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Canne al vento di Grazia Deledda

copertinaTITOLO: Canne al Vento
AUTORE: Deledda, Grazia
Ebook di supporto all’ascolto di Liber Liber
TRATTO DA: Canne al vento : romanzo / di Grazia Deledda. – Milano : A. Mondadori, 1950. – 244 p. ; 20 cm. – (La Medusa degli italiani ; 50)”
Licenza:
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale”
Ascolto del libro mediante il podcast di Quartaradio
messa in voce di Gaetano Marino
canvento_400musiche di Ida Kelarova

 

Se avete difficoltà a leggere potete ascoltare il mio commento mediante il Podcast di Pagina Tre

Un inizio coinvolgente  

Eccomi qui a parlare di un altro classico che ho potuto assaporare gratuitamente grazie al lavoro di Gaetano Marino e di Liber Liber.

Faccio una piccola digressione. E’ vero che l’arte deve essere pagata, ed in quanto arte anche la letteratura, tuttavia per una lettrice forte non dotata di portafoglio ad organetto, riuscire a “leggere” alcuni libri senza dover spendere denaro è un grosso vantaggio. Esistono le biblioteche potete obiettare voi, sì, esistono. Ma nei libri presi in prestito non si possono prendere appunti o sottolineare come è mia abitudine, inoltre la possibilità di ascoltare un audiolibro mi permette di ottimizzare i tempi, nel momento stesso in cui dipingo ascolto, e così i mie pomeriggi raggiungono una pienezza vitale completa. Chiusa parentesi.

Ma torniamo al libro in sé. L’inizio è stato coinvolgente, appassionante nella sua semplicità, la Deledda mi ha portato nella sua terra facendomi immergere in un’ambientazione per me sconosciuta, rendendo tutto visibile e vero come se fossi stata lì.

Il romanzo è duro, come quasi tutti quelli ambientati in una certa epoca ed in certe terre lontane dal “continente”, tuttavia la durezza è molto mitigata dal linguaggio dolce usato dalla scrittrice che fa apparire ogni cosa naturale.

Purtroppo ad un certo punto della storia ho iniziato a disaffezionarmi al libro, ha iniziato ad apparirmi pesante e l’ascolto a tratti è mi ha resa quasi insofferente… il cambiamento grosso c’è stato quando Efix per espiare la sua colpa decide di diventare un mendicante, a mio parere qui il romanzo ha iniziato ad indebolirsi ed a trascinarsi un po’, ovviamente è il mio modestissimo parere.

Ho apprezzato le descrizioni naturalistiche e quelle dei personaggi, descritti forse in modo più distaccato del paesaggio, come se il popolo sardo fosse più arduo da conoscere della natura stessa.

Citazioni:

“Come pesano questi ricordi, pesano come il secchio d’acqua che tira giù nel pozzo.”

 

“Adattarsi bisogna» disse Efix versandogli da bere. «Guarda tu l’acqua: perché dicono che è saggia? perché prende la forma del vaso ove la si versa.»
«Anche il vino, mi pare!»
«Anche il vino, sì! Solo che il vino qualche volta spumeggia e scappa; l’acqua no.»
«Anche l’acqua, se è messa sul fuoco a bollire,» disse Natòlia.”

 

“Loro? Sono come i santi di legno nelle chiese. Guardano, ma non vedono: il male non esiste per loro.”

 

“La vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca.”

 

“Siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.”

 

La danza della collana di Grazia Deledda

Copertina di La danza della collana

Elucubrazioni

Domanda 1: è giusto apprestarsi alla lettura di un libro non contemporaneo senza un minimo di preparazione?
Domanda 2: una preparazione alla lettura che favorisca la comprensione del mondo in cui la storia è ambientata e i motivi che spingono l’autore a scrivere certe cose, è realmente utile all’apprezzamento effettivo dell’opera letta?
Spesso mi chiedo queste cose quando mi viene voglia di leggere romanzi ambientati e scritti nel passato, nei quali il modo di ragionare e di accostarsi alle cose è naturalmente diverso da quello attuale. Sicuramente una preparazione può aiutare a comprendere di testa, ma la comprensione di pancia , intesa come accoglimento dentro di sé dell’opera, non credo sia influenzata.
Mi sono accostata a questo libro senza preparazione alcuna, senza conoscere nulla di Grazia Deledda, con la purezza di chi si aspetta che arrivino le cose addosso per essere assorbite endemicamente, senza ragionarci troppo su….ecco, questo libro non l’ho assorbito.
L’ho trovato a tratti di un surreale disturbante, ed il modo di scrivere quasi fastidioso, tranne alcuni passaggi di poesia pura che si discostavano dal resto del libro per bellezza e modernità di pensiero.
Forse una conoscenza preparatoria sull’autrice mi avrebbe aiutata a capire certe sfumature, ma credo che la comprensione profonda sia semplicemente una sensazione che ti arriva diretta, indipendente, e la gioia che provi nel leggere sia scissa dal resto.