Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

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Il giorno della civetta
Di Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi
Numero di pagine:137 | Formato:eBook | In altre lingue:(altre lingue)
Isbn-10: 8845970000 | Isbn-13: 9788845970009

LETTURA AD ALTA VOCE SU RADIO TRE

Capolavoro Assoluto ☆☆☆☆☆

Un’analisi lucida e perfetta condensata in un racconto, una storia emblematica in cui l’autore non ha potuto dire nemmeno tutto ciò che avrebbe voluto, perché quelli erano tempi in cui ancora non c’era la protezione, in cui la “mafia” non esisteva ufficialmente agli occhi dello stato.
Interessantissima la nota dell’autore che è la chiave di lettura di quest’opera.
Un libro da leggere almeno due volte per assaporarne a fondo la finezza ed il lavoro di cesello operato da Leonardo Sciascia, e se possibile ne consiglio anche l’ascolto della lettura fatta dallo splendido Toni Servillo sul sito di Alta Voce Rai.
Sinceramente questa perla della letteratura mi ha fatto venir voglia di leggere altro dello stesso autore, e allo stesso tempo mi ha fatto passare la voglia di parlarne, di farne un’analisi con commenti che sento sarebbero riduttivi.
E’ un libro talmente breve che consiglio di leggere e assaporare, e, non trovando le parole per esprimere ciò che mi abbia così tanto affascinato, lascio un po’ di citazioni, che parlano da sole.

CITAZIONI

“Io non guardo mai la gente che c’è: mi infilo al mio posto e via… Solo la strada guardo, mi pagano per guardare la strada”

“nessuno parla ma, per nostra fortuna, dico di noi carabinieri, tutti scrivono. Dimenticano di firmare, ma scrivono.”

“Ma dico: si è mai sentito uno sbirro parlare così a un galantuomo? È un comunista, solo i comunisti parlano così». «Non sono solo i comunisti, purtroppo: anche nel nostro partito ce ne sono che parlano così… ”

“cosca, gli avevano spiegato, è la fitta corona di foglie del carciofo”

“Ma è certo, comunque, che non l’ho scritto con quella piena libertà di cui uno scrittore (e mi dico scrittore soltanto per il fatto che mi trovo a scrivere) dovrebbe sempre godere.”

“«il sentire mafioso»: cioè di una visione della vita, di una regola di comportamento, di un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato.
Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.”

“Nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuoco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L’omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell’indice attivo della polizia; l’omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell’indice attivo della mafia.”

“Avrebbero dovuto darlo come precetto alla polizia, in Sicilia, pensava il capitano, bisognava non cercare la donna: perché si finiva sempre col trovarla, e a danno della giustizia.”

“«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»”

“«La Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio» (Don Mariano)”

“”Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma…”

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2 comments

  1. Lessi questo libro all’epoca e di Sciascia ho tutti i titoli praticamente. Mi aveva subito conquistato per forma e contenuti. Succinto, all’osso, si può ben dire che ha un suo stile che apprezzo ben più degli scrittori da centinaia di pagine dove lo stesso concetto viene fritto e rifritto all’infinito.
    Rileggo con piacere i passi da riportati, eloquenti, a maggior ragione per il motivo da te giustamente sottolineato, che a quel tempo l’esistenza della mafia era ufficialmente e ostinatamente negata.
    Considero Sciascia uno degli ultimi notevoli scrittori italiani, si può considerare ormai un classico.

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