Pagina Tre

Pagina Tre è una iniziativa Liber Liber

Nuovo progetto: Favole della tradizione toscana

Salve a tutti! Poichè realizzare video in cui racconto fiabe mi sta piacendo moltissimo, e poichè diversi iscritti al mio canale mi hanno richiesto video senza dizione, ovvero nel quale parlo liberamente con l’accento toscano, ho pensato di unire le due cose.

Il Toscano non è un vero e proprio dialetto ma più una sorta di accento, tuttavia in queste novelle della tradizione popolare ci sono termini desueti talvolta di difficile comprensione, spero che troviate comunque rilassante e divertente ascoltarle. Tuttavia proprio perchè il Toscano si presta ad una lettura più scherzosa e non in stile ASMR, le fiabe le troverete nella Playlist dedicata sul mio canale principale a questo LINK.

Ho trovato gratuitamente l’ebook Ebook Liber Liber “Sessanta novelle popolari montalesi”(circondario di Pistoia) ; raccolte da Gherardo Nerucci. – Firenze
Sul libro non ci sono DIRITTI D’AUTORE, per quanto riguarda la LICENZA questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

Quindi state connessi che a breve arriveranno le prime favole  di questa serie!

Nel frattempo vi lascio il link alla mia Playlist di FAVOLE SUSSURRATE SUL MIO CANALE ASMR su YOUTUBE.

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I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello

copertina“TRADUTTORE:
CURATORE: Nozzoli, Anna

CODICE ISBN E-BOOK: 9788897313526

DIRITTI D’AUTORE: si

LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/libri/licenze/.

TRATTO DA: I vecchi e i giovani / Luigi Pirandello ; a cura di Anna Nozzoli ; cronologia di Simona Costa – Milano : A. Mondadori, 1992 – LXI, 549 p. ; 19 cm

CODICE ISBN FONTE: 88-04-36548-X”

Passi di: Luigi Pirandello. “I vecchi e i giovani”.

Lettura ascoltata mediante il Podcast letto da Massimo Popolizio di Ad alta voce Radio 3

POVERA MEMORIA MIA!

Lettura tormentata dalla mia incapacità di tenere a mente i personaggi…tanti, troppi! Purtroppo non sono riuscita a godere appieno della storia proprio a causa della confusione mentale che mi si è creata in testa, non riesco, nemmeno a libro finito, a ricordare il nome di un personaggio, dico uno. Altre volte ho trovato difficile tenere i fili delle storie e dei nomi ma stavolta è stato un dramma. Posso solo dire che al di là di protagonisti e comprimari ho goduto di qualche passaggio per la sua fruibilità indipendente dalla storia, per l’acutezza tipica di Pirandello nel descrivere situazioni.

Mi è parso un Pirandello diverso da quello che conosco, ho letto recentemente le Novelle e sinceramente le ho apprezzate infinitamente di più, ne I vecchi e i giovani mi pare di ravvisare uno stile meno intimista e più pacato, forse a tratti macchiettistico.

Una menzione speciale va a Massimo Popolizio il quale ha eseguito una lettura a mio parere magistrale.

A questo punto non saprei che dire di più se non riportare le citazioni dei concetti che ho estrapolato dalle vicende del libro.

“Ma se togliete od oscurate agli uomini ciò che dovrebbe splendere eterno nel loro spirito: la fede, la religione? Orbene, questo aveva fatto il nuovo governo! E come poteva più il popolo starsi quieto tra le tante tribolazioni della vita, se più la fede non gliele faceva accettare con rassegnazione e anzi con giubilo, come prova e promessa di premio in un’altra vita? La vita è una sola? questa? le tribolazioni non avranno un compenso di là, se con rassegnazione sopportate? E allora per qual ragione più accettarle e sopportarle? Prorompa allora l’istinto bestiale di soddisfare quaggiù tutti i bassi appetiti del corpo!”

“…a poco a poco, dopo la prima scossa nel riveder l’amico e ora per la commozione crescente nel rievocare gli antichi ricordi della gioventù, cominciava a scomporsi in loro la coscienza presente, e con una specie di turbamento segreto che li inteneriva avvertivano in sé la sopravvivenza di loro stessi quali erano stati tanti e tanti anni addietro, con quegli stessi pensieri e sentimenti che già da un lungo oblìo credevano oscurati, cancellati, spenti. Si dimostrava vivo in quel momento in ciascuno di loro un altro essere insospettato, quello che ognun d’essi era stato trent’anni fa, tal quale; ma così vivo, così presente che, nel guardarsi, provavano una strana impressione, triste e ridicola insieme, dei loro aspetti cangiati, che quasi quasi a loro medesimi non sembravano veri”

La Certosa di Parma di Stendhal

copertinaLa Certosa di Parma [audiolibro LIBER LIBER]
Autore:Stendhal (alias Marie-Henri Beyle)
Fonte:La Certosa di Parma / Stendhal ; traduzione di Ferdinando Martini. – Milano-Verona : A. Mondadori Edit. Tip., 1930. – 16. p. 691 con ritratto. – (Biblioteca romantica / diretta da G. A. Borgese ; 1).
Cecchini, Silvia (ruolo: Voce) Donizetti, Gaetano (ruolo: Musiche originali) Volpi, Vittorio (ruolo: Revisore) Cura:Marco Calvo, Silvia Cecchini,Vittorio Volpi
Licenza:Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”, http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/
Vai alla pagina dell’eBook.

Noioso

Sicuramente avrei abbandonato la lettura se non l’avessi ascoltata dalla voce della mitica Silvia Cecchini ( alla quale va il mio plauso per la pazienza di leggere una storia così lunga), una telenovela di intrighi di corte a cui manca lo spessore umano che invece ho trovato in altri classici.

Questo libro non mi lascia nulla, nemmeno la voglia di dare un’altra opportunità a Stendhal, mi sembra una letteratura puramente di evasione in cui si affacciano ogni tanto degli spiragli di profondità che non prendono mai il sopravvento. La parte finale appare molto tirata via (per fortuna?) rispetto al resto del romanzo ma Stendhal, per ordine del suo editore, fu costretto a tagliare le circa trecento pagine finali, e non gli possiamo dunque attribuire colpe.

Mi ha colpito la traduzione che vedo essere del 1930,  decisamente arcaica e con un uso del condizionale errato rispetto alla nostra grammatica attuale; mi sarebbe piaciuto avere risposte in merito e capire se l’uso dei verbi è in rispetto del francese dell’epoca in cui il libro è stato scritto oppure se è un vezzo del traduttore, a tal proposito mi sono fatta qualche ricerca online ma non sono riuscita a trovare una risposta precisa al mio quesito. Ho trovato però un articolo molto interessante in cui si parla di traduzioni e si fa riferimento proprio al traduttore in questione Ferdinando Martini ed a questo libro che potete leggere a questo link: La traduttologia in Italia prima della traduttologia

In questo marasma di pagine solo due passi mi hanno colpito:

“Nelle Corti dispotiche l’intrigante più furbo dispone della verità, come ne dispone a Parigi la moda.”

“E come non si avrebbe da rubare in un paese ove la riconoscenza verso chi rese i più grandi servizi non dura un mese? Di vero e di durevole che sopravviva non resta dunque che il denaro.”

Passi di: Stendhal. “La Certosa di Parma”.

Dove comprare altri Audiobook

Novelle per un anno di Luigi Pirandello

copertinaEbook gratuito di Progetto Manuzio
“Il “progetto Manuzio” è una iniziativa dell’associazione culturale Liber Liber. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.CODICE ISBN E-BOOK: 9788897313380 DIRITTI D’AUTORE: no LICENZA
TRATTO DA: Novelle per un anno / Luigi Pirandello, prefazione di Corrado Alvaro. – Milano: Club degli editori, stampa 1987. – 2 v. (1383, 1251 p.)
PODCAST GRATUITO : Adattamento e messa in voce a cura di Gaetano Marino, a cura dell’Associazione Culturale Aula39, Quartaradio.
Sigla di Simon Balestrazzi

Pirandello Genio Assoluto

Scrivere un commento su un’opera colossale come questa è praticamente una sconfitta in partenza. Le novelle, se debitamente cintellinate, durano davvero un anno o quasi, e mi hanno fatto compagnia per molti mesi. Un particolare grazie va alla mirabile lettura di Gaetano Marino nel podcast di Quartaradio ed al supporto ebook di Liber Liber, entrambi usufruiti gratuitamente.

Le novelle sono geniali, ovviamente non mi sono piaciute tutte allo stesso modo ma “storie morte” non ce ne sono…tutta la raccolta è a livelli letterari altissimi, sia per la qualità dei concetti espressi sia per lo stile con cui sono esposti.

Man mano che ascoltavo i podcast evidenziavo passaggi e mi appuntavo commenti sull’ebook con l’intenzione di copiarne qui le citazioni, citazioni che non potrò riportare completamente vista la grossa mole e visto che voglio scrivere un commento e non una tesi!

Tra tutte le novelle quella che mi ha colpito forse maggiormente è “In trappola”, forse più di altre perchè sviscera in modo spietato il problema della morte, dell’agonia, del fine vita… ma non solo, fa una riflesione terribile sulla vita stessa e su come la morte ne faccia parte già dal momento in cui veniamo alla luce…questa novella da sola è un libro.

“La vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco; non la terra che si incrosta e assume forma.
Ogni forma è la morte.
Tutto ciò che si toglie dallo stato di fusione e si rapprende, in questo flusso continuo, incandescente e indistinto, è la morte.
Noi tutti siamo esseri presi in trappola, staccati dal flusso che non s’arresta mai, e fissati per la morte.”

“Io mi sento preso in questa trappola della morte, che mi ha staccato dal flusso della vita in cui scorrevo senza forma, e mi ha fissato nel tempo, in questo tempo!”

“No, no, non so, non voglio rassegnarmi a dare anch’io lo spettacolo miserando di tutti i vecchi, che finiscono di morir lentamente”

“Questo è mio padre.

Da sette anni, sta lí. Non è piú niente. Due occhi che piangono; una bocca che mangia. Non parla, non ode, non si muove piú. Mangia e piange. Mangia imboccato; piange da solo; senza ragione; o forse perché c’è ancora qualche cosa in lui, un ultimo resto che, pur avendo da settantasei anni principiato a morire, non vuole ancora finire.”

“Non ti sembra atroce restar cosí, per un punto solo, ancora preso nella trappola, senza potersi liberare?”

In trappola da “Novelle per un anno”.

Altro esempio di novella che da sola è un romanzo è “La morte addosso”, conosciuta come “L’uomo dal fiore in bocca”, capolavoro che ho avuto anche la fortuna di vedere a teatro dal vivo recitata da Michele Placido ed in tv recitata da Vittorio Gassmann…

“Io le dico che ho bisogno d’attaccarmi con l’immaginazione alla vita altrui, ma cosí, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi… anzi… per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla. E questo è da dimostrare bene, sa? Con prove ed esempii continui a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è cosí sempre ingorda di sé stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua… a queste noje… a tante stupide illusioni… insulse occupazioni… Sí sí.”

La morte addosso da “Novelle per un anno”.

Come ho scritto all’inizio è una causa persa recensire queste novelle, qualsiasi cosa potessi aggiungere per magnificarle risulterebbe sempre insulsa al loro cospetto; certe mi hanno colpito per la loro drammaticità , altre per la loro ironia, alcune mi hanno fatto piangere ed arrabbiare, alcune ridacchiare sotto i baffi, una cosa però le accomuna tutte, contengono quella verità universale che cambia di forma ma non di sostanza nel corso dei secoli, in tutte emerge quel seme di genio dell’autore che gli permette di vedere più della gente comune e di saperlo esprimere a parole in modo egregio.

Riporto qui alcune citazioni sparse, conscia che sono riduttive e che l’unica citazione davvero consona sarebbe ricopiare pari pari tutte le novelle per intero. Ovviamente vi invito a leggerle, ascoltarle, masticarle, rileggerle…Queste opere sicuramente non rasserenano ma ci fanno capire la vita.

“io stesso avevo già sperimentato, tutto quel giorno, che non hanno alcun fondamento di realtà quelli che noi chiamiamo i nostri ricordi. Quel povero dottor Palumba credeva di ricordare… S’era invece composta una bella favola di me! Ma non me n’ero composta una anch’io, per mio conto, ch’era subito svanita, appena rimesso il piede nel mio paesello natale? Gli ero stato un’ora di fronte, e non mi aveva riconosciuto. Ma sfido! Vedeva entro di sé Carlino Bersi, non quale io ero, ma com’egli mi aveva sempre sognato.”

I nostri ricordi da “Novelle per un anno”.

“Da una ventina d’anni il Colacci si alza a ogni fine di seduta per inneggiare alla Scienza, per inneggiare alla luce, mentre i lumi si spengono, e propone la sospensiva su ogni progetto, in vista di nuovi studii e di nuove scoperte. Cosí noi siamo salvi, amico mio! Tu puoi star sicuro che la Scienza, a Milocca, non entrerà mai. Hai una scatola di fiammiferi? Cavala fuori e fatti lume da te.”

Le sorprese della scienza da “Novelle per un anno”

“Chi vuole, caro signore, che capisca un’acca della sua commedia, tra tutta questa gente qui? Non se ne curi, però. Basterà si sappia che lei l’ha letta nel salotto intellettuale della Venanzi. Ne parleranno i giornali. Il che, al giorno d’oggi, vuol dire tutto.”

“ «E che vita è mai quella ch’egli vive? Una continua stomachevole finzione! Non uno sguardo, non un gesto, non una parola, sinceri. Non è piú un uomo: è una caricatura ambulante. E bisogna ridursi a quel modo per aver fortuna, oggi?» Sentiva, cosí pensando, un profondo disgusto anche di sé, vestito e pettinato alla moda, e si vergognava d’esser venuto a cercare la lode, la protezione, l’ajuto di quella gente che non gli badava.”

Il sonno del vecchio da “Novelle per un anno”

“Le bestie non premeditano. Se s’appostano, il loro agguato è parte istintiva e naturale della loro naturalissima caccia, che non le fa né ladre né assassine. La volpe è ladra per il padrone della gallina: ma per sé la volpe non è ladra: ha fame; e quand’ha fame, acchiappa la gallina e se la mangia. E dopo che se l’è mangiata, addio, non ci pensa piú.”

La distruzione dell’uomo da “Novelle per un anno”.

“ Il male era che non comprendevo che altro è ragionare, altro è vivere. E la metà, o quasi, di quei disgraziati che si tengon chiusi negli ospizii, non sono forse gente che voleva vivere secondo comunemente in astratto si ragiona? Quante prove, quanti esempii potrei qui citare, se ogni savio oggi non riconoscesse tante cose che si fanno nella vita, o che si dicono, e certi usi e certe abitudini esser proprio irragionevoli, dimodoché è matto chi li ragioni.”

Quand’ero matto da “Novelle per un anno”

“«Quell’essenza?» pensò adesso. «Che vuol dire? Quella certa cosa “che è”, innegabilmente, per la quale io, mentre sono vivo, differisco da me quando sarò morto. È chiaro! Ma questa essenza dentro di me è per se stessa o in quanto io sono? Due casi. Se è per sé, e soltanto dentro di me si rende cosciente di se stessa, fuori di me non avrà piú coscienza? E che sarà dunque? Qualche cosa che io non sono, che essa medesima non è, finché mi rimane dentro. Andata fuori, sarà quel che sarà… seppure sarà! Perché c’è l’altro caso: che essa cioè sia in quanto io sono; sicché, dunque, non essendo piú io…»”

L’illustre estinto da  “Novelle per un anno”

“Compresi ch’era la mano d’un malato povero, perché, quantunque accuratamente lavata come l’igiene negli ospedali prescrive, serbava tuttavia nella gialla magrezza un che di sudicio, indetersibile; che non è sudicio propriamente nella mano dei poveri, ma quasi la pàtina della miseria che nessun’acqua mai porterà via.”

“Levava di tanto in tanto sotto le coperte un ginocchio. La mano, dapprima inerte, si alzava con le dita tremolanti e quasi vagava su quel ginocchio levato, in una carezza intorno, che non era certo rivolta al ginocchio.”

“Povera mano, tu cosí gialla, cosí macra, con quel segno d’amore? Eh no! Di morte. Su un letto d’ospedale, non si sposa che in previsione della morte.”

La mano del malato povero da “Novelle per un anno”

“Arrivò cosí ai sessant’anni.
Allora la tensione, in cui per tanto tempo aveva tenuto lo spirito, d’un tratto si rilasciò.
Marco Picotti si sentí placato. Lo scopo della sua vita era raggiunto.
E ora?
Ora poteva morire. Ah, sí, morire, morire: era stufo, nauseato, stomacato: non chiedeva altro! Che poteva piú essere la vita per lui? Senza piú quello scopo, senza piú quell’impegno – stanchezza, noja, afa.
Si mise a vivere fuori d’ogni regola, a levarsi da letto molto prima del solito, a uscire di sera, a frequentare qualche ritrovo, a mangiare tutti i cibi. Si guastò un poco lo stomaco, si seccò molto, s’indispettí piú che mai della vista della gente che seguitava a congratularsi con lui del buono stato della sua salute. L’uggia, la nausea gli crebbero tanto, che un giorno alla fine si convinse che gli restava da fare qualche cosa; non sapeva ancor bene quale; ma certamente qualche cosa, per liberarsi dell’incubo che ancora lo soffocava. Non aveva già vinto? No. Sentiva che ancora non aveva vinto”
“Quando si sparse in paese la notizia del suicidio di Marco Picotti, nessuno dapprima ci volle credere, tanto apparve a tutti in contraddizione col chiuso testardo furore, con cui fino alla vecchiezza s’era tenuto in vita.”

L’uccello impagliato da “Novelle per un anno”

” Il valore della sua arte nuova, personalissima, s’è imposto, non già perché sia realmente compreso, ma perché l’imbecillità dei ricchi visitatori delle esposizioni d’arte è stata costretta dalla critica a fermarsi davanti alle sue tele. La critica? Via, una parola, la critica! Una parola che non vive, se non nei calzoni d’un critico. ”

Candelora da “Novelle per un anno”

 

Collaborazioni

In questo piccolo post voglio spiegare brevemente in cosa consistono i miei progetti esterni al blog Lettura e dintorni.

Sto collaborando attualmente come autrice con Circolo16 e Pagina Tre, entrambi blog di matrice letteraria ma che affrontano una molteplicità di argomenti culturali in genere, in entrambi posto alcune delle recensioni che scrivo qui o, viceversa, scrivo articoli appositamente per loro che poi condivido anche sul mio blog personale. Su Circolo 16 abbiamo anche un argomento settimanale sul quale i vari autori sono invitati a confrontarsi.

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Podcast su Pagina Tre del mio commento a “Canne al vento” di G.Deledda.

Sto collaborando in qualità di pittrice anche con Quartaradio, fornisco loro alcune immagini tratte dalle mie opere come illustrazione dei podcast registrati da Gaetano Marino, Gaetano mi manda il racconto che leggerà ed io vi abbino uno dei miei quadri e lo modifico in base al formato necessario.

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Tutto qui, sono piccole cose, ma le piccole cose fanno bella la vita.

Canne al vento di Grazia Deledda

copertinaTITOLO: Canne al Vento
AUTORE: Deledda, Grazia
Ebook di supporto all’ascolto di Liber Liber
TRATTO DA: Canne al vento : romanzo / di Grazia Deledda. – Milano : A. Mondadori, 1950. – 244 p. ; 20 cm. – (La Medusa degli italiani ; 50)”
Licenza:
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale”
Ascolto del libro mediante il podcast di Quartaradio
messa in voce di Gaetano Marino
canvento_400musiche di Ida Kelarova

 

Se avete difficoltà a leggere potete ascoltare il mio commento mediante il Podcast di Pagina Tre

Un inizio coinvolgente  

Eccomi qui a parlare di un altro classico che ho potuto assaporare gratuitamente grazie al lavoro di Gaetano Marino e di Liber Liber.

Faccio una piccola digressione. E’ vero che l’arte deve essere pagata, ed in quanto arte anche la letteratura, tuttavia per una lettrice forte non dotata di portafoglio ad organetto, riuscire a “leggere” alcuni libri senza dover spendere denaro è un grosso vantaggio. Esistono le biblioteche potete obiettare voi, sì, esistono. Ma nei libri presi in prestito non si possono prendere appunti o sottolineare come è mia abitudine, inoltre la possibilità di ascoltare un audiolibro mi permette di ottimizzare i tempi, nel momento stesso in cui dipingo ascolto, e così i mie pomeriggi raggiungono una pienezza vitale completa. Chiusa parentesi.

Ma torniamo al libro in sé. L’inizio è stato coinvolgente, appassionante nella sua semplicità, la Deledda mi ha portato nella sua terra facendomi immergere in un’ambientazione per me sconosciuta, rendendo tutto visibile e vero come se fossi stata lì.

Il romanzo è duro, come quasi tutti quelli ambientati in una certa epoca ed in certe terre lontane dal “continente”, tuttavia la durezza è molto mitigata dal linguaggio dolce usato dalla scrittrice che fa apparire ogni cosa naturale.

Purtroppo ad un certo punto della storia ho iniziato a disaffezionarmi al libro, ha iniziato ad apparirmi pesante e l’ascolto a tratti è mi ha resa quasi insofferente… il cambiamento grosso c’è stato quando Efix per espiare la sua colpa decide di diventare un mendicante, a mio parere qui il romanzo ha iniziato ad indebolirsi ed a trascinarsi un po’, ovviamente è il mio modestissimo parere.

Ho apprezzato le descrizioni naturalistiche e quelle dei personaggi, descritti forse in modo più distaccato del paesaggio, come se il popolo sardo fosse più arduo da conoscere della natura stessa.

Citazioni:

“Come pesano questi ricordi, pesano come il secchio d’acqua che tira giù nel pozzo.”

 

“Adattarsi bisogna» disse Efix versandogli da bere. «Guarda tu l’acqua: perché dicono che è saggia? perché prende la forma del vaso ove la si versa.»
«Anche il vino, mi pare!»
«Anche il vino, sì! Solo che il vino qualche volta spumeggia e scappa; l’acqua no.»
«Anche l’acqua, se è messa sul fuoco a bollire,» disse Natòlia.”

 

“Loro? Sono come i santi di legno nelle chiese. Guardano, ma non vedono: il male non esiste per loro.”

 

“La vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca.”

 

“Siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.”

 

I Viceré di Federico De Roberto

image_book-1I Viceré
Di Federico De Roberto
Editore: E-text / Audiolibro – Liber liber Numero di pagine: 496
Isbn-10: A000060243 | Isbn-13: 9788897313045
Fonte: I Vicere / Federico De Roberto ; a cura di Sergio Campailla. – Ed. integrale. – Roma : Biblioteca economica Newton, 1995. – 416 (Biblioteca economica Newton. Classici
  • Cecchini, Silvia (ruolo: Voce)

Link per il Download dell’Audiolibro

 

Soap opera ottocentesca  (4,6 stelle) 

Lo confesso, se non ci fosse stata Silvia Cecchini a leggermi questo mastodontico libro non ce l’avrei fatta a portarlo a termine, sicuramente non avrei superato la prima parte che è sicuramente la più pesante e la più faticosa a livello mnemonico, per la grande quantità di personaggi da imparare a conoscere.

In questo testo non si salva nessuno, ci mostra una società dove l’unico sano muore suicida; una sorta di Beautiful dell’800 in cui si fanno alleanze tra parenti serpenti, si decidono le sorti dei figli in base a regole dettate dall’interesse e tutta una serie di manovre letteralmente disgustose a livello umano. Attuale e lucido ci offre un inizio pesante e lento, poi maggiormente fruibile. De Roberto scrive un’opera meno coinvolgente emotivamente e più politicizzata di quelle del coevo ed amico Verga, ma di un enorme valore umano e storico. Dal punto di vista letterario ho trovato lo stile abbastanza scarno, dettagliato ma essenziale, apparentemente privo di partecipazione e di giudizio… che poi quando l’autore non da un giudizio esplicitamente emette sentenze ancor più efficaci.

Leggere questi romanzi è demoralizzante, se hai un barlume di utopia, di speranza in un mondo migliore con I Viceré ci metti una pietra sopra. Qui si trova l’umanità nelle sue caratteristiche immutabili, c’è il passato, il presente ed il futuro.

Dire di più sarebbe inutile, per cui passo a riportare alcune CITAZIONI con commento.

“«Il Re e i deputati assieme. Il Re può badare a tutto? E vedi lo zio come fa onore alla famiglia? Quando c’erano i Viceré, i nostri erano Viceré; adesso che abbiamo il Parlamento, lo zio è deputato!…»”

CHI SA REMARE NON AFFONDA MAI, NEMMENO SE CAMBIA IL VENTO…

“Non contento di esercitare personalmente tanto potere, ficcava i suoi aderenti da per tutto perché facessero il suo giuoco: così Giulente zio aveva avuto la direzione della banca, così Giulente nipote era stato fatto sindaco!…”

“Delle cariche pubbliche s’era servito per accomodar le sue cose; i denari impiegati nella rivoluzione gli fruttavano il mille per cento! Così spiegavasi il suo patriottismo, la commedia della sua conversione alla libertà, mentre casa Uzeda era stata sempre covo di borbonici e di reazionari”

“«Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…» Se non aveva pronunziato le parole, aveva certo messo in atto l’idea; perciò vantava l’eccellenza del nuovo regime, i benefici effetti del nuovo ordine di cose! Le leggi eran provvide quando gli giovavano”

Avevano promesso il regno della giustizia e della moralità; e le parzialità, le birbonerie, le ladrerie continuavano come prima: i potenti e i prepotenti d’un tempo erano tuttavia al loro posto! Chi batteva la solfa, sotto l’antico governo? Gli Uzeda, i ricchi e i nobili loro pari, con tutte le relative clientele: quelli stessi che la battevano adesso!

“«Pensi ancora alla destra e alla sinistra?» esclamò ridendo il duca, che aveva in tasca la formale promessa d’un seggio al Senato. «Non vedi che i partiti vecchi sono finiti? che c’è una rivoluzione? Chi può dire che cosa uscirà dalle urne a cui hanno chiamato la plebe? Un vero salto nel buio!…”

“Non si parlava delle elezioni, ma il principe, affabile con tutti, s’informava dei bisogni del paese, ascoltava i reclami di tutti, prendeva note sopra un taccuino, e lasciava la gente ammaliata dai suoi modi cortesi, sbalordita dalla sua eloquenza ”

“Il ridicolo di quella pubblicazione, la goffaggine degli elogi di cui era piena non gli davano ombra, sicuro com’era che per un elettore che ne avrebbe riso, cento avrebbero creduto a tutto come ad articoli di fede.”

PERCHE’… ADESSO è CAMBIATO FORSE QUALCOSA?

“Ma noi non scegliamo il tempo nel quale veniamo al mondo; lo troviamo com’è, e com’è dobbiamo accettarlo. Del resto, se è vero che oggi non si sta molto bene, forse che prima si stava d’incanto?”

DEDICATO AI NOSTALGICI DEI BEI TEMPI ANDATI…

“ Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai Re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si considera investito d’un potere divino e d’ogni suo capriccio fa legge è più difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile… E poi, e poi il mutamento è più apparente che reale. Anche i Viceré d’un tempo dovevano propiziarsi la folla;”

INSOMMA…SE FAI POLITICA E VUOI OTTENERE SUCCESSO DEVI ESSERE UN GRAN BUGIARDO ED INGRAZIARTI IL POPOLINO…

“Tutti si lagnano della corruzione presente e negano fiducia al sistema elettorale, perché i voti si comprano. Ma sa Vostra Eccellenza che cosa narra Svetonio, celebre scrittore dell’antichità? Narra che Augusto, nei giorni dei comizi, distribuiva mille sesterzi a testa alle tribù di cui faceva parte, perché non prendessero nulla dai candidati!…»”

PERCHE’ MAI NULLA CAMBIERA’…

Una fra tante di Emilia Ferretti Viola (Emma)

Schermata 2016-04-12 alle 09.53.50TITOLO: Una fra tante
AUTORE: Emma [Ferretti Viola, Emilia](Milano, 1844 – Roma, 1929)
Società editrice partenopea
Cecchini, Silvia (ruolo: Voce)
DOWNLOAD AUDIOLIBRO

Un’invettiva

Una lettura il cui valore più che letterario è morale e politico. La storia è un po’ strappalacrime stile Heidi ed il modo di raccontarla è stilisticamente arcaico, con un uso dei verbi decisamente fantasioso per i giorni nostri; sicuramente leggendo questo libro e leggendone alcuni contemporanei è facile notare come la grammatica, nel corso degli anni, si modifichi e sia davvero un’opinione…

Non posso dire che il romanzo mi sia piaciuto, ma sicuramente per l’epoca in cui è stato scritto ha rappresentato un duro attacco alla falsa moralità e alla legalizzazione della prostituzione e delle case di tolleranza mediante il “Regolamento Cavour”. Forse oggi ci fa sorridere la ritrosia della protagonista, ma nel 1878 questa storia suscitò uno scandalo che arrivò fino al Parlamento italiano a causa della visione femminista dell’autrice ispirata dalla figura di Anna Maria Mozzoni ,una giornalista, attivista dei diritti civili e pioniera del femminismo in Italia.emma_ritratto

Un ringraziamento a Liber Liber e a Silvia Cecchini per le sue letture, probabilmente se non avessi potuto ascoltare la storia tramite la sua voce non avrei letto questo libro.

Il “progetto Manuzio” è una iniziativa dell’associazione culturale Liber Liber.
Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Internet: http://www.liberliber.it/
DOWNLOAD AUDIOLIBRO

Riporto solo alcune citazioni significative:

Perché questi enti morali, specialisti filantropici di malattie morali, non sono noti al popolino come l’oculista, il cavadenti, il professore di medicina che si è acquistato un nome nella cura speciale di una malattia?

Era una cordialità selvaggia; una cordialità mista ad un desiderio maligno di far fare ad un’altra ciò che facevano loro, di metterla al medesimo livello. Quell’istinto d’assorbire, d’assimilarsi e d’affratellarsi che nasce sempre negli animi traviati, nei colpevoli e nei tristi. Il bisogno di crescere di numero e di formare una maggioranza; di sostituire alla qualità la quantità.
Istinto d’assorbimento morale, istinto potente, che possediamo tutti; legge d’attrazione intorno alla quale gravita tutto il mondo intellettuale, che ora chiamasi proselitismo, ora fanatismo, ora corruzione, e ora, quando sia forte e s’incarni gagliardamente in uno solo, chiamasi anche despotismo.

Era una delle maggiori e più ripugnanti miserie della società, quella che chiacchierava e rideva in quell’ora, eccitata e nervosa, intorno alla tavola ove sedeva la Barberina.
Era una miseria avida di vivere, pigra e oziosa, eppur sempre trafelata e ansante, che non ha tempo da perdere, eppure non lavora mai; e che nella furia di vivere spende tutte le sue forze. Miseria che ha paura e che vende la sua paura; miseria che soffre di febbre e vende le sue febbri; miseria che è sfacciata e vende la sua sfacciataggine; miseria che talvolta sa fingere vergogna per vendere anche quella. E in quella furia di dare per vivere, di farsi a brani per dividersi e suddividersi e darsi a tutti, in quel molteplice suicidio morale che la società compra a caro prezzo, si consuma con rapidità vertiginosa tutta quella misera gioventù. Ma la sciagura non finisce mai. In quelle vecchie vesti entrano, sempre vive e belle, nuove bambine e nuove donne.
La società ne ha bisogno, le vuole.
Sono vittime che la civiltà richiede. La loro bellezza e la loro gioventù sono una garanzia di ordine e di tranquillità.
La società soffre di un male incurabile, e ha cercato in esse il suo rimedio.

E le donne per bene, passando dinanzi ad esso, dopo aver guardato in su e dopo aver letto quella parola, volgevano la testa dall’altro lato, ora con disgusto, ora con malizia, talvolta con ira.
Era una prostituta.
Esse invece erano libere, mentre quella disgraziata era una schiava; e la sua giovinezza non la poteva scusare, ma l’accusava anzi maggiormente; il suo male non era per esse se non altro che una prova degli eccessi commessi nella colpa stessa, e per questa ragione nessuna, passando, si fermava presso al suo letto.
Donne galanti, mogli adultere, giovanette viziose, tutte passavano, guardandola con disprezzo.
Era una prostituta.
Non aveva più nulla in comune con le altre, non era più donna come loro, ma era soltanto una femmina; e la sua esistenza gravitava oramai inesorabilmente nella cerchia ributtante della propria femminilità.
Abbiezione irrevocabile, che agli occhi di tutti non appare come una disgrazia ancor maggiore per la sua irrevocabilità, ma anzi sembra più abbietta perché senza rimedio, e trae dalla stessa sua disperata condizione un obbrobrio sempre crescente, come ai tempi della schiavitù il non essere libero imponeva un marchio d’inferiorità crudele e assurdo.

Portarono quest’onta gli schiavi; la portano tuttora le prostitute, e la condividono tutti quei miserabili che soffrendo d’un’ingiustizia sociale, e non potendo punirla, la subiscono