anna karenina

Anna Karenina di Lev Tolstoj

TITOLO: Anna Karenina
AUTORE: Lev Tolstoj ANNO: 1877
TRADUTTORE: Maria Bianca Luporini
DIRITTI D’AUTORE: No LICENZA: Libera
DATA PUBBLICAZIONE: 12 giugno 2014 Edizione digitale corretta e ottimizzata a cura di eBooksOpen http://www.ebooksopen.org

 

Ventun giorni in simbiosi con Tolstoj

Non avevo mai letto un libro così lungo, e sarà impossibile essere breve in questo commento.

Devo dire che ho affrontato questa lettura quasi come un lavoro, mille pagine erano spaventosamente tante, troppe, così ho letto in ogni momento possibile, come una forsennata, aiutandomi con l’audiolibro di Liber Liber che mi permetteva di proseguire con la storia anche quando le mani erano occupate. E’ stata davvero un’immersione totale, una simbiosi, e lo è stata soprattutto perchè la storia mi ha subito appassionata, i contenuti e i personaggi si sono rivelati immediatamente nella loro complessità, universalità di tempo e di luogo. Insomma, mi aspettavo un romanzo d’amore ed ho trovato un romanzo di vita.

La prima cosa che mi viene in mente giunta alla fine di questa lettura è che Tolstoj ha creato una storia senza cadute, tutto il libro, che è composto da oltre mille pagine, è di altissimo livello, non ci sono parti morte o meno dettagliate, dall’inizio alla fine c’è una cura del particolare, un’attenzione alle parole raramente riscontrabili. Finalmente ho capito perchè tutti parlano di quest’opera come di un capolavoro, perchè lo è.

La seconda cosa che mi viene in mente invece è chiedere perché sia stato dato un titolo del genere; Anna Karenina non è che una dei protagonisti di questo romanzo, e per di più ho avuto la sensazione che sia stato dato più spazio a Konstantin Levin piuttosto che a lei.  Ho letto in alcune recensioni che molto probabilmente l’autore stesso  si riconosceva in questa figura maschile a cui ha assegnato il ruolo della brava persona che vive razionalmente ma è tormentata da dubbi di natura filosofico-religiosa, beh, non stento a crederci, mi pare che in questo personaggio si sia impegnato particolarmente senza nulla togliere alla completezza degli altri. Va detto comunque che ad ogni individuo  apparso nel corso della lettura sono state fornite una cura ed una minuzia amorevole, Tolstoj non solo ha narrato una vicenda, ha analizzato ed espresso i pensieri intimi di tutti coloro che della vicenda hanno fatto parte, immedesimendosi in ciascuno in modo sorprendente. Ogni personaggio ha un suo carattere, delle peculiarità ben distinte e spesso antitetiche rispetto agli altri, ognuno ha vizi e virtù che vengono esposte con compassione dall’autore, che con la sua capacità analitica ed empatica fuori del comune, ci ha fatto entrare nella testa di tutti, effettuando un lavoro da psicologo oltre che da letterato.

La terza cosa che vorrei dire a proposito di questo libro è che mi è venuto naturale paragonarlo ad una “telenovela”.  Ora non voglio che i cultori di Tolstoj inorridiscano, ma se ben ci pensate la struttura del romanzo, il fatto che sia uscito a puntate su un giornale fanno pensare molto ai nostri sceneggiati e non capisco come un’opera così complessa e lunga abbia potuto essere compressa, più di una volta nella storia del cinema, in un film di un’ora e mezza circa. Ovviamente nell’800 i mezzi erano altri, non c’era la tv, e ovviamente qui si tratta di un’opera di altissima qualità, cosa che di rado si riscontra nei prodotti televisivi, ma il meccanismo ipnotico è lo stesso: vite che si intrecciano in brevi capitoli-puntate, protagonisti e coprotagonisti che si alternano a mostrarci passioni, pensieri, azioni, che spaziano dai sentimenti personali e universali fino alla più semplice vita domestica.

La quarta cosa che voglio dire è ciò che ho pensato a proposito dell’amore tra  Anna e Vronsky, non è stato l’adulterio a rendere dramatiche le loro vite, che se gestito con grazia, superficialità e riserbo sarebbe stato ben tollerato dalla società aristocratica del tempo, bensì l’amore, divertisri era permesso se fatto con discrezione ma la passione cieca non eran contemplata.

In “Anna Karenina” c’è di tutto. C’è l’analisi della società che, anche se calata in un preciso momento storico ed in una precisa nazione, riporta delle verità assolute sull’animo e sull’agire umano, sempre valide in ogni tempo e in ogni luogo. C’è una profonda analisi dei sentimenti, delle passioni, delle miserie umane, dell’amore, di come ogni moto dell’anima sia vissuto in modo così diverso da una persona all’altra. C’è la morte, c’è la politica, la religione, la filosofia, c’è la vita nella sua interezza, c’è soprattutto la possibilità offerta al lettore di poter macinare e rielaborare tutto questo materiale umano per trarne delle conclusioni seppur temporanee, per farsi un’idea egli stesso di cosa può far suo e cosa no, per rispecchiarsi in un personaggio o meno anche solo per qualche piccolo particolare.

Veniamo adesso alla questione della traduzione che spesso mi preoccupa. La versione che ho letto ed ascoltato è estratta dal volume “LEV TOLSTOJ TUTTI I ROMANZI” – SANSONI EDITORE – A CURA DI MARIA BIANCA LUPORINI – 1967. Ovviamente mi sono divertita a cercare altre versioni per poter capire come al solito quanto sia il potere del traduttore nella resa di un libro, considerando anche che si tratta di un romanzo dell’800 l’uso di un linguaggio eccessivamente moderno non mi sarebbe piaciuto, e quest’edizione della mediateca gratuita Liber Liber mi è parsa un ragionevole compromesso. Se vi interessa fare un raffronto fra le più importanti traduzioni di “Anna Karenina” potete leggere qui di seguito questi incipit che ho trovato sull’utilissima Wikiquote se invece non vi interessa saltate a piè pari direttamente alle citazioni.

 

Traduttore Ossip Felyne 

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto una relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio. Tutti provavano l’impressione che la loro vita in comune non avesse più senso e che l’unione della famiglia e dei familiari di casa Oblonski fosse più effimera di quella delle persone che si trovavano casualmente riunite in qualsiasi albergo. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era sempre fuori; i bambini correvano per la casa abbandonati a se stessi; l’istitutrice inglese aveva litigato con la governante e aveva scritto a un’amica pregandole di trovarle un altro posto; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.

[Lev Nikolaevič Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Ossip Felyne, Biblioteca Moderna Mondadori, 1960.]


Traduttore Leone Ginzburg

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993.]Traduttore Maria Bianca Luporini

Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Tutto era sottosopra in casa Oblonskij. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una relazione con la governante francese che era stata presso di loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente dagli stessi coniugi e da tutti i membri della famiglia e dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che non c’era senso nella loro convivenza, e che della gente incontratasi per caso in una qualsiasi locanda sarebbe stata più legata fra di sé che non loro, membri della famiglia e domestici degli Oblonskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era già il terzo giorno che non rincasava. I bambini correvano per la casa abbandonati a loro stessi; la governante inglese si era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto ad un’amica chiedendo che le cercasse un posto; il cuoco se n’era già andato via il giorno prima durante il pranzo; sguattera e cocchiere avevano chiesto di essere  liquidati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Maria Bianca Luporini, in Tolstoj – Tutti i romanzi, Sansoni editore, 1967.]


Traduttore Enrico Mercatali

Le famiglie felici si rassomiglian tutte. Ogni famiglia infelice, invece, lo è a modo suo.
Tutto era sossopra nella famiglia Oblonskï. La principessa, avendo saputo che suo marito aveva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, aveva dichiarato a suo marito che ella non poteva più vivere sotto lo stesso tetto con lui. Questa situazione, che durava già da tre giorni, era penosa per gli sposi, nonché per tutti i membri della famiglia e per il personale della casa.
Tutti, parenti e domestici, sentivano che la loro convivenza non aveva più ragion d’essere, e come gli stranieri che il caso fa incontrare in un albergo siano più legati fra loro che non potessero esserlo, adesso, i membri della famiglia Oblonskï.
La moglie non usciva dalla sua camera; il marito era assente da tre giorni; i figliuoli gironzolavano per tutta la casa come dei derelitti. La signorina inglese era venuta a bega con la donna di servizio e aveva scritto ad un’amica di trovarle un nuovo posto; il cuoco, il giorno prima, se n’era andato all’ora del pranzo; la cuoca e il cocchiere reclamavano il fatto loro.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Enrico Mercatali, Sonzogno, 1957.]

Continuare ad analizzare quest’opera in modo più particolareggiato, sviscerando ogni questione ed esprimendo il mio parere su ogni parte che mi ha colpita, comporterebbe uno sforzo eccessivo e forse inutile, nonché un commento chilometrico (e già ci siamo vicini) che quasi sicuramente nessuno leggerebbe vanificando così il mio desiderio di condivisione. Detto questo passo alle CITAZIONI,  che nemmeno a dirlo sono tantissime, ed ho per questo deciso di dividerle per argomento e non in ordine di lettura, quando possibile farò menzione del personaggio a cui sono riferite.

Società , Politica e Religione

“E per lui, che viveva nella società più in vista, avere delle opinioni, oltre al bisogno di una certa attività di pensiero che normalmente si sviluppa negli anni della maturità, era così indispensabile come avere un cappello. ” 

“i dispensatori di beni terreni sotto forma di posti, appalti, concessioni e cose simili, erano tutti amici suoi e non avrebbero mai lasciato fuori uno dei loro”
(Stepan Arkad’ic) 

 

“aspettavano solo che l’opinione pubblica mutasse per piombarle addosso con tutto il peso del loro disprezzo. Preparavano già il fango da scagliare su di lei, non appena fosse giunto il momento”

 (riferito ad Anna Karenina)

“Io ignoro tutto ciò finché il mondo lo ignora, finché il mio nome non è svergognato”
(Karenin)

 

“Le discussioni durarono a lungo e finirono senza concludere nulla”

“Ma c’era un’altra categoria, quella delle persone alla moda, alla quale tutti loro appartenevano, e nella quale bisognava essere soprattutto belli, eleganti, spenderecci, arditi, allegri e capaci di abbandonarsi a qualsiasi passione senza arrossire e ridendosi di tutto.”

“Poi, bisogna mantenere le relazioni. È un dovere morale, in un certo modo. E poi, a dire il vero, c’è l’interesse personale.”

“Io considero che lo stipendio sia il pagamento di una merce e che esso debba sottostare alla legge della domanda e dell’offerta. Se invece il criterio dello stipendio si allontana da questa legge, come, ad esempio, nel caso di due ingegneri laureati dallo stesso istituto, tutti e due con le stesse nozioni e capacità, uno riceve quattromila rubli e l’altro si accontenta di duemila; o di direttori di banca che assumono con uno stipendio enorme degli studentelli di legge, degli ussari che non hanno nessuna nozione particolare, allora concludo che lo stipendio si fissa non secondo la legge della domanda e dell’offerta, ma direttamente, per compiacere le persone. E qui c’è un abuso, grave per se stesso e che si ripercuote dannosamente sul servizio dello stato. ”

“Egli vedeva che la questione slava era diventata una di quelle questioni di moda che sempre, sostituendosi le une alle altre, servono alla società come materia d’interesse; vedeva che c’erano molte persone, che avevano scopi interessati, ambiziosi, che si occupavano di quella impresa. Riconosceva che i giornali stampavano molte cose inutili ed esagerate col solo scopo di richiamare l’attenzione e di gridare più degli altri. Vedeva che, in quella generale infatuazione della società, erano usciti fuori e gridavano più forte degli altri tutti i falliti e gli offesi; comandanti in capo senza eserciti, ministri senza ministero, giornalisti senza giornali, capipartito senza partito.”(Sergej Ivanovic)

“Se la dimostrazione principale della Divinità era la Sua rivelazione di quello che è bene, perché allora questa rivelazione si limitava alla sola Chiesa cristiana? Che rapporti avevano con questa rivelazione le credenze dei buddisti, dei maomettani, che anch’essi professavano e operavano il bene?”(Levin)

Pensando e filosofando

 
“Tu sei tutto d’un pezzo e vorresti che la vita fosse fatta di avvenimenti integrali, e questo non succede. Tutta la varietà, la delizia, la bellezza della vita son fatte d’ombre e di luci.” 

(Stepan Arkad’ic a Konstantin Levin)

“Soltanto falsità, soltanto ambizione, ecco tutto quello che c’è nell’animo suo – pensava – e le idee di ordine superiore, l’amore per la cultura, la religione, tutte queste cose non sono altro che mezzi per affermarsi”.
(Anna a proposito di Karenin)

 

“Osservando Varen’ka aveva compreso che bastava solo dimenticare se stessi e amare gli altri per essere calmi, felici e sereni.”

“Per parer migliori agli occhi della gente, a se stessi, per ingannare tutti. No, adesso non mi sottometterò più a questo. Esser cattiva, sia pure, ma almeno bugiarda, falsa, no!”

“Non rinnegò tutto quello che aveva ultimamente conosciuto, ma capì che ingannava se stessa, illudendosi di poter essere quello che voleva essere. Come se fosse tornata in sé, sentì tutta la difficoltà di mantenersi, senza finzione e senza vanteria, all’altezza alla quale aspirava; inoltre sentì tutto il peso di quel mondo di dolore, di malattie, di moribondi in cui viveva; le parvero tormentosi gli sforzi che faceva su di sé per amare tutto questo, e desiderò di andare al più presto via”
(Kitty)

“Aveva sentito spesso la parola tecnica, e decisamente non capiva che cosa si intendesse con questa parola. Egli sapeva che con questa parola si intendeva la facoltà meccanica di dipingere e di disegnare, del tutto indipendente dal contenuto.”

“ il più esperto e abile maestro della tecnica, con la sola facoltà meccanica, non può dipingere nulla se non gli si dischiudono prima le possibilità del contenuto”
(Vronsky a proposito della pittura)

 

“aveva provato orrore non tanto della morte, quanto di una vita senza la minima conoscenza di ciò che essa è, donde viene, a che scopo e perché. L’organismo, la sua distruzione, l’indistruttibilità della materia, la legge di conservazione della forza, l’evoluzione, erano tutte parole che, in lui, avevano preso il posto della fede d’un tempo. Queste parole, e le concezioni ad esse legate, andavano molto bene per gli scopi intellettuali; ma per la vita non davano nulla, e Levin si sentì, a un tratto, nella situazione d’un uomo che abbia scambiato una pelliccia calda per un vestito di mussola e che, per la prima volta, al gelo, si persuada in modo indubitabile, non con ragionamenti ma con tutto il suo essere, che per lui è come se fosse nudo e che deve inevitabilmente perire in modo tormentoso.”


“Se io non riconosco quelle risposte che dà il cristianesimo alle domande della vita, allora quali risposte riconosco?”. E non riusciva in nessun modo a trovare in tutto l’arsenale delle proprie convinzioni non solo una qualche risposta, ma nulla che fosse simile a una risposta.”

“Adesso, quasi contro la propria volontà, egli si conficcava sempre più nella terra come un aratro, così che ormai non poteva più uscirne senza rivoltare il solco.”

“Se il bene ha una causa, non è più bene; se ha un effetto, la ricompensa, pure non è bene. Perciò, il bene è al di fuori della catena delle cause e degli effetti.”

“Io non ho scoperto nulla. Ho soltanto imparato a conoscere quello che sapevo. ”
(Levin)

 

Sentimenti 

“Il suo cuore era spezzato. Perché la volevano curare con polverine e pillole? ”(Kitty)

 

“La gelosia, secondo lui, offendeva la moglie e nella moglie si doveva aver fiducia. essere geloso vuol dire umiliare se stesso e lei” 

“Deve essere infelice lei che è colpevole, non io che non lo sono, e che perciò non posso essere infelice”

(Karenin)

  

“Anna, in quel periodo di libertà e rapida guarigione, si sentiva imperdonabilmente felice e piena di gioia di vivere. Il ricordo dell’infelicità del marito non avvelenava più la sua felicità. Questo ricordo, da una parte, era troppo terribile per poterci pensare; dall’altra aveva dato a lei una felicità troppo grande per pentirsene.”

“Il mio amore si fa sempre più appassionato ed egoistico, e il suo non fa che spegnersi, ecco perché ci dividiamo – ella seguitò a pensare. – E non vi si può rimediare. Io ho tutto in lui solo, e pretendo che egli mi si dia sempre di più. E lui sempre di più vuole allontanarsi da me. Noi, prima di giungere al nostro legame, ci siamo proprio andati incontro, così ora ci dividiamo andando irresistibilmente verso parti opposte. E cambiare questo non si può.”

“ho vissuto senza di lui, e l’ho scambiato con un altro amore, e non mi sono lamentata di questo baratto finché mi sono contentata di quest’altro amore”

(Anna)

“Devi capire, io non sono sua moglie; egli mi ama finché mi ama. E con che posso trattenere il suo amore? Con questo?
E allungò le braccia bianche dinanzi al ventre.”


“Tu devi capire che io amo, mi pare, allo stesso modo, ma tutti e due più di me, due esseri: Serëza e Aleksej. Soltanto questi due esseri io amo, e l’uno esclude l’altro. Io non posso unirli, eppure questa sola cosa mi è necessaria. E se questo non è, allora è tutto lo stesso. Tutto, tutto è lo stesso. E in qualche modo finirà, e perciò non posso, non amo parlare di questo. Così tu non giudicarmi, non rimproverarmi nulla. Tu, con la tua purezza, non puoi capire tutto quello che io soffro.”

(Anna a Dolly)

 

“Vronskij apprezzava questo desiderio, che era divenuto l’unico scopo della vita di lei, non solo di piacergli, ma di essergli utile; tuttavia nello stesso tempo, sentiva anche il peso di quelle reti amorose in cui ella cercava di avvolgerlo. Quanto più il tempo passava, quanto più spesso egli si vedeva avvolto in queste reti, tanto più gli veniva il desiderio non di uscirne, ma di provare se queste non intralciassero la sua libertà.”

“Egli conosceva in lei la facoltà di ritrarsi in se stessa, e sapeva che ciò accadeva solo quando aveva deciso qualcosa fra di sé, senza comunicargli i suoi piani. Egli ne aveva paura; ma aveva un così grande desiderio di evitare una scenata, che finse di credere, e in parte sinceramente credette, a quello che voleva credere, alla ragionevolezza di lei.”

“Ed egli cercava di ricordarla come era quando l’aveva incontrata la prima volta, pure alla stazione, misteriosa e incantevole, piena d’amore, che cercava e dava la felicità, e non così crudelmente vendicativa come gli tornava alla memoria nell’ultimo istante. Egli cercava di ricordare i momenti migliori passati con lei; ma questi momenti erano avvelenati per sempre. Egli ricordava di lei solo quella minaccia trionfante, che aveva compiuto per ottenere un rimorso non necessario a nessuno, ma indistruttibile.”

(Vronskij)

Passi di: Lev Tolstoj. “Anna Karenina”. iBooks.

“Secondo il padre, egli non voleva apprendere quello che gli insegnavano. In realtà invece non poteva studiarlo. Non poteva perché nell’animo suo c’erano esigenze più imperiose di quelle che presentavano il padre e l’istitutore. Queste esigenze erano in contrasto, ed egli lottava proprio con i suoi educatori.
Aveva nove anni, era un bambino; ma l’anima sua la conosceva, gli era cara, la proteggeva come la palpebra protegge l’occhio, e senza la chiave dell’amore non lasciava entrare nessuno nella sua anima” 

(Serëza)

 

La Morte

“gli appariva che era senza dubbio così, che egli aveva realmente dimenticato, tralasciato una piccola circostanza della vita, che sarebbe cioè venuta la morte e che tutto sarebbe finito, che non valeva la pena d’intraprendere cosa alcuna e che rimediare a questo non si poteva in nessun modo. Sì, era terribile, ma era così”

“Sentiva che se tutti e due non avessero finto, e avessero invece parlato come si dice, a cuore aperto, dicendo solo quello che sentivano, allora si sarebbero solo guardati negli occhi l’un l’altro e Konstantin avrebbe detto soltanto: “morirai, morirai, morirai” e Nikolaj avrebbe risposto: “lo so che morirò, e ho paura, paura, paura!”. E niente più avrebbero detto se avessero parlato a cuore aperto.”

“quel corpo morto era suo fratello vivo si formò di nuovo l’espressione severa di rimprovero e di invidia di colui che muore verso chi vive”

“aveva provato orrore non tanto della morte, quanto di una vita senza la minima conoscenza di ciò che essa è, donde viene, a che scopo e perché. L’organismo, la sua distruzione, l’indistruttibilità della materia, la legge di conservazione della forza, l’evoluzione, erano tutte parole che, in lui, avevano preso il posto della fede d’un tempo. Queste parole, e le concezioni ad esse legate, andavano molto bene per gli scopi intellettuali; ma per la vita non davano nulla, e Levin si sentì, a un tratto, nella situazione d’un uomo che abbia scambiato una pelliccia calda per un vestito di mussola e che, per la prima volta, al gelo, si persuada in modo indubitabile, non con ragionamenti ma con tutto il suo essere, che per lui è come se fosse nudo e che deve inevitabilmente perire in modo tormentoso”
(Levin)

 

“Le sofferenze, crescendo uniformi, compivano l’opera loro e lo preparavano alla morte Tutta la sua vita si fondeva in un solo senso di pena e nel desiderio di liberarsene. Evidentemente si compiva in lui quel rivolgimento che doveva portarlo a guardare alla morte come alla fine dei suoi desideri, come alla felicità. Prima, ogni singolo desiderio, provocato da una sofferenza o da una privazione, come la fame, la stanchezza, la sete, veniva soddisfatto con una funzione del corpo che dava piacere; ma adesso la privazione e la sofferenza non ricevevano soddisfazioni, anzi il tentativo di soddisfazione provocava una nuova sofferenza. E perciò tutti i desideri si fondevano in un unico desiderio: nel desiderio di liberarsi di tutte le sofferenze e della loro fonte, del corpo.”
(Nikolaj)

 

Tutto il capitolo XVIII sarebbe da copiare per intero.

 

La questione femminile

 

“È un circolo vizioso. La donna è priva di diritti per insufficienza di istruzione, e l’insufficienza di istruzione deriva dalla mancanza di diritti. Non bisogna dimenticare che l’asservimento delle donne è così grande e inveterato che noi spesso non vogliamo renderci conto dell’abisso che le divide da noi – egli disse.” 

“Io trovo strano soltanto questo: che le donne vadano in cerca di nuovi doveri – disse Sergej Ivanovic – quando, per disgrazia nostra, vediamo che gli uomini fanno di tutto per eluderli.
– I doveri sono congiunti ai diritti; il potere, il denaro, gli onori; è questo che cercano le donne – disse Pescov.”


“ La donna può avere il diritto di essere indipendente, colta. Ella è impacciata, oppressa dalla consapevolezza dell’impossibilità di esserlo.”
(Pescov)

“Anna parlava non solo con naturalezza e intelligenza, ma con intelligenza e noncuranza, senza attribuire nessun peso alle proprie idee, e dando grande importanza alle idee dell’interlocutore.” cit. da “Anna Karenina” di Lev Tolstoj