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Passaggio in India di E.M. Forster

Copertina di Passaggio in India

Io ci ho provato, sul serio. 

 
 
Mi sono apprestata a leggere questo romanzo con le migliori intenzioni, ho retto la prima parte decentemente, ma poi mi sono dovuta arrendere all’evidenza che questo classico moderno non fa per me.
Non avevo letto nulla di Forster finora, avevo solo visto due film tratti dai suoi romanzi (Casa Howard e Camera con vista) e in base a quelli dovevo immaginarmi che la lettura non avrebbe incontrato troppo i miei gusti. A dire il vero un film su Passaggio in India lo guarderei volentieri, la durata sarebbe limitata, i numerosi personaggi avrebbero un volto per essere ricordati meglio, ci sarebbero sicuramente belle inquadrature, una bella fotografia. Ma il libro no, decisamente è in uno stile troppo “antico” e soprattutto si narra di vicende basate su certe convenzioni sociali e su certi modi di ragionare per me incomprensibili.
Sicuramente la forma in cui il romanzo è scritto ha influenzato negativamente il mio apprezzamento, più che della storia in sé. Forster è lontano dallo stile di alcuni autori suoi coevi che mi sono piaciuti per la loro modernità, lui guarda al passato come modello stilistico, troppo “english old style” per destare in me un interesse vivo.
Ho voluto comunque portare a termine la lettura, forse alla ricerca di una rivelazione finale che mi illuminasse, ma la rivelazione non è arrivata, e non mi vergogno a dire  che ad un certo punto ho cominciato a saltellare tra le pagine per accelerare la fine di questa noiosa esperienza.
Peccato, perchè alcuni spunti mi sono piaciuti, ad esempio alcune velate critiche alle convenzioni sociali, che però, invece di emergere con prepotenza, sono rimaste appena percepibili sotto la patina “politically correct” tipicamente inglese.

Citazione:

“ Ma se non ci si preoccupa come si fa a capire?”