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Più lontana della luna di Paola Mastrocola

Copertina di Più lontana della luna

Una storia fuori dal comune

Questa storia mi ha riportato alla mente tanti particolari degli anni ’70 che da sola non avrei ricordato, forse perchè troppo piccola all’epoca.
Una parola: “la tavernetta”. Era il mito del ceto medio basso, avere la tavernetta era un sogno. Così come “fare la signora” era il modo per dire che una donna si era sposata bene, che aveva trovato un marito che la mantenesse senza dover lavorare. E così via, tanti modi di vivere e di pensare che sono stati comuni nella mia infanzia.
La protagonista è incredibile, di un candore disarmante e un po’ ottuso soprattutto nella prima parte del libro. Una giovane ragazza che cerca il suo posto nel mondo in modo ingenuo ma allo stesso tempo profondo. Questo libro è una contraddizione continua. Lidia, seppur sempliciotta per un’oggettiva e iniziale mancanza di cultura, si rivela un’acuta filosofa. Seppur fuori dal mondo ed estranea agli altri, analizza molto i suoi pensieri, che spesso trovo un po’ bislacchi ma interessanti.
Il suo peregrinare a cavallo mi pare poco credibile, ma poco importa, ciò che conta è che vedo in questa fuga della protagonista una metafora dell’allontanamento da un falso io e di una ricerca che porta ad una crescita interiore ed alla consapevolezza di cosa si vuole essere nella vita.
Questo romanzo evolve in modo imprevedibile, andando avanti non sembra nemmeno di leggere lo stesso libro, forse è per questo che la Mastrocola l’ha suddiviso in 3 periodi diversi invece che in capitoli.
Una storia originale, strampalata, poco verosimile. Scritta in modo ingenuo ma per nulla superficiale, a tratti anche commovente. Alcune frasi sono delle vere perle.
Ho letto questo libro con curiosità, non mi ha mai annoiata, non ho capito fino alla fine dove sarebbe andato a parare…
mi è decisamente piaciuto.