milani

La rossa di Via Tadino di Milena Milani

La rossa di via Tadino

Di Milena Milani

Editore: Rusconi

 
Fuori dal tempo

Questo è un libro fuori dal suo tempo. Probabilmente nel 1979 aveva un suo perché come romanzo di rottura verso un certo tipo di letteratura “perbene”, ma a mio parere non regge il tempo che è passato.
Avevo già letto un altro libro di Milena Milani, “La ragazza di nome Giulio”, che sinceramente mi aveva colpita, infatti su questo romanzo avevo delle
aspettative maggiori rispetto a ciò che invece ho trovato. Una storia avvitata
su se stessa, pagine intrise più o meno delle stesse cose dall’inizio
alla fine, con una conclusione inutilmente tragica. Mi dispiace dirlo ma
questo per me è un racconto senza senso, con l’unica funzione di essere
portatore della libertà sessuale al femminile della protagonista,
libertà sessuale relativa visto che non viene poi alla fine vissuta in
modo sereno e quasi colpevolizzata dalla stessa. Diciamo che l’ho letto in una serata, ma saltando qua e là, e meno male, perché se ci avessi dedicato più tempo credo che alla fine mi sarei arrabbiata.

from Blogger http://ift.tt/1GJBrJD
via IFTTT

La ragazza di nome Giulio di Milena Milani

Copertina di La ragazza di nome Giulio

Un libro controverso

L’ho trovato in uno scatolone di libri vecchi regalatomi da un amico, incuriosita sono andata a documentarmi prima di leggerlo. Nel 1964 quando questo romanzo uscì venne considerato “pornografia”, letto ai giorni nostri mi è parso un bel libro, con dei difetti, ma un bel libro. Ho avuto sensazioni contrastanti durante la lettura ma la sensazione residua lasciatami è nel complesso positiva, sì, mi è piaciuto.
La storia si dipana dall’infanzia fino alla gioventù di Jules, gli anni sono pochi, ma le esperienze vissute dalla protagonista sono talmente tante e intense che sembra il racconto di una vita intera.
Il linguaggio usato dalla Milani si modifica con l’evoluzione del romanzo, si adegua all’età dell’io narrante.
La bambina Jules è un misto di candore e malizia, di ingenuità e furbizia, in eterno contrasto tra ciò che è bene e ciò che la sua natura le impone. Si può definire la storia tragica di una dicotomia interiore profonda, di una lotta con se stessa che non ha una vera evoluzione, la protagonista pur di conservare la sua interiorità al riparo dagli altri, pur di non mostrare la sua anima, arriva ad accettare che non sarà mai felice, sembra che perda in partenza, che rinunci da subito a trovare un equilibrio tra sensi e raziocinio.
In questo romanzo ogni cosa viene esaperata, i fatti si susseguono quasi in modo paradossale ed ci si chiede ” ma proprio capitano tutte a lei? Ha una calamita per certi approcci?”. Ed è forse questa esasperazione reiterata che ritengo il difetto del libro, alcuni passaggi diventano ripetitivi e pesanti, tuttavia servono a rendere perfettamente l’idea di un cervello sempre in moto, di uno spirito tormentato da pensieri ossessivi e ricorrenti.
La parte che mi è piaciuta di più e che mi ha fatto provare più vicinanza con Jules è stata quella in cui lei finalmente ama davvero, ed ho quasi sperato in una chiarificazione del suo mondo interiore, di una sua riappacificazione, in un lieto fine, che purtroppo non arriva.
L’autrice ci lascia in compagnia di un finale allucinato e senza speranza, di un personaggio al di sopra delle righe forse in parte autobiografico.”Ho sempre cercato di scrivere come se tutto fosse vero, e anche autobiografico. Amo confondere le carte. E attribuire ai miei personaggi pensieri e azioni che potrebbero appartenermi.”(LA RAGAZZA DI ALBISOLA, MILENA MILANI intervistata da Alina Rizzi)
Un vero peccato che questo romanzo sia stato etichettato come “erotico”, è una casella che gli va stretta, è molto di più e merita un posto diverso nella narrativa moderna.