ibsen

Casa di Bambola di Ibsen

Copertina di Casa di bambola
*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

Da bambola a donna

Si legge che è una bellezza. Sicuramente essendo un testo teatrale ha la snellezza tipica dei dialoghi senza narrazione. Manca del tutto il giudizio da parte dell’ autore (ma è implicito a mio avviso), infatti Ibsen stesso dichiara “il mio progetto è di farmi fotografo”. L’esposizione è pulita e lineare anche se ovviamente datata.
Non essendo molto avvezza alla letteratura ottocentesca mi sono sentita notevolmente aiutata dalla prefazione a cura di Roberto Alonge, nella quale vengono analizzati i comportamenti dei personaggi, il modo di pensare e di porsi in relazione alla società. Senza questa preparazione probabilmente mi sarei semplicemente deliziata delle conversazioni frivole e frizzanti della commedia senza accorgermi della drammaticità celata dai comportamenti borghesi dell’epoca, o almeno non me ne sarei accorta fino alla fine del libro. La donna doveva essere graziosa e cedevole col marito e saper essere furba in modo da manipolarlo con la seduzione apparendo sua subalterna. Mi viene da pensare tuttavia che anche ai giorni nostri, dove la donna ha il diritto paritario di essere pensante e forte, questo schema continua ad essere valido in molte situazioni.
Il finale è drammatico, la meschinità e l’insensibilità di Torvald verso Nora sono sconcertanti. Giudica e perdona come se fosse dio sceso in terra, accusa e diventa condiscendente solo quando si sente ormai al sicuro e non comprende la moglie in ragione di una reale capacità di amare. Si sente magnanimo perché elargisce il perdono mentre è lui che dovrebbe essere perdonato. Questo comportamento diventa per Nora come una bomba che la risveglia dal torpore in cui ha vissuto tutta la vita e smette di essere una bambola per diventare una donna vera.