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Amiche mie di Silvia Ballestra

Copertina di Amiche mie

Ho scoperto l’ortoressia!   (3,8 stelle)

Quasi sicuramente se avessi visto questo libro sullo scaffale non lo avrei mai scelto, lo avrei pre-giudicato dalla copertina e dal titolo, bollandolo come il solito “libro da donne” e sarei passata oltre. Invece è stato una piacevole sorpresa e uno smacco alla mia puzza sotto il naso, e di questo devo ringraziare il gruppo di lettura collettiva su Twitter che lo ha proposto (@TwoReaders).
Silvia Ballestra ha partecipato attivamente alla twittlettura leggendo le nostre citazioni e commenti e facendosi intervistare da una delle amministratrici del gruppo, tenendosi tuttavia un po’ in disparte, probabilmente per non risultare ingombrante in quanto autrice del libro. Effettivamente, citare e commentare, sapendo che il diretto interessato ti leggerà sicuramente, un po’ di soggezione la mette, comunque tenterò di non farmi influenzare troppo e di essere onesta  nello scrivere i miei commenti come lo sono sempre stata. Voglio togliermi il pensiero dicendo subito che cosa non mi è piaciuto del romanzo in questione, ed è la sensazione che sia stato scritto pensando già ad un seguito, sembra che la storia non sia finita, ma non come spesso accade in molti libri in cui assistiamo ad un fotogramma da prendere a sé stante, bensì come se questo fotogramma facesse parte di un film che si va componendo e che dobbiamo aspettarne altri per vederne il finale. Ecco, io non amo particolarmente i “romanzi a puntate” (vedi trilogia di Elena Ferrante che potrebbe diventare addirittura quadrilogia!), preferisco che ogni libro sia un ciclo vitale concluso e questo invece mi ha lasciato con la sensazione che ne seguiranno altri. Forse dopo i quattro capitoli dedicati rispettivamente a Sofia, Carla, Norma e Vera mi aspettavo un quinto capitolo in cui le singole storie, che fino ad allora si erano appena incrociate tra loro, avessero una maturazione collettiva, un tirare le fila, un maggior coinvolgimento tra di loro delle amiche davanti al lettore; invece la Ballestra ci ha offerto quattro racconti che si sfiorano ma che restano troppo separati, non evolvono, rimangono appesi. Questa irresolutezza può essere forse voluta dall’autrice, ma mi ha delusa un po’.
Adesso veniamo invece a ciò che mi è piaciuto.
Innanzitutto è un libro che si legge molto volentieri, è completamente calato nella realtà che stiamo vivendo e ricco di citazioni e riferimenti a personaggi reali; con leggerezza,  ma senza superficialità, tocca molti argomenti capaci di coinvolgere un po’ tutti, praticamente è un libro dal quale è impossibile sentirsi tagliati fuori, le protagoniste hanno i pregi e i difetti e vivono situazioni comuni a molti di noi. Forse questo permettere al lettore di immedesimarsi è il pregio maggiore di “Amiche mie”, abbinato ad una scrittura ora vivace ora drammatica che fa scorrere le pagine come una chiacchierata amichevole.
Le quattro storie si snodano tra novembre e maggio, si inizia con Sofia l’ortoressica, poi si passa a Carla la fobica, incontriamo poi Norma la donna con lo spauracchio e infine Vera la vedova coi sensi di colpa. Queste affettuose definizioni sono ovviamente molto riduttive rispetto alle personalità delle quattro amiche ma rappresentano le caratteristiche che più mi hanno colpito e che per me le connotano maggiormente. In Sofia e Carla ( le mie preferite) mi sono ritrovata molto, ho sorriso delle loro manie e fissazioni che sono un po’ le mie, ho tirato un sospiro di sollievo pensando che in fondo non sono la sola a provare certe cose, a combattere certe battaglie, ed è confortante specchiarsi negli altri, siano essi personaggi inventati o persone reali, e vedere che siamo comunque in compagnia. Ho letto con piacere anche Norma, le sua dissertazioni sul “maschio avvoltoio”, che si getta sulle spoglie di matrimoni falliti vedendo la “separata” come una preda irrinunciabile, sono state godibilissime e fedeli alla realtà. Vera è la protagonista che mi è rimasta più distante, per carattere, è  forse quella più diversa da me, ma non per questo non ho provato simpatia per la sua storia.
Come afferma la stessa autrice nella sopra citata intervista di Laura Ganzetti c’è un po’ di lei in ognuno dei personaggi, soprattutto in Sofia (come avevo intuito), e da come le racconta si sente, si avverte che nascono da esperienze quotidiane di vita vissuta e non solo immaginata, ci arrivano con semplicità e spontaneità.
Sicuramente è un libro che consiglio a chi cerca una narrativa che sappia coniugare argomenti di rilevanza sociale con una certa dose di leggerezza e ironia, a chi abbia voglia di una lettura rilassante ma non priva di contenuti, alle mamme prossime all’isteria.

Per le citazioni rimando al post dedicato alla #Twittlettura, nel quale abbino alcuni frasi tratte dal libro ai miei dipinti, ecco il LINK.
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