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Grazie per quella volta di Serena Dandini

Grazie per quella volta (confessioni di una donna difettosa) 
Serena Dandini
Marchio: Rizzoli
Collana: VARIA
Pagine: 252
Formato libro: 20 x 13
Tipologia: BROSSURA

Grazie per due piacevoli pomeriggi (3,6 stelle)   
Dopo la tragica lettura di Laura Pariani, avevo un bisogno estremo di leggerezza e umorismo per riprendermi, e qui li ho trovati.
Serena Dandini, con il consueto charme, riesce a parlare di cose piccole e grandi comuni a molte donne, senza scadere nella solita tiritera autolesionistica o nell’eccessivo desiderio di voler far ridere a tutti i costi.
E’ una lettura simpatica, intelligente seppur senza troppe pretese, che fa sorridere e riflettere su quanto in fondo siamo tutti molto simili seppur diversi nelle piccolezze di ogni giorno, e diventa inevitabile riconoscersi in una o più situazioni raccontate nei vari capitoli con lo stile ironico della Dandini.
Consigliato per svagarsi. Alcuni passaggi sono delle vere chicche.
Citazioni:
citazione di Serena Dandini su quadro rielaborato di Monica Spicciani
Ma se le nostre madri erano arrapanti con il mutandone nero sopra a un pagliaio, perché noi dobbiamo strisciare sotto la dittatura del push up?

Vogliamo essere intrattenuti, distratti e consolati da gadget senza vita che possiedono l’enorme vantaggio di non chiedere mai niente in cambio, se non un po’ di manutenzione.

Fanno molta tristesa le persone devastate dal proprio ego e che non se ne rendono conto. Come se avessero una malattia grave ma fosse ormai troppo tardi per fronteggiare la situazione: vanno a ruota libera e nessuno ha più la forza di farglielo notare, tanto si tratta di una causa persa. Non si stancano mai di parlarsi addosso e, se per caso siete riusciti a inserirvi in una pausa del loro monologo, non ascoltano una parola di quel o che state dicendo: aspettano solo di ricominciare il loro discorso, praticamente vi prestano l’attenzione che si dà a un’interruzione pubblicitaria durante un film da Oscar.

Il vecchio è incattivito perché il mondo non è andato proprio come se lo immaginava, e non fa niente per nascondere la sua delusione. In una società che ha fatto del ‘eterna giovinezza una categoria morale assoluta l’unico benvoluto è il vecchio arzil o, il nonnetto tutto pepe, gonfio di Viagra, che si agita più dei nipotini condendo il suo eloquio di ritriti doppi sensi e occhiatine complici; un guaio averlo in famiglia, peggio ancora a chi è capitato come capo del governo.

Lasciarsi sfiorire con grazia non è più concesso, bisogna essere fotogenici, telegenici, di bella e fresca presenza, sempre.