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L’uomo che guarda di Alberto Moravia

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Di Alberto Moravia
Numero di pagine: 218 Copertina flessibile: 229 pagine
Editore: Bompiani; 9 edizione (12 luglio 2000)
Collana: I grandi tascabili
ISBN-10: 8845244954
ISBN-13: 978-8845244957

 

 Si smonta

Possiamo definirlo un romanzo erotico? Forse in alcune sue parti, anche se l’argomento sesso è trattato talmente senza tabù che appare quasi scientifico. Soprattutto mi pare un racconto dalle caratteristiche più che altro introspettive che dopo un crescendo iniziale si smonta un po’, dopo la prima spinta  la narrazione purtroppo perde un po’ di ritmo, ferma restando l’arguta intelligenza dello scrittore che traspare sempre e comunque. In quanto all’evoluzione psicologica del protagonista approda ad  un nulla di fatto, mi sembra che rimanga un bamboccio in balia del padre e della moglie, incapace di un’assertività personale e adagiato nelle decisioni altrui.

La storia è originale e forse un po’ assurda ma non inverosimile, di fatto l’unica cosa che regge davvero è la capacità autoriale di Moravia, la sua bravura nel descrivere pensieri talvolta banali e nel renderli letteratura; alcune elucubrazioni dell’io narrante sono tutt’alto che elevate, anzi sono pensieri molto diffusi che chissà in quanti abbiamo pensato senza riuscire a focalizzarli in modo consapevole, ecco la bravura di Moravia sta in questo, nel mettere in parole sensazioni quasi primitive e comuni alla maggior parte degli uomini senza che questi ultimi invece si accorgano di elaborarle.

Sicuramente non è il libro migliore che abbia letto di Moravia ma vale comunque la pena di essere letto, soprattutto se lo stile dell’autore vi piace.

CITAZIONI

Ecco: era lo sguardo già di un padre al figlio; ma quello di un uomo angosciato a un altro uomo. Curiosa contraddizione: questo sguardo di uomo a uomo ha fatto sì che da quel momento io abbia cominciato a comportarmi con lui come da figlio a padre.

Di che cosa parla Silvia? A ben guardare: di nulla. Ma questo nulla fatto di minuti osservazioni, confidenze, riflessioni e commenti, alla fine si configura come quell’atmosfera che di solito va sotto il nome di intimità.

Non è un uomo che mangia; È un professore d’università che si nutre con discrezione, con calma, con distacco.

In un uno scrittore ciò che più importa le cose che scrive ma come le scrive. Che poi abbia vissute o meno, non ha importanza. Nella poesia dell’africana, tutto è inventato. Nel romanzo di Dostoevskij, nulla è inventato. Il poeta non ha mai visto l’africana fare l’amore con una bambina. Il romanziere, invece, ha fatto l’amore con una bambina. Ma la bambina del poeta è altrettanto reale che quella del romanziere, E viceversa.

E cioè che la fine di questo mondo in cui mi trovo a vivere sia implicita nella composizione del mondo stesso: una fine per fuoco, in un mondo nel quale, in condizioni normali, il fuoco è raro allo stato naturale e spontaneo.

Tutti i libri di Moravia

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Gli indifferenti di Alberto Moravia

Copertina di Gli indifferenti

Pesante (3,2 stelle) 

Dopo aver letto “La disubbidienza” ed averlo apprezzato molto mi sono apprestata a leggere l’opera prima di Moravia con una disposizione forse troppo carica di aspettative. Le opere prime raramente sono perfette, e seppur a livello letterario si parli sicuramente di ottimo romanzo, forse in alcuni passaggi si percepisce l’acerbità dello scrittore.
Nel definire Moravia acerbo voglio specificare  che si tratta di un uso dell’aggettivo molto relativo, il linguaggio usato e la lucidità di osservazione dei personaggi denotano comunque una maturità sopra la media. Per l’epoca in cui è stato scritto credo che si possa considerare questo romanzo piuttosto scabroso, forse in certi ambienti era normale comportarsi in un determinato modo, ma trovarselo sbattuto in faccia dalle pagine di un libro è un’altra cosa.
La storia è irritante, i protagonisti insopportabili e non se ne salva uno, nemmeno colui che pareva avere un minimo di istinto ad affrancarsi dalla cosiddetta “indifferenza”.
Più si va avanti nella lettura e più la narrazione diventa ripetitiva e soffocante e più verrebbe voglia di prendere tutti a schiaffi per come buttano via la vita nella nullafacenza.
Le parole più usate sono “indifferenza” e “disgusto”come sintomi dell’apatia dei fratelli Michele e Carla; ammetto che spesso non sono riuscita proprio a calarmi nelle sensazioni provate dai protagonisti che sembrano avvolti in una depressione costante, un’anestesia morale e mentale, e mi è stato proprio impossibile capire certi atteggiamenti così lontani dal mio modo di vedere la vita.
E’ stata una lettura faticosa, non piacevole, da metà libro in poi non vedevo l’ora di finirlo per terminare questo supplizio d’inconcludenza e vacuità.
Se Moravia voleva destare sentimenti claustrofobici e disturbanti nel lettore  è riuscito nella missione.

Citazioni:

“ …non sapeva odiare un uomo che a malavoglia invidiava.”

“ E’ mai possibile che ella non senta che si può essere meglio di così?”

“…un’intollerabile disgusto di questa sua versatile indifferenza che gli permetteva di cambiare ogni giorno, come altri il vestito, le proprie idee e i propri atteggiamenti.”

La disubbidienza di Alberto Moravia

Copertina di La disubbidienza
Alcuni mali non sono dei tempi, ma sono dell’uomo. (4,8 stelle) 
Sono rimasta stupita dalla bravura di Moravia.
Chissà perchè non mi aspettavo una maestria del genere nello scrivere, e sì che è un autore molto famoso, ma è uno di quegli autori che senti nominare da sempre ma che per chissà quale motivo non ti sei mai ritrovato tra le mani. E finisce che leggi il tuo primo Moravia a 43 anni.
“La disubbidienza” ha una trama da romanzo di formazione ma con risvolti psicologici ed analisi così accurate che a momenti sembra quasi un saggio sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
Incredula mi ripeto che è stato scritto nel 1948, come se nel 48 si fosse all’età della pietra, ma per me, avendo riferimenti familiari piuttosto umili e semplici, associare quel periodo solo a tempi duri di gente contadina è naturale, per cui leggere un romanzo di quell’epoca così attuale, così moderno è folgorante.
La storia di Luca sembra la spiegazione a molti mali adolescenziali odierni.
Ovviamente Moravia non parla di anoressia ma, quando racconta del rifiuto del cibo che il protagonista si autoimpone, le sue righe arrivano a spiegarla inconsapevolmente molto bene. A dire il vero Luca pian piano si impone talmente tante rinunce, in una sorta di depurazione fisica e mentale, da arrivare vicino alla morte. In questo suo distacco dalle cose materiali, in questa sua disubbidienza alla vita, ai genitori e alla società che gli chiedono di essere in un certo modo mi ha fatto pensare a San Francesco. Un cattolico mi troverà forse blasfema, ma io ho ravvisato una forte analogia tra il tentativo di ripulirsi dal superfluo, da ciò che crea dipendenza, legame, attaccamento del protagonista di questo libro e il Santo di Assisi.
Nonostante le premesse incensatorie il libro non mi ha toccata nel profondo, l’ho percepito geniale, scritto con uno stile meraviglioso, ricco di verità, ma non perfetto, alcune sue parti mi sono parse morbose e arroccate troppo su loro stesse creando una pesantezza. Ovviamente questi piccoli appunti non lo invalidano e lo considero una lettura irrinunciabile.
Citazioni:
“La disubbidienza era il tema della composizione e tutti gli altri atti sempre più impegnativi che essa comportava, ne erano le variazioni.”
“Così quasi senza accorgersene, scivolò dal gusto del possesso, per quanto acre, nell’avarizia. Ma era un’avarizia innocente e ignara, come quella impudicizia degli infanti che le madri lasciano girare nudi in riva al mare.”
“ …agire era proprio questo: compiere atti secondo idee e non per necessità.”
“Non mangiare: comprese ad un tratto che questa fra tutte le disubbidienze, era la più grave, la più radicale, quella che maggiormente intaccava l’autorità familiare.”
“…gli parve di riconoscere la voce stessa della propria innocenza nel momento in cui svaniva bruciata dalla sensualità.”
“…se non si accettava di essere ciò che gli altri volevano o credevano che si fosse, si veniva puniti o considerati malati. “