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Le nonne di Doris Lessing

Editore:Feltrinelli
Collana:Universale economica
Data uscita:11/05/2006
Pagine:250
Formato:brossura
Lingua:Italiano
Traduttori:Elena Dal Pra,Monica Pareschi,Francesco Francis
EAN:9788807819155

Non allo stesso livello dei precedenti ( 3,5 stelle) 

Lo ammetto, sono in un periodo di stanca e sono stata molto presa dalla pittura, per cui le mie letture ne hanno un po’ risentito, procedo a rilento e la sera mi addormento sulle pagine. Forse è questa mia stanchezza che genera una mancanza di entusiasmo in generale e forse per questo non sono stata rapita da questo libro; o forse semplicemente mi è piaciuto meno degli altri della stessa autrice che avevo letto precedentemente ( tutti gli altri a questo link)
Tre racconti. Il primo una storia decisamente originale e scabrosa ma che non mi ha scandalizzata. Sono diventate poche le cose che in materia di rapporti umani mi scandalizzano, e qui tutto appare naturale, anche che due amiche diventino le amanti dei loro rispettivi figli adolescenti.
Il secondo racconto è abbastanza ironico sulle differenze razziali, ma soprattutto economiche, ed alla fine più che il colore è il denaro ed il posto da cui si viene a fare la differenza. 
Il terzo un po’ pesante e devo ammettere di averlo letto con poca attenzione. 
Non  ho ritrovato la Doris Lesing de “Il diario di Jane Somers”, con la sua capacità di scavarti dentro e di scatenarti emozioni, si tratta di tre buoni racconti ma nulla di esaltante a mio parere.
Ma ripeto, in questo periodo forse sono meno ricettiva in quanto totalmente svuotata dalla pittura, così svuotata che diventa faticoso anche scrivere un piccolo commento su questo blog.

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Il diario di Jane Somers di Doris Lessing

Copertina di Il diario di Jane Somers

Intenso e autentico

Questo libro è uno specchio in cui guardare la realtà e noi stessi, ci fa mettere nei panni di chi scrive e di chi viene raccontato ed è invevitabile chiedersi: cosa avrei fatto io?
Un testo vero, senza fronzoli, senza falso buonismo che mette a nudo forze e debolezze nell’affrontare la vita, autentico nei sentimenti descritti.
Apparentemente non sembra esserci una ricerca stilistica letteraria, il libro mi ha appassionata più per i contenuti che per come è scritto…anche se, evidentemente, deve essere scritto e tradotto molto bene dato che la sua scorrevolezza lo fa leggere d’un fiato nonostante l’argomento trattato.
Come quando ho letto la Mazzantini mi ritrovo in vari momenti della giornata a pensare a Janna e a Maudie, mi sono entrate nella vita, forse perchè mi ritrovo in entrambe. In Janna mi specchio nel suo essere moglie-bambina che impara a prendersi cura degli altri a quasi cinquant’anni, in Maudie perchè rappresenta tutto ciò che mi spaventa della vecchiaia e perchè ho il terrore/certezza di finire come lei.
Bellissima la descrizione della giornata di Maudie (a pagina 116 nella versione del libro che ho io) ti fa entrare nella testa di un vecchio per cui ogni cosa diventa una fatica, una montagna da scalare, ti fa avvertire il senso di abbandono verso se stessi che arriva con il calare delle forze…è la descrizione di una vecchiaia qualsiasi, tutti, arrivati al punto della consunzione fisica, se non si muore prima, diventiamo uguali, e chi ha avuto a che fare con le persone anziane lo sa.
Bellissimo il modo in cui Janna si avvicina a Maudie, di come si sente prigioniera di un dovere imposto da sé medesima ma allo stesso tempo comincia a volerle bene sul serio, la ama nel modo più bello che ci possa essere: accettandola. Cerca di tamponare i bisogni di Maudie senza costringerla o volerla forzare al cambiamento, la rispetta nella sua sporcizia pur cercando di pulire, la rispetta nel mantenerla nella sua casa fatiscente…che sembra un controsenso ma non lo è.
Un libro veramente bello che tutti dovrebbero leggere per meditare sui rapporti umani e sulla vecchiaia.

Citazione:

“Maudie era gelata, era malata, era debole – ma sentivo qualcosa pulsare dentro di lei:la vita.
Com’è tenace, la vita. Non ci avevo mai pensato prima, non l’avevo mai recepita in quel modo, non come in quel momento, mentre lavavo Maudie Fowler, una vecchietta arrabbiata e indomita. E lo era davvero arrabbiata. All’improvviso ho capito che tutta la sua vitalità risiede in quella rabbia. Non devo, non devo assolutamente risentirmene, non devo reagire violentemente. “

L’abitudine di amare di Doris Lessing

Copertina di L'abitudine di amare

Sospensione

Il modo di scrivere è affascinante, Doris Lessing secondo me scrive benissimo ed è tradotta altrettanto bene. Le storie qui raccontate sono a mio parere legate più che dal sentimento dell’amore (come potrebbe lasciar intendere il titolo) da una sorta di sospensione. Le vicende restano in sospeso, o meglio sospese. Sno spaccati che danno delle sensazioni ma mai dei giudizi o delle certezze. Con grande capacità narrativa, a volte fredda e distaccata, seppur appassionata, l’autrice ci porta nei mondi mentali e fisici dei personaggi. Una lettura colta senza essere inaccessibile. In alcuni racconti come “Svago” l’ho trovata crudele nell’evoluzione amara sotto parvenza di commedia. Sono storie che, quasi tutte all’apparenza piacevoli, rivelano una drammaticità intrinseca sottile, che lascia una sensazione di disagio senza farti capire bene cos’è in particolare che te l’ha provocata.
I racconti che ho preferito:
Sott’acqua
Svago
Il testimone
Sapori dell’esilio
Via dall’altopiano
Una strada per la grande città

Il quinto figlio di Doris Lessing

Copertina di Il quinto figlio

Un Incubo

Ritratto feroce di un istinto genitoriale malato, di una ricerca spasmodica e patologica della famiglia perfetta, felice e colma di figli. Perfezione che viene distrutta all’arrivo del quinto figlio .
C’è molto in questo libro riguardante la famiglia, le trappole in cui si cade credendo di essere nella ragione mentre si è solo nella pretesa della perfezione a scapito di qualsiasi cosa. Doris Lessing non spiega, si limita a dar voce ai pensieri e alla pochezza della madre, vera protagonista. Una madre che verso la fine pare avere un barlume di lucidità che tuttavia non porta ad una vera crescita interiore.
In questo libro l’autrice riesce a trasmettere un’angoscia, una sospensione degna del miglior thriller, le pagine scorrono vorticosamente e ci portano in breve tempo da un quadro idilliaco ad una discesa agli inferi, con sentori fantastici di creature inumane. Pur non essendo madre ho vissuto questa lettura in modo molto forte, mi ha coinvolta e stravolta lasciandomi addosso una grande inquietudine.

Citazioni:

“E infine l’orrore, ed era questo che Harriet provava , un orrore sempre crescente. Finì per chiudere Ben nella sua stanza, lontano dagli sguardi. Entrambi, infatti, erano segretamente convinti-e non se lo dicevano perché si vergognavano dei sentimenti che provavano nei confronti di Ben- Che lui si fosse imposto a loro, costringendoli a metterlo al mondo, invadendo la loro quotidianità, che era incapace di difendersi da lui o da quello che lui significava.”
“La verità è che volevamo essere meglio degli altri. Anzi, eravamo convinti di esserlo.”