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I giorni felici di T.Ciabatti

Copertina di I giorni felici

Come solo i bambini sanno essere: candidamente crudeli e malvagi.

O meglio come solo i bambini cresciuti da genitori inetti e inconsapevoli possono essere. Sabrina, la classica bambina che avrei odiato se fosse stata una compagna di scuola e che avrebbe fatto polpette di una “bonacciona” come ero da piccola e come tuttora continuo ad essere per certi versi.
Malinconico, soprattutto perché mi riporta alla mente un sacco di nomi e fatti della mia infanzia. Si può dire che la piccola protagonista ed io siamo coetanee. Sabrina è anche il pretesto per rendere un’istantanea che va dagli anni 70 al 2007, filtrato dal monitor della tv. Molto interessanti le appendici ai capitoli nei quali si traccia la biografia dei nomi di personaggi reali citati nel libro, tante meteore e qualche personaggio ancora famoso, oltre a nomi che hanno fatto parte della nostra storia e della cronaca. Resta l’amaro in bocca di quanto sia fugace e non durevole il successo di molti che per mancanza di un vero talento o per l’assenza di una reale voglia di emergere sono tornati ad ingrossare le fila della gente comune.
Un’analisi familiare che mette a nudo debolezze, piccinerie, cattiverie che potrebbero far parte della famiglia di tutti noi. Il padre:  figura tristissima, a volte viscida che ricorda alcuni personaggi di Alberto Sordi quando interpretaval’italiano medio. Una persona non cattiva ma infinitamente tragica e dannosa nella sua pochezza.
Sabrina passa dall’idolatria paterna al disprezzo, in un momento preciso realizza che lui è un ometto insulso. Tramite Sabrina si trovano le fasi della crescita della persona, ammirazione incondizionata da piccola nei confronti del padre, contestazione totale da adolescente, una visione più moderata mediata da affetto e ragione da adulta. Crudelmente realistica la vergogna che Sabrina prova nei confronti del padre. Chi di noi non si è mai sentito imbarazzato o inadeguato davanti agli altri in seguito ad un atteggiamento dei propri genitori, soprattutto nel periodo dell’adolescenza? Il disagio provato per qualcosa che tuo padre o tua madre hanno detto o fatto, o semplicemente per ciò che sono? Dovranno passare molti anni per capire e valutare ciò che i genitori sono stati per noi seppur sbagliando nei nostri confronti. Da adulti capiremo che il più delle volte hanno fatto ciò che hanno potuto, ciò che allora sembrava meglio per noi ma che per noi non era mai giusto o abbastanza, o forse ciò che loro ritenevano meglio per noi ma in fin dei conti era solo una loro proiezione.
Credo faccia parte della normale crescita passare dal prendere per oro colato tutto ciò che fa e dice un padre al detestare tutto di lui. Forse è una tappa necessaria per il distacco che un adolescente deve operare per poter diventare adulto… Ma quante sofferenze e sensi di colpa!
Frastornante alla fine la commistione tra realtà e fantasia. Non si capisce quanto siano vere le vicende narrate oppure no. Di fatto tutto il libro è costellato da appendici su persone reali, la cui storia è documentata in modo veritiero, ma quando ritroviamo queste persone fuori dalle appendici e dentro la storia non si capisce più cosa sia romanzato e cosa no.
Una fine triste, che lascia in bocca il sapore amaro tipico di alcune trasmissioni televisive come “meteore” o “chi l’ha visto”, la prima perché è l’evidenza di come la vita sia beffarda nel farti credere di essere unico e speciale per poi ributtarti nella massa, e la seconda perché ti lascia sospeso ad aspettare chi non torna, chi è scomparso.
Nel finale la protagonista che si era sempre sentita vincente e speciale sembra ammettere a se stessa che è normale e perdente ma paradossalmente è allora che diventa “vincente” perché si trasforma in una donna vera.
Questo libro mi è piaciuto molto per l’originalità del taglio e per la storia che pur non essendo banale resta pur sempre una storia comune. Dal punto di vista letterario si legge bene ed è scritto In modo più che asciutto.
Difetti:
-I congiuntivi! Sono volutamente omessi? Forse si ma che fastidio!
-Le descrizioni delle scene di sesso sono completamente slegate e fuori tono rispetto al resto del libro.

Come citazione stavolta non scelgo una frase tratta dalla storia bensì una frase di Jean Paul Sartre scritta all’inizio del libro, che in due righe condensa l’essenza del libro stesso: Era un ragazzo, quel mostro che gli adulti fabbricano coi loro rimpianti.

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Il mio paradiso è deserto di Teresa Ciabatti

Copertina di Il mio paradiso è deserto

Paradiso di rifiuti

No, non riesco ad essere obiettiva con Teresa Ciabatti. La seguo su Twitter e leggo il suo blog, mi ispira simpatia, mi sembra che dietro la sua cattiveria ci sia una persona fragile, ferita, insicura ed avrei voglia di conoscerla, di esserle amica; anche io come la piccola Marta Bonifazi sono attratta dai deboli e gli indifesi ma al contrario di lei continuo ad avere la sindrome da crocerossina anche a 40 anni suonati!
Nonostante il mio apprezzamento per l’autrice questo romanzo mi ha lasciata perplessa, avevo grandi aspettative che sono state in parte disattese. Dopo la folgorazione con ” I giorni felici” qui ho sentito un lieve calo, tutto è più evidente, palese, macroscopico…e meno originale. Nel romanzo precedente c’era una maggiore raffinatezza nell’analisi familiare, una ricerca molto interessante della storia televisiva, sentimenti più sottili, qui tutto è amplificato ed eccessivo.
Verso il finale ho avuto un po’ di difficoltà , me lo so sono dovuto rileggere perché non avevo ben capito il dipanamento della storia e il suo tragico epilogo (colpa anche mia che leggo la sera mezza morta di sonno). Forse ad un certo punto la narrazione è “implosa”, come dice la mia amica anobiana Daisy (abbiamo letto questo libro più o meno in contemporanea scambiandoci pareri) oppure è semplicemente diventata difficile da seguire per il mescolamento di passato, presente e sogno.
La sensazione è che i libri della Ciabatti siano molto autobiografici, che ella si ritrovi in qualche modo nei suoi personaggi. Ho trovato curioso il fatto che si sia infilata letteralmente nella storia, la sorella del ragazzo travolto in auto dalla protagonista si chiama proprio Teresa Ciabatti, e la domanda sorge spontanea: sarà un fatto accaduto davvero alla sua famiglia o la scrittrice si è divertita a giocare con il lettore? Sorge spontanea anche un’altra domanda: ma la Ciabatti è cattiva e crea i personaggi a sua immagine oppure si costruisce un personaggio che assomigli alle sue protagoniste? Chissà…forse entrambe le cose.
Lo stile letterario è piuttosto scarno, quasi gergale, non è evidente una ricerca stilistica, a meno che la ricerca non sia proprio nel voler rendere il libro fruibile al lettore medio, o meglio ancora a voler rendere la mediocrità mentale e di linguaggio dei personaggi.
Il quadro presentato è sempre lo stesso del romanzo precedente, una famiglia bella solo in apparenza, un rapporto padre-figlia conflittuale, vite che si auto-distruggono … l’affresco proposto da Teresa Ciabatti è estremamente deprimente, gente che ha tutto e riesce a rendere la propria vita un’inferno, forse perché in quel tutto poi alla fine manca l’essenziale: l’amore.

Citazione:

“Mai sottovalutare i cretini… il mondo è fatto prevalentemente di cretini, sono quelli che bisogna controllare”