruito è privo di fondamenta e piano piano si sgretola e cade sul tavolo dando origine ad un brodo allungato e ripetitivo.
Io capisco il surrealismo psicologico, la libertà di interpretazione, però a me quest’operazione  di Murakami sembra soltanto furba. Con la scusa del lasciar liberi di interpretare si Sceglie una via troppo facile, non si può creare una costruzione complessa per poi lasciarla andare senza fornire spiegazioni al lettore; un conto è lasciare il finale un po’ aperto, dare la possibilità di interpretare come meglio si crede, ma non si può scrivere una storia con una struttura da thriller senza poi dare una soluzion minima  ai molteplici interrogativi posti durante tutto il libro.
Il fatto è che il modo di scrivere di questo autore, il suo stile, all’inizio ti fanno bere ogni cosa come se fosse realtà, Murakami ha la grande capacità di mescolare tutto in modo così naturale che sembri vero. Nonostante ciò però la storia ad un certo punto non si regge più in piedi e, almeno da parte mia, c’è la voglia di avere almeno un minimo di coerenza, una soluzione ai quesiti posti.
Se fino a metà libro ho creduto finalmente di essere incappata nel capolavoro di Murakami, proseguendo ho compreso che forse non potrò mai avere da questo autore ciò che io cerco; ciò che all’inizio ho tollerato, sperando che alla fine della storia avesse un senso, si è invece rivelato soltanto l’ennesimo ingrediente sensazionalistico aggiunto al calderone.
Come mia abitudine non entrerò nei dettagli della storia, sarebbe inutile e renderebbe questo mio commento eccessivamente lungo senza un reale motivo, dico soltanto che la parte macabra riferita all’uccisione dei gatti poteva veramente risparmiarsela perché ai fini della storia è veramente ininfluente, ma ripensandoci alla fine della storia quasi tutto è ininfluente, l’essenza del libro alla fine è davvero esile e sarebbero bastate un centinaio di pagine per esprimerla.
E con questo credo che le mie letture di Murakami siamo giunte al termine.

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Nel segno della pecora di haruki Murakami

Ma quanto è strano questo Haruki…

Mi sono accostata a questo autore in modo un po’ prevenuto, quando un personaggio viene decantato eccessivamente e descritto come un fenomeno in me si genera immediatamente una certa diffidenza. Tuttavia la curiosità si è fatta largo in me ed ho deciso di leggere qualcosa di suo. Dopo aver letto recensioni sui suoi libri talmente discordanti ho pensato o lo amerò o lo odierò…e invece non è accaduta nessuna delle due ipotesi. Mi è piaciuto, forse senza amarlo alla follia, ma mi ha lasciato la voglia di leggere qualcos’altro di suo e una sensazione residua di rimasticamento, di assimilazione lenta…una sorta di innamoramento a scoppio ritardato.
Ho iniziato a leggere Sotto il segno della pecora aspettandomi un mattone e invece mi sono ritrovata di fronte ad una scrittura scorrevole che ingenerava la curiosità di proseguire col racconto per vedere dove andava a parare, scrittura che non so sinceramente quanto merito abbia nella traduttrice e quanto nell’autore. La cosa che mi ha colpito però è che questa curiosità non è stata ansiogena, la dovizia di particolari e di azioni apparentemente insignificanti davano un ritmo moderato a quella che sarebbe potuta essere una storia quasi thriller ma che è rimasto un viaggio non frenetico verso la fine del libro.
Haruki Murakami racconta cose assurde in modo così convincente che le fa sembrare verosimili.
Una domanda: Perchè tutte le donne descritte sono senza nome?
Citazione: E’ spaventoso come il tempo scorra ininterrotto. Noi abbiamo l’abitudine di dividerlo in fasi per ridurlo alla nostra dimensione, e ci illudiamo che lo sia, ma in realtà è un’ unica entità continua.

Norwegian Wood di Haruki Murakami

Copertina di Norwegian Wood

La fiera del suicidio (3,5 stelle)

Questo romanzo mi ha depressa…il tasso di suicidi raccontati è decisamente alto e la tristezza distaccata che ha pervaso tutto il libro è stata sopportabile solo grazie alla bravura di Murakami. Diciamo che fino a pagina 200 circa il libro mi piaceva molto anche se mi deprimeva moralmente, poi è peggiorato appesantendosi eccessivamente di elucubrazioni talvolta sterili che solo i giapponesi possono fare. All’età di vent’anni, quella dei protagonisti, sicuramente “elucubravo” anche io, ma in modo diverso…ma io non sono giapponese in effetti.
Non conosco e non amo particolarmente la cultura nipponica, tuttavia, ogni tanto, mi piace leggere qualcosa che si discosti dal modo di scrivere e pensare occidentale. Lo stile di Murakami non è eclatante, sembra che racconti in sordina, i suoi personaggi anche quando fanno discorsi ed azioni forti non sono urlati, anche le cose più assurde sono fatte e dette con pacatezza e distacco, e questo da un lato mi affascina e dall’altro mi impedisce di amarlo fino in fondo.Ma in fin dei conti che questo distacco sia in pieno stile giapponese.
Alcuni dialoghi mi hanno ricordato quelli di vari cartoni animati giapponesi, che, già quando ero più giovane, mi avevano colpito per il modo di ragionare un po’ assurdo…ma evidentemente quello che per me è assurdo per altri può essere la norma, la logica.
Citazione: -Sai qual’è il più grosso vantaggio di essere ricchi? -Non lo so. -La libertà di poter dire che non hai soldi.

1Q84 libri 1,2 e 3 di H.Murakami

Copertina di 1Q84

LASCIATE LA RAGIONE O VOI CHE ENTRATE (libri 1 e 2)

Se cercate una storia che sia plausibile o reale lasciate perdere questo libro. Avevo già letto qualcosa di Murakami ritrovando comunque dei dettagli surreali, ma questo è completamente fantascientifico.
Ho atteso un’anno prima di leggerlo, lo acquistai affascinata dalla copertina e solo dopo venni a sapere che aveva una prosecuzione non ancora pubblicata in Italia. Così l’ho messo diligentemente sul comò, in attesa, pregustando il momento in cui tuffarmi in questa storia di cui molti dicevano meraviglie. Ho comprato il libro 3 ed ho atteso ancora un mese prima di avere la giusta tranquillità per sorbirmi questo migliaio di pagine tutte assieme.
Finalmente l’ho iniziato e c’è stato un gusto fisico nel tenere questo tomo lindo e chiaro tra le mani. Alla prima sottolineatura ho sentito quasi di violarlo.
Provo dispiacere e gusto al tempo stesso attuando questa profanazione ad un libro nuovo, con copertina rigida e sovra-coperta, nel rendere mia questa carta immacolata, nel toglierlo dall’essere solo una delle milioni di copie e nel farlo diventare mio. Bene, dopo questa introduzione in cui sembro una disturbata mentale veniamo a Murakami.
Non ho ancora capito cosa mi piaccia di lui e perchè continui a leggere i suoi libri. Di primo acchito non mi pare particolarmente profondo o emozionante, presenta incongruenze e forzature, eppure mi affascina, forse perchè non so dove andrà a parare o forse perchè ci ritrovo alcuni incomprensibili comportamenti tipici dei personaggi dei cartoni animati giapponesi che guardavo da bambina. Oppure perchè è semplicemente diverso da altri.
Ad ogni modo mi pare sopravvalutato. I difetti peggiori sono che spesso è ripetitivo (per alcuni è un pregio) come se volesse far riprendere ogni volta il filo delle cose temendo che il lettore dimentichi, ma questo rende il libro più lungo del necessario, accostando a parti che filano a meraviglia parti morte che rallentano il ritmo. Un’altro difetto che vi ho trovato, ma si tratta effettivamente di un’opinione molto soggettiva, è che , almeno nel libro 1 e 2 , non ho riscontrato nè una morale nè un insegnamento palesi. Mi spiego meglio. Perchè un libro mi trasmetta qualcosa deve contenere concetti che personalmente sarei incapace di pensare o esprimere concetti che ho in me ma di cui mi mancano le parole necessarie per esternarli o smuovere dei sentimenti sopiti dentro di me, insomma ci devo trovare qualcosa che affondi nelle viscere e nell’emotività. Questa storia fino ad ora non ci è riuscita.
Sicuramente si tratta di un romanzo che nel complesso scorre e appassiona, si va avanti e si vuole vedere che trovata tirerà fuori per concludere la storia…ma questo è tipico di molti intreccii narrativi… Diciamo che per certi versi ( e qui i Murakamiani mi ucciderano) posso assimilarlo a “L’ombra del vento “ di Zafon. Solo che leggendo Zafon sapevo che mi aspettava una letteratura puramente di evasione, da Murakami mi aspettavo qualcosa di più.
Vediamo come va a finire la storia nel libro 3, se alcune chiavi gireranno e si apriranno delle porte e poi esprimerò il mio parere definitivo.

Copertina di 1Q84

TELENOVELA GIAPPONESE ( libro 3)

Ho finito anche il secondo tomo e devo dire che mi sono quasi arrabbiata con Murakami. Ma dico io, per raccontarmi una storia così dovevi impiegare 1113 pagine e rubarmi tutto questo tempo al sonno e al riposo??? Un operazione furba mi viene da pensare, pagine e pagine piene di poco, due crisalidi d’aria nel vero senso del termine, un prodotto confezionato bene che fa affidamento sulla fama di questo autore ma che poco ha dei pregi che ho trovato in “Sotto il segno della pecora”. Una discesa verso la sdolcinatezza e la banalità che non abbandoni perchè speri fino alla fine che dal libro emerga una rivelazione che lo salvi…e invece nulla…un finale da cartone animato per adolescenti.
Ancora più ripetitivo della prima parte, la mia unica speranza è che sia voluto. Lo scrittore voleva elevarsi a redattore di una nuova bibbia? Voleva far vedere che una religione potrebbe nascere anche da un romanzo di fantasia?
Anche nel Libro3 le cose si dicono e si ridicono, ci vengono ripetute in tutte le salse per farle entrare in testa, proprio come negli insegnamenti religiosi. Arriviamo pure ad un’immacolata concezione…
Voglio davvero sperare che l’operazione di Murakami non sia stata truffaldina ma che l’autore abbia voluto cercare con sincerità qualcosa che non è arrivato (o forse è arrivato ed io non ho colto?Mah…)
Per quanto mi riguarda questa è una sorta di telenovela: i tempi dilatati di azione, la lunghezza infinita e soprattutto per la pochezza di contenuti.