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I fantasmi di pietra di Mauro Corona

Copertina di I fantasmi di pietra

Nel titolo c’è tutto. 

 
Dispiace abbandonare un libro dopo un centinaio di pagine ma dispiace altrettanto proseguire la lettura quando ci si accorge di essere impossessati dalla noia.
Non posso affermare che “I fantasmi di pietra” sia scritto male, il linguaggio è né troppo semplice né troppo complesso, ma forse, visto l’argomento, era auspicabile una struttura diversa.
Una lunga passeggiata nel passato, ruderi di case con le loro storie e le storie di chi le ha abitate, dei veri e propri fantasmi di pietra come ci avvisa il titolo.
Tutto questo sarebbe anche poetico se non diventasse troppo ripetitivo. Una sequela di personaggi con le loro vicende, forse troppo simili a quelle che ho sempre sentito raccontare in famiglia per apprezzarle con interesse, o forse sono semplicemente troppe e disposte troppo in fila indiana, una dietro l’altra.
Credo che una costruzione del racconto meno lineare avrebbe reso lo snodarsi del libro più coinvolgente e meno noioso ai miei occhi.
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