Abbandonati

Non ce l’ho fatta…

Le uova del drago di Pietrangelo Buttafuoco e le stroncature di Michela Murgia

image_bookStamani ho visto un video di Michela Murgia nel quale stroncava un libro di questo autore e mi sono ricordata che anni fa avevo iniziato a leggere un suo romanzo e che lo avevo mollato quasi subito. Evidentemente non lo avevo ritenuto degno nemmeno di essere inserito nel blog perché qui non c’era nemmeno tra i libri abbandonati, però ho ritrovato cosa avevo scritto sulla piattaforma Anobii…

Reduce dalla lettura de “La Mennulara” ho pensato bene di restare in Sicilia ma ho trovato uno stile che mi ha quasi infastidito. Il modo di scrivere sarà anche colto ma, o è quel colto talmente elitario che me tapina non comprendo, oppure è un travestito da colto che dietro una scrittura arzigolata nasconde un’incapacità di suscitare emozioni.
La descrizione iniziale della protagonista mi sembra paragonabile a quella di romanzetti di terz’ordine, sembra quasi di trovarsi di fronte a wonder woman. Si afferma che il personaggio di Eughenia sia realmente esistito e che la storia di cui Buttafuoco scrive sia vera…beh scritta così mi pare poco credibile.

Ovviamente tra la mia vecchia recensione e l’intervento di Michela Murgia a “Quante Storie” su Rai Tre sull’ultimo libro di questo autore c’è un abisso… comunque sulla vacuità e misoginia di questo autore credo siamo d’accordo…

A tal proposito voglio linkare qui il video della stroncatura ad opera di questa donna e scrittrice fantastica che io stimo e seguo con ammirazione.

LINK AL VIDEO

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Ma quanti ne abbandono!!!

image_bookMeglio dirselo
Di Daria Colombo
Editore: Rizzoli
Numero di pagine:234 Formato:Copertina rigida
Isbn-10: 8817040452 | Isbn-13: 9788817040457 | Data di pubblicazione: 01/04/2010

 

Non è brutto ma…

Storia prevedibile, stile più che lineare. Abbandonato dopo un’ottantina di pagine per sopravvenuta noia. Non si può definire un brutto libro ma non è una buona letteratura secondo me. Può andar bene per chi legge sporadicamente e cerca una storia che faccia riflettere senza risultare pesante, ma per me che sono abituata a leggere molto questa mancanza di stile risulta davvero noiosa…inoltre la storia è già sentita, in certi punti mi ha ricordato molto Sofia veste sempre di nero di Paolo Cognetti, che anche quella non è un capolavoro ma sicuramente più originale.

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Desideri
Di Susan Minot

Editore: Mondadori
Lingua: Italiano | Numero di pagine:164
Isbn-10: 8804333030 Data di pubblicazione: 01/01/1990
Traduttore: Spallino Rocca C.

 

 

L’unico desiderio è che finisca presto

Il primo racconto è passabile, racconta di un’adolescenza squallida che per fortuna non mi appartiene, a mio parere vuole scimmiottare (senza riuscirvi ) lo stile di Raymond Carver, ma di fatto questo è ul libro frutto del suo tempo che non ha nulla da lasciare in eredità a chi viene dopo.

Gli altri racconti che seguono sono insipidi, arrivata a metà decido che non vale proprio la pena perderci tempo e lo abbandono.


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 Flatlandia
Racconto fantastico a più dimensioni
Di Edwin A. Abbott

Editore: Adelphi (gli Adelphi, 50)
Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue)
Isbn-10: 8845909824 | Isbn-13: 9788845909825 | Data di pubblicazione: 01/02/2011 | Edizione 19
Curatore: Masolino D’Amico ; Postfazione: Giorgio Manganelli

Genio compreso e abbandonato

Dopo essermi letta prefazioni e postfazioni ed aver capito il valore intrinseco di questo testo ho abbandonato la lettura vera e propria per sopravvenuta incompresnione con soonolenza annessa.

La mia è una mente umanistica, se nell’umanesimo si cominciano ad infilare troppi concetti geometrici, il neurone mi va in tilt, quindi posso tranquillamente dire che il libro mi è sembrato interessante nel suo concetto ma quasi illeggibile nella sua forma.

Consigliato agli adolescenti.


image_bookIl morbo di Haggard
Di Patrick McGrath

Editore: Adelphi Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208
Formato: Paperback
Isbn-10: 8845916731 | Isbn-13: 9788845916731 Traduttore: Annamaria Raffo

NO VIA…  
A me questi romanzi morbosi proprio non piacciono. Anche se è scritto decentemente si avvolge su se stesso per non dire nulla, mi pare una storia senza senso, non ci trovo niente di interessante da capire o da gustare… una settimana persa per sforzarsi di leggere 70 pagine e decidere che non vale la pena.

 

Il processo di Franz Kafka

 Il processo

Di Franz Kafka

Editore: Einaudi (ET Classici)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 259 |

Isbn-10: 8806223429 | Isbn-13: 9788806223427

Traduttore: Primo Levi

Un capolavoro se si riesce a leggerlo.
Ieri sera mi appresto a prendere finalmente in mano “Il processo” di Kafka, sapendo già che sarà angoscioso e come finirà, con che cuore mi accingo a leggere questo libro? Leggendo la trama e la nota del traduttore già mi sento catapultata in un atmosfera da “Fahrheneith 451” o “1984” ma inizio a leggere.
Dopo venti pagine il senso dell’assurdo, di impotenza, d’incomprensione e di angoscia mi hanno già travolta.
Chiudo il libro ma non riesco a dormire.
Provo a contare le pecore, come mi ha insegnato mio marito, ma su di me non funziona.
Dopo una notte agitata penso che forse il messaggio lo si capisce già dalle prime pagine e non è necessario continuare una lettura che mi da così fastidio… forse è un libro da leggere il giorno.
Decido di abbandonarlo, con dispiacere e facendo tanto di cappello all’autore che è riuscito nel suo intento.

Ma che mi combini Niccolò Ammanniti?

Il momento è delicato
Niccolò Ammaniti
2012
Stile libero Big
pp. XIV – 370
ISBN 978880621240

Tempo perso

Sicuramente leggere in contemporanea a questo libro “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi non ha aiutato Ammanniti ad avere una buona considerazione, sta di fatto che non mi è piaciuto affatto.
Non ho pregiudizi verso i racconti, anzi, da alcuni autori sono stata folgorata proprio grazie a questo genere letterario, ma questi sono di una bruttezza eclatante.
Ammanniti sostiene che il racconto è paragonabile, rispetto al romanzo che è una storia d’amore, ad una notte di sesso; ecco, questi sono una notte di coito interrotto senza orgasmo.
Il momento era sempre delicato per pubblicarli, dice, ed era meglio se non li pubblicava affatto invece di propinarceli in un periodo di stanca tra un libro di successo e l’altro.
Il guaio è che quando un autore diventa famoso allora viene pubblicato tutto ciò che ha scritto, sapendo che verrà venduto sull’onda di ciò che di buono è stato fatto, e si pubblica anche la merda.
Solitamente non sono così scurrile e cattiva nei miei commenti, ma ho trovato questi racconti brutti, cattivi e senza senso.
Sarà che detesto lo splatter.

 


image_bookChe la festa cominci
Di Niccolò Ammaniti
Editore: Mondolibri
Lingua: Italiano | Numero di pagine:328 | Formato:Copertina morbida e spillati

Mah

Stavolta non ho perso nemmeno tempo, dopo poche pagine l’ho abbandonato.

A me di questa umanità penosa proprio non interessa, non ho voglia di leggere queste storie squallide. Ma dov’è l’Ammanniti di “Ti prendo e ti porto via”?

I giorni dell’abbandono: storie lasciate a metà.

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Michael Kohlhaas
La marchesa di O*** – Terremoto nel Cile
Di Heinrich von Kleist
Editore: Rizzoli – BUR

In parte mi è sembrato una lunga favola dei fratelli Grimm ed in parte mi è sembrato il “libro delle sfighe”…sinceramente non mi è piaciuto e l’ho mollato prima di riuscire a finirlo.
Al povero Kohlhaas capitano tutte le ingiustizie possibili e la storia per come era scritta non valeva a mio avviso lo sforzo di sopportare il nervoso indotto.


Jubiabá Di Jorge Amado

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Editore: Einaudi
Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue)
Isbn-10: 8806129589 | Isbn-13: 9788806129583

Ormai ho capito che Amado proprio non mi interessa… Dopo poche pagine senza infamia e senza lode sono andata a rileggermi la trama e mi sono chiesta se la storia mi interessasse veramente…e la risposta è stata NO.


L’ultima Contessa di famiglia di Antonio Barolini

 

Editore: Feltrinelli (I narratori; 124)
Lingua: Italiano | Numero di pagine: 311 | Formato: Copertina rigida
Isbn-10: A000217798 | Data di pubblicazione: 20/03/1968 | Edizione 1

Rilassante, anche troppo. 


Abbandonato dopo aver letto sette racconti. Il libro è scritto in modo piacevole ma non l’ho trovato eccessivamente interessante o stimolante. Si tratta di una serie di ricordi familiari nei quali ho riscontrato più la dolcezza del ricordo, la piacevolezza che si potrebbe avere se si facesse parte della stessa famiglia nell’ascoltare le storie dei propri avi; ma non facendo parte di questa famiglia, da lettrice esterna sinceramente non mi hanno appassionato e alla lunga mi stavo annoiando. Dei sette che ho letto quello che mi è piaciuto forse di più è il primo, più ironico forse ma soprattutto ambientato in America e per questo narrante atteggiamenti a me ignoti e che mi incuriosivano maggiormente.


Il soccombente di Thomas Bernhardt

Traduzione di Renata Colorni
gli Adelphi
1999, 9ª ediz., pp. 186
isbn: 9788845914935
Temi: Letterature di lingua tedesca
Pensai. 


No, non ce la faccio. Questo libro è un’istigazione al suicidio per ogni artista che non sia un genio, ed io un genio non lo sono… ma non voglio né suicidarmi né smettere di dipingere.
Inoltre questo intercalare continuo del verbo “pensai” mi ha reso quasi isterica.
No, non è un libro per me.
Proverò altro di questo autore perché un amico me ne ha parlato benissimo, sperando in qualcosa di diverso da “Il soccombente”.

Due libri “abortiti”

Ci sono dei libri di cui immediatamente riconosci il valore assoluto, ma che per una ragione o per l’altra non riescono a catturarti e a farsi leggere fino in fondo. E’ il caso di “Justine” di Lawrence Durrell e di “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman, curioso che siano capitati sul mio cammino nel corso dello stesso mese. 
Nel caso del primo sono riuscita a portarlo con fatica fino a metà per poi cedere definitivamente all’abbandono, per il secondo invece mi sono limitata ad una sessantina di pagine e a spizzicare qua e là per rendermi conto se era il caso di proseguire o meno, ed ho deciso di accantonarlo. Non li darò in pasto ai pescecani, può anche darsi che più avanti possa riprenderli, ma per adesso sono letture che, seppur a malincuore, ho dovuto abortire, sto attraversando una fase di grande stanchezza in cui non avanza nessuna energia per potermi concentrare in letture per me così faticose.

Justine

Editore: Longanesi & C. (I libri pocket, 30)
Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback
Data di pubblicazione: 01/03/1966 | Edizione 1
Traduttore: Liana M. Johnson
La motivazione principale che mi ha spinta ad abbandonare questo libro è la difficoltà della lettura. Sicuramente non ho la cultura necessaria per poter comprendere molti passaggi e di conseguenza la noia, dovuta all’incomprensione, ha preso il sopravvento; mi sono ritrovata a chiudere gli occhi leggendo frasi per me vuote di significato, elucubrazioni inconcepibili. Sono riuscita ad arrivare a metà solo perché le parti che riuscivo a comprendere sono scritte con uno stile eccellente e propongono ragionamenti filosofici interessanti; ma ciò non è bastato, mi sono dovuta arrendere all’evidenza che leggere due pagine per sera non è leggere, bensì stentare.

Che tu sia per me il coltello

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)
Lingua:Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue)
Isbn-10: 8804588195 | Isbn-13: 9788804588191 | Data di pubblicazione: 24/11/2008 | Edizione 2
Traduttore: Alessandra Shomroni
Grossman è indubbiamente un genio dell’animo umano e della letteratura, lo si capisce subito, sono bastate poche frasi a farmelo capire, ma questo libro per me è un macigno. Non amo particolarmente lo stile epistolare, in questo caso c’è l’aggravante (che potrebbe essere vista come un pregio) che buona parte del romanzo è epistolare a senso unico. Yair, il protagonista, ci sommerge, ci inghiotte in una voragine creata dai suoi pensieri a raffica, buttati giù nelle lettere inviate a Myriam, le cui risposte si intuiscono soltanto dai riferimenti di Yair. Questa valanga di pensieri e parole mi hanno sommersa, soffocata, ho trovato quest’uomo insopportabile, invadente, opprimente. Se mi fossi trovata al posto di Myriam sicuramente lo avrei denunciato per stalking. Ciò che mi ha rattristato nell’abbandonare questo libro è che in questo marasma di pensieri ci sono comunque delle gemme rare di poesia e di concetto che vale la pena assaporare, ma per me è fondamentale che nella lettura ci sia anche un piacere, e qui invece ho provato solo claustrofobia, una sensazione che nel mio stato di affaticamento attuale non è sopportabile, nemmeno in nome della buona letteratura.

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Tre commenti piccoli piccoli…

Copertina di Curarsi con i libri
Furbetto
Credevo si trattasse di un libro con fondamenti scientifico-filosofici maggiori, invece ho avuto l’impressione che si tratti soprattutto di un’operazione furba.
Ignoro se la versione originale anglosassone sia migliore, ma questa adattata per il pubblico italiano talvolta mi è parsa poco professionale, con consigli elargiti più a gusto personale che sulle basi di uno studio psicologico.
Alcune “cure” mi sono sembrate veramente di una banalità inaudita, l’unico pregio è la scorrevolezza della lettura. Resta da dire che di fatto questa è una lista di libri piuttosto interessante a cui si può attingere nel tempo, perciò, seppur interrompo la lettura tutta d’un fiato, lascerò questo libro come un almanacco da consultazione in tempi di crisi, seppur con tutti i limiti che presenta.
Copertina di Gli scarafaggi

Ho letto questo libro esclusivamente per esercitare il mio portoghese, altrimenti lo avrei lasciato quasi subito.
È un genere che non amo, seppur apprezzando la capacità scrittoriale dell’autore la storia mi disgusta e mi infastidisce alquanto, è successa la stessa cosa con “Le metamorfosi” di Kafka.

Copertina di La linea d'ombra

Una noia mortale.

A nulla è valso il tentativo di leggerlo anche mediante l’audiolibro di radio 3…
Noioso, mortalmente.
E ora, appassionati di Konrad, insultatemi pure.

Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino

Copertina di Diceria dell'untore

Bandiera bianca

Mi arrendo, alzo le mani, ammetto la sconfitta.
O voi di cultura media, volete sentirvi dei perfetti ignoranti? Leggete questo libro.
Ho avuto quasi subito la sensazio e di leggere un romanzo in un’altra lingua… Ogni due o tre frasi avrei dovuto prendere il vocabolario per conoscere il significato delle parole usate.
Mi dispiace ma per me questa storia è illeggibile, proseguire nella sua lettura comporterebbe uno sforzo tale che al momento non sono in grado di sopportare.

Middlesex di Jeffrey Eugenides

Copertina di Middlesex
 Più leggi e peggio è

Più libri leggo e più trovo similitudini, più trovo similitudini e più ho la sensazione che gli scrittori si copino l’uno con l’altro… Scoperta geniale non è vero?
A parte gli scherzi, l’inizio di questo libro mi ha ricordato vagamente “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” altro libro che ho abbandonato. Seppur il primo centinaio di pagine fosse abbastanza interessante vi ho trovato comunque degli elementi di disturbo, il solito incesto (stavolta tra fratelli) e le solite violenze a danno di persone inermi… Ecco, non ho voglia di leggere queste storie, sono stanca di certi argomenti. Nel proseguire del racconto c’è stato un cambiamento tematico tuttavia ho trovato il racconto un po’ noioso, non mi ha appassionata, mi sono fatta sgomentare dalla sua lunghezza ed ho realizzato che non avevo nessuna voglia di proseguire nella lettura. Peccato, leggendo la trama ero stata incuriosita dall’0riginalità cromosomica del protagonista, ma il libro mi ha delusa, e poco importa se ha vinto il Pulitzer.

Zia mame di Patrick Dennis

Copertina di Zia Mame

Simpatia forzata

Dopo aver letto molti elogi su questo libro ho deciso di leggerlo per passare momenti piacevoli e di svago. Di fatto ho ottenuto l’effetto contrario.
A ME questa Zia Mame MI irrita.
Una donna del genere mi può rimanere simpatica un minuto o al massimo il tempo di un racconto, ma leggerne per oltre 350 pagine è decisamente troppo, non mi fa sorridere, non mi diverte. Questa mi pare una storia un po’ superficiale alla stregua di molte altre attuali dello stile Kinsella, con la differenza che essendo stata scritta negli anni ’50 ha avuto modo di darsi un tono più intellettuale rispetto ai libri contemporanei dello stesso tipo.
Ho abbandonato la lettura dopo un centinaio di pagine.