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La monaca di Simonetta Agnello Hornby

image_bookLa monaca
Di Simonetta Agnello Hornby
Editore: Feltrinelli / Coop
Numero di pagine:296 | Formato:Paperback
Isbn-10: 880783040X | Isbn-13: 9788807830402
Data di pubblicazione: 01/01/2011

 

Ma dov’è finita la scrittrice de “La mennulara”?  

Forse ero io una persona diversa quando lessi per la prima volta la Hornby, ma La mennulara mi parve un romanzo bellissimo, poi ho riprovato a leggere altro della stessa autrice rimanendo molto delusa.

Questo romanzo è privo di mordente, una cronaca che di positivo ha solo una buona ricostruzione di usi e costumi ma dove i personaggi non hanno spessore, tutto rimane in superficie. Non ho trovato né passione né riflessione profonda, semplicemente una storia di poco superiore ai romanzetti rosa che potrebbe andar bene per una fiction sulla rai.

Un romanzo che non lascia nulla e che mi ha annoiata per la sua mancanza di contenuto.

Il veleno dell’oleandro di Simonetta Agnello Hornby

Copertina di Il veleno dell'oleandro

Non mi sembra un libro onesto (2,4 stelle)

Mi ero innamorata de “La Mennulara” e mi sono apprestata fiduciosa a leggere questo romanzo incorrendo in una grande delusione. L’ho trovato tutto fumo e niente arrosto.
Un calderone pieno di tutto e di più, altro che ”nulla immischiato col niente”, il troppo immischiato col tutto! Troppi argomenti sono stati toccati senza essere giustamente approfonditi e a nulla è valsa la sapienza letteraria della Hornby a farmi accettare incongruenze grossolane presenti in questo libro.
L’ho trovato morboso, e non perchè i rapporti descritti siano atipici ,ma perchè sembra che tutto l’atipico possibile sia concentrato nei protagonisti di questo romanzo!
Ogni tanto affiora uno sprazzo di bello ma viene subito offuscato dal troppo.
Ne “il veleno dell’oleandro” troviamo un assaggio di tutto questo:
-omosessualità
-bisessualità
-omosessualita con minori
-perversioni sessuali
-violenza nella coppia
-violenza su immigrati
-sfruttamento degli immigrati
-mafia
-traffico di droga
-anoressia
-solitudine
-incapacità di amare
-amore filiale deluso
-amore estremo
-suicidio
-caccia al tesoro
….. Forse ho dimenticato qualcosa…
Ribadisco che non sono sconcertata dai temi trattati bensì dalla superficialità con cui vengono inseriti tutti assieme in una storia di 216 pagine scritte a caratteri grandi, tutto accennato in un vaso di Pandora che scoperchiato esplode in queste famiglie siciliane, che usano l’Iphone ma che si trovano fuori dal tempo e forse dalla realtà.

La mennulara di Simonetta Agnello Hornby

Copertina di La mennulara

Piacere costante

Questo è un romanzo che ho letto proprio volentieri, non mi ha dato grosse scosse o grandi insegnamenti , ma la sera mi ritrovavo contenta all’idea dell’appuntamento con la storia della Mennulara. Non ho sottolineato nessuna frase perchè in effetti non c’erano passaggi da rimacinare mentalmente o particolarmente interessanti da un punto di vista stilistico e concettuale, è stato proprio tutto il libro ad essere scritto bene, in modo costante, senza picchi di alta letteratura ma senza sbavature.
Sono stata incuriosita da Simonetta Agnello Hornby dopo aver visto la sua intervista a Le invasioni barbariche, non mi era rimasta simpatica ma mi aveva lasciato la voglia di leggere qualcosa di suo.
All’inizio mi è sembrato di entrare in un mondo che sta a metà tra i romanzi di Camilleri e Accabadora della Murgia, al tempo stesso, durante la lettura, immaginavo scenografie simili a quelle del film Il Gattopardo, anche se ambientato in un epoca diversa. Devo dire che questo libro l’ho “visto” più di altri, gli scenari mi apparivano negli occhi più che in altre occasioni.
Da com’è scritta la storia si avverte che l’autrice è avvocato, i fatti sono esposti quasi come se fossero testimonianze, talvolta a favore, talvolta a sfavore dell’imputata, in questo caso per imputata s’intende la Mennulara. Pettegolezzi, dicerie, racconti e testimonianze di chi in un modo o nell’altro ha avuto a che fare con lei, così la figura della protagonista si dipana piano piano, fino ad arrivare alla fine, come in una sorta di giallo, a scoprire tutta la sua vita.
La difficoltà maggiore che ho avuto con quest’opera, dovuta ai miei problemi mnemonici, è stato il dovermi destreggiare tra una quantità spropositata di protagonisti e comparse, spesso legati fra loro da vari gradi di parentela e sovente con nomi simili o addirittura uguali, tra i quali mi è stato arduo destreggiarmi…avrei avuto bisogno di una bella legenda dei personaggi come spesso troviamo nei testi teatrali.
In quanto alla figura di Mennù l’ho trovata affascinante, forse poco realistica ma allo stesso tempo credibile, come solo un personaggio siciliano può essere.