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Letterina a Babbo Natale

Raccolgo l’invito di Circolo 16 a scrivere la mia letterina a Babbo Natale con i miei desideri per il 2017.

Poiché alcune teorie sostengono che è meglio parlare delle cose che veramente vorremmo al presente, e parlarne come se già le avessimo ottenute, eviterò di chiederle a Babbo Natale perchè altrimenti sarà ovvio e palese che ancora sono in attesa di realizzare i miei sogni e mi concentrerò solo su desideri ininfluenti.

Caro Babbo Natale,

l’albero non l’ho fatto, spero non sia un problema per te, non ho nemmeno un caminetto per farti calare giù, ma se ti va di fare un salto i regali puoi lasciarmeli comunque fuori della porta.

Allora ecco qua la mia lista:

  • 2 federe bianche di cotone 
  • Un libro o due di quelli che consiglia Michela Murgia nel programma di Rai Tre
  • Un telo antipelo per proteggere la trapunta sul letto 
  • Il profumo Argan di Erbolario

Se hai tempo passa, se non passi fa lo stesso, tanto le cose davvero importanti le ho già o comunque mi convinco di averle, e chissà che il giochino non funzioni e non si materializzino davvero!

Saluti alle renne.

Monica

Tre parole

Questo mio contributo al settimanale sembrerà più una freddura che un post vero e proprio, ma così è.

Poche parole da dire, poca voglia di dilungarsi e soprattutto l’ironia che vuole uscire, perché anche questo sono.

INTERVISTA

“Perché non leggi libri?”

“NON HO TEMPO”

Ovvio che leggere non è peccato!

Eccomi qua a rispondere alle domande di Circolo 16, stavolta sarò brevissima!!!!!!!!

  • Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?

  1. Viaggiare con la mente visto che con il corpo viaggio poco
  2. Migliorare le mie conoscenze ed il mio vocabolario
  3. Trovare autori che riescano ad esprimere i concetti che ho dentro ma che non riesco ad esprimere con le parole o che me ne facciano acquisire di nuovi.
  • Quali sono i 3 libri che consiglieresti a chi non legge?

  1. Il Giornalino di Giamburrasca (non può non piacere!)
  2. Sostiene Pereira (di una bellezza semplice)
  3. Fahrenheit (magari capisce l’importanza dei libri!)
  • Quali sono le 3 azioni che identifichi con il peccato?

  1. Perdere tempo prezioso
  2. Omettere di dire ti voglio bene
  3. Consumare se stessi nell’odio

 

 

DOMANDE E RISPOSTE PER SETTIMANALE 16

Ecco la domanda posta al circolo letterario:Cosa fa di un buon libro un buon libro?

Quali sono gli ingredienti che rendono un libro indimenticabile?

Se bastasse seguire una ricetta tutti potrebbero scrivere ma non è così. Sicuramente l’ingrediente principale è che l’autore abbia qualcosa da dire e che lo sappia dire bene…al limite può anche dire poco ma quel poco dovrà essere detto in modo sublime.

Copertina, argomento, casa editrice, marketing?

Su di me la copertina ha grande presa ma sto imparando ad ignorarla, troppe volte mi sono fatta ingannare da immagini allettanti che hanno rivelato un vuoto assoluto di contenuti. Allo stesso modo copertine infami hanno celato capolavori, un’esempio è la copertina di “Abigail” di Magda Szabò, credo sia la copertina più brutta che abbia visto in vita mia ma cela il testo di una scrittrice formidabile.

La casa editrice può essere una garanzia ma non sempre, ho letto libri di Einaudi pubblicati solo perchè di autori ormai consacrati ma non all’altezza delle altre opere pubblicate in precedenza, ho avuto buone esperienze con Fazi editore e Minimum fax, ma fare di tutta l’erba un fascio sarebbe un errore.

Il marketing? Sicuramente serve per vendere libri a chi non legge abitualmente e si fa infinocchiare.

Cosa ci vuole nel 2016 affinché un libro ottenga non solo successo commerciale ma essere considerato di qualità?Perché non so se vi siete accorti ma le cose ultimamente non vanno sempre a braccetto! Cosa fare da scrittore? Quali strategie seguireste?

Sinceramente a queste domande non so cosa rispondere…

 E da lettori? Cosa vi fa apprezzare un libro più di un altro?

Da lettrice devo ammettere che i miei gusti sono cambiati nel tempo, sicuramente da quando leggo molto si è affinato in me il senso del bello e della purezza dello stile della scrittura ma anche l’amore per la capacità di sintesi. La cosa che apprezzo maggiormente è la dote di chi riesce in una frase ad esprimere chiaramente un concetto che a me ci vorrebbero pagine e pagine per esporlo. Altra cosa che al momento amo e cerco nei libri è la VERITA’, una verità assoluta di idee, fatti esposti e soprattutto una verità morale dell’autore. Ho imparato a riconoscere chi scrive per compiacere e chi invece scrive perchè ne ha un bisogno primario, un’espressività esplosiva che deve uscire. Raramente chi scrive per compiacere o per vendere esprime verità nei suoi libri. Resta fermo il fatto che qualsiasi concetto a mio avviso debba essere comunque espresso in una forma consona, la cialtroneria letteraria la detesto. Detto in parole povere : puoi raccontarmi la storia più bella del mondo ma se non conosci gli strumenti per farlo non sei uno scrittore.

Parlare con le immagini

Argomento settimanale: Interazione tra scrittura e immagini
Le immagini possono scrivere parole? Con questa domanda lancio ufficialmente il nuovo argomento settimanale: l’interazione e contaminazione tra scrittura e mondo visivo. Quale rapporto intercorre tra le immagini e le parole?
(Circolo 16)

Le immagini possono scrivere parole? Certo che sì.

Fin dall’antichità si parlava al popolo mediante le immagini prima che con le parole, quando l’alfabetizzazione era rarissima si indottrinavano le persone tramite affreschi, mosaici, dipinti e così via.

Talvolta le parole non si trovano per esprimere certe sensazioni mentre tramite le immagini, che possono essere figurative o astratte, le sensazioni arrivano…vero è che un bravo scrittore riesce a trasmettere emozioni o concetti anche senza bisogno di immagini, così come un bravo pittore riesce a dare un messaggio anche senza spiegare il suo quadro verbalmente.

Credo tuttavia che, a meno non si voglia dare un messaggio estremamente semplice, l’immagine si presti a maggiori fraintendimenti della scrittura o della lingua parlata. Questo lo vivo sulla mia pelle ogni volta che mostro una mia opera, che io abbia un’intenzione comunicativa o meno, ognuno tende a vederci quello che più gli aggrada, talvolta ottengo anche un effetto opposto alla mia intenzione iniziale.

dollineAd esempio con uno dei miei ultimi progetti intitolato DollSamantha volevo alleggerire la mia produzione artistica, avevo voglia di ironia e vivacità, e credevo che questo venisse percepito anche dal pubblico… non vi dico come sono rimasta basita quando mi hanno detto che i miei quadri erano inquietanti!!! Ho provato a guardarli con occhi estranei, ed effettivamente, se uno proprio vuole un po’ di inquietudine può trovarcela, e può anche riflettere sul mascheramento della donna non più giovane, e mille altre fisime…solo che la mia intenzione iniziale non era quella! Quindi la mia conclusione è  che  esprimersi a parole rende di certo il pensiero meno equivocabile, anche se credo sia insita nell’animo umano un’incomunicabilità di fondo per cui il cervello che recepisce non capirà mai al 100% il messaggio del cervello che lo manda.

La pluralità espressiva è comunque  una ricchezza maggiore rispetto all’esternazione del pensiero mediante un solo mezzo, credo che non ci sia nulla di più bello al mondo del potersi esprimere contemporaneamente con tutte le doti che abbiamo a disposizione, mescolandole tra loro e stimolando la nostra creatività; dipingere, scrivere, cantare, suonare, ballare…sono tutti modi di comunicare interagibili,  fortunato chi riesce ad usarli tutti.

Quando deve sentirsi uno scrittore responsabile per le sue parole?

Questa settimana la domanda del Circolo 16 è: Quando deve sentirsi uno scrittore responsabile per le sue parole?

Conscio dell’effetto che le proprie parole potrebbero avere su chi le legge, uno scrittore dovrebbe porsi una sorta di etica della scrittura? Siamo responsabili per il modo in cui vengono interpretate le nostre parole? È corretto limitare la propria poetica anche solo per il tenue rischio che questa possa essere interpretata in modo estremo dalla persona sbagliata?

È una questione più elevata e più generale quella che vi pongo: avvertite mai il peso della responsabilità per ciò che scrivete?

Ed eccomi qua… sempre più difficile far parte di questo circolo perchè pare che la domanda sia rivolta ad uno scrittore, ma io scrittrice non sono…ma sono artista, quindi faccio ogni volta una sorta di deviazione mentale e mi pongo la domanda riferita più alla pittura che alla scrittura, anche se ovviamente scrivo sui miei blog.

La risposta riferita alla pittura è NO. La risposta riferita alla scrittura sui blog è NI.

Non mi sento responsabile dell’effetto che la mia comunicazione artistica può avere su chi ne fruisce. O meglio mi sento responsabile, per ciò che esprimo e affermo, ma non mi sento responsabile per come l’altro lo riceve o lo interpreta.

Mi pare ovvio che ciò che dipingo o che scrivo sui blog sia in linea con la mia etica umana, sono consapevole che non posso piacere a tutti, e di piacere agli ottusi e ai bigotti non me ne frega nemmeno… Diciamo che cerco di essere abbastanza libera quando realizzo un’opera e che dico le cose abbastanza fuori dai denti quando scrivo sul blog, ovviamente stando attenta a non incorrere in censure facendo nomi ( vedi il post “Le puttane dell’Arte”).

Questa mia libertà comunque viene quasi sempre censurata, un chiaro esempio è stata la mia serie pittorica NOTabù incentrata sulla rappresentazione di falli, vulve e seni, che nessuno ha avuto il coraggio di esporre…Comunque capita anche, per fortuna,  di incontrare persone dalla mente più fluida che con atti di coraggio, considerando che siamo in provincia, mi espongono un quadro apertamente gay friendly come nel caso di We are family.  In effetti sì,  posso dire che in piena consapevolezza dipingo e scrivo ciò che penso, senza troppo pensare agli effetti postumi, ma non so dire se sia un bene o un male, dico solo che non so fare altrimenti, sono sempre stata una che ci mette la faccia.

In un certo senso vengo censurata spesso anche quando scrivo, spesso tacciata di superbia semplicemente perchè la diplomazia non è il mio forte, ma non trovo giusto limitare il mio pensiero o la mia creatività per non urtare il lettore dei miei post o il fruitore dei miei quadri…tanto come fai sbagli e non puoi accontentare tutti, quindi l’unico modo possibile è essere coerenti con sé stessi e stop.

L’unica censura che mi pongo è quella relativa al rispetto per gli altri, ci sono limiti, difficilissimi da stabilire purtroppo, che non devono essere valicati. C’è differenza tra l’esprimere il proprio pensiero, sia a parole che mediante la pittura, e l’essere offensivi verso qualcuno, spesso il limite non si vede bene e finisce che facciamo del male a qualcuno a cui non vogliamo, tuttavia spesso le persone si risentono anche se il nostro modo di esprimerci è stato corretto, si offendono semplicemente perchè la pensiamo in modo diverso, e questo diventa un problema loro.

Quindi, per sintetizzare, tanto peso non lo sento per ciò che esprimo, lo sento più che altro per  il fatto di non essere capita o di essere circondata da mummie viventi che se potessero vestirebbero anche i nudi della Cappella Sistina dipinti da Michelangelo.

#Settimanale16: conosciamoci meglio!

Ecco qui ciò che ho scritto sul tema della settimana:

Non ho velleità letterarie

Non ho velleità letterarie, vorrei che questo fosse chiaro mentre mi accingo a scrivere  il mio articolo per il #settimanale16.

Sono una pittrice che ama esprimersi anche con la scrittura e con la musica, ma resto una pittrice, non sono una cantante, né una chitarrista né tantomeno una scrittrice.

La scrittura per me è un mezzo per esprimermi più facile della lingua parlata.

Se mi esprimo a voce i concetti arrivano in ritardo, la terminologia mi sfugge… se mi metto a scrivere invece le dita non riescono a star dietro ai pensieri e le parole giungono in testa al volo… chissà perché.

Da piccola scrivevo racconti e li illustravo, ma era soprattutto un pretesto per disegnare.

Adesso scrivo sui blog e i socialnetwork perchè ho bisogno di comunicare il mio pensiero in modo chiaro.  La pittura è soggetta per sua natura ad essere  liberamente interpretata più della scrittura, quando dipingo il fraintendimento è quasi cercato e voluto; se scrivo no, voglio mandare un messaggio ben preciso e mi impegno affinchè ciò avvenga, anche se devo ammettere che spesso i fraintendimenti ci sono ugualmente, forse è normale che sia così, che l’incomprensione regni sovrana, nonostante tutto.

Quindi non posso pienamente rispondere al quesito del tema proposto questa settimana, io non sono stata folgorata dalla scrittura, la ritengo semplicemente un mezzo meraviglioso per comunicare.

Scrivere sicuramente allevia anche la solitudine. Personalmente ho una vita parecchio ritirata, con poche occasioni di scambio verbale e soprattutto culturale, e questo un po’ mi affligge, sento la mancanza di parlare con persone dai miei stessi interessi. Con la scrittura in parte questo disagio viene ovviato, scrivo sui blog ( adesso con Circolo 16 siamo a 4!) se devo comunicare novità sul mio lavoro, se devo sfogarmi, se voglio parlare di un libro, se voglio condividere una ricetta inventata…la scrittura in questo caso è un messaggio nella bottiglia che può incontrare persone con i miei stessi interessi e con le quali può iniziare un  dialogo seppur con tutti i limiti del caso.

Che altro dire? Aspetto i post degli altri autori.

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