La pelle di Curzio Malaparte

image_bookLa pelleDi Curzio Malaparte
Editore: Adelphi
Lingua: Italiano | Numero di pagine: 342 Isbn-10: 8845925285 | Isbn-13: 9788845925283

MA PERCHE’?  ☆☆☆☆☆

Ma perché un simile capolavoro non viene inserito nelle letture scolastiche? Forse troppo crudo? Forse troppo poco buonista?

Ecco cosa hanno trovato nelle carte inedite lasciate da Malaparte:

“Non so quale sia più difficile, se il mestiere del vinto o quello del vincitore. Ma una cosa so certamente, che il valore umano dei vinti è superiore a quello dei vincitori. Tutto il mio cristianesimo è in questa certezza, che ho tentato di comunicare agli altri nel mio libro “La pelle”, e che molti, senza dubbio per eccesso di orgoglio, di stupida vanagloria, non hanno capito, o han preferito rifiutare, per la tranquillità della loro coscienza. In questi ultimi anni, ho viaggiato, spesso, e a lungo, nei paesi dei vincitori e in quelli dei vinti, ma dove mi trovo meglio, è tra i vinti. Non perché mi piaccia assistere allo spettacolo della miseria altrui, e dell’umiliazione, ma perché l’uomo è tollerabile, accettabile, soltanto nella miseria e nell’umiliazione. L’uomo nella fortuna, l’uomo seduto sul trono del suo orgoglio, della sua potenza, della sua felicità, l’uomo vestito dei suoi orpelli e della sua insolenza di vincitore, l’uomo seduto sul Campidoglio, per usare una immagine classica, è uno spettacolo ripugnante.”

(notazioni dal”Journal d’un étranger à Paris”)

Sono rimasta sconcertata dalla bellezza di questo libro. L’unica pecca è che a tratti forse si compiace troppo nello sguazzare nella melma, ma è sicuramente specchio di una sofferenza realmente provata dall’autore, di una nausea verso tutto e verso tutti che  lo ha attanagliato in alcuni momenti della sua vita. Il libro è ambientato nel periodo finale della seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre, soprattutto a Napoli, ma anche a Roma e a Firenze. Malaparte ci narra  una “liberazione” diversa da quella festosa che spesso ci viene offerta, ci mostra il lato umano di  chi combatte e del popolo che si adegua come può e come sa… un’analisi cruda e feroce, alcune critiche dicono nichilista, a mio avviso realista. Nella sua parte iniziale mi ha ricordato “Il mare non bagna Napoli”di Anna Maria Ortese, ma questo libro forse è ancora più crudele.

Sinceramente analizzare ogni argomento affrontato nel libro e commentarlo in questo momento mi risulta troppo gravoso, ne uscirebbe una tesi infinita, perchè troppi sono i tasti toccati e troppe le cose da dire e le riflessioni indotte.

Ma ve lo scrivo a caratteri cubitali:

LEGGETELO

Citazioni

Dovreste essere soddisfatti di veder Napoli ridotta così» dissi a Jimmy quando fummo all’aperto.
«Non è certo colpa mia» disse Jimmy.
«Oh no» dissi «non è certo colpa tua. Ma dev’essere una grande soddisfazione per voi sentirvi vincitori in un paese simile» dissi «senza questi spettacoli come fareste a sentirvi vincitori? Dimmi la verità, Jimmy: non vi sentireste vincitori, senza questi spettacoli.»

n Europa, siamo giusti, càpita spesso di dover fare il pagliaccio per molto meno! E poi, quello era un modo nobile, un modo generoso di fare il pagliaccio, e non potevo rifiutarmi: si trattava di non far soffrire un uomo.

La morte non mi fa paura: non la odio, non mi disgusta, non è, in fondo, cosa che mi riguarda. Ma la sofferenza la odio, e più quella degli altri, uomini o animali, che non la mia.

“Ero stanco di veder ammazzare la gente. Da quattro anni non facevo altro che veder ammazzare la gente. Veder morire la gente è una cosa, vederla ammazzare è un’altra. Ti par d’essere dalla parte di chi ammazza, d’essere anche tu uno di quelli che ammazzano. Ero stanco, non ne potevo più. La vista di un cadavere, ormai, mi faceva vomitare: non soltanto di disgusto, di orrore, ma di rabbia, di odio. Cominciavo a odiare i cadaveri. Finita la pietà, cominciava l’odio. Odiare i cadaveri! Per capire in quale abisso di disperazione possa cadere un uomo, bisogna capire che cosa significa odiare i cadaveri.”

“«L’Europa è un mucchio di spazzatura» disse Jimmy «un povero paese vinto. Vieni con noi. L’America è un paese libero.»
«Non posso abbandonare i miei morti, Jimmy. I vostri morti ve li portate in America. Ogni giorno partono per l’America piroscafi carichi di morti. Sono morti ricchi, felici, liberi. Ma i miei morti non possono pagarsi il biglietto per l’America, sono troppo poveri. Non sapranno mai che cosa è la ricchezza, la felicità, la libertà. Sono vissuti sempre in schiavitù; hanno sempre sofferto la fame e la paura. Saranno sempre schiavi, soffriranno sempre la fame e la paura, anche da morti.”

Un’interessante documentario su Curzio Malaparte
http://www.raistoria.rai.it/embed/la-pelle-di-curzio-malaparte/13292/default.aspx

Brevi notizie biografiche:

“Nato a Prato il 9 giugno 1898 e morto a Roma il 19 luglio 1957, Curzio Malaparte (pseudonimo di Kurt Suckert) fu uno dei nomi più significativi nella vita letteraria italiana fra le due guerre. “Con l’arrivo degli alleati in Italia, Malaparte diventa ufficiale di collegamento tra il Corpo Italiano di Liberazione e il Comando Supremo Alleato.
Dopo il successo di “Kaputt”, segue quello della “Pelle” (1949) e sempre nel secondo dopoguerra pubblica: “Don Camaléo”, “Il sole è cieco”, “Due anni di battibecco” e “Maledetti toscani”. Malaparte alterna la sua attività di scrittore con altre, come le esperienze cinematografiche ‘Cristo proibito’ (1951) e teatrali: “Du cóté de chez Proust” (1948) e “Das Kapital” (1949) che venne stroncato dalla critica.”

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3 comments

  1. Mi ha fatto piacere leggere un tuo parere su questo libro, anche perché è da diversi mesi che il titolo mi frulla per la testa, seppure non mi sia ancora decisa ad acquistarlo. Ho sentito parlare gran bene di questo scrittore, del suo stile molto schietto e realistico, crudo e nello stesso tempo compassionevole, come in effetti risulta anche dagli estratti che hai pubblicato. Per quanto riguarda la scuola, è meglio che ci stendiamo sopra un pietoso velo, perché sono tanti gli autori meritevoli che vengono trascurati…

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  2. Mi sono molto ritrovato nell’inedito di Malaparte da te riportato in merito a vinti e vincitori. Lo condivido e lo vedo applicabile non solo in guerra ma anche in ogni campo, dalle carriere e sfide in un ufficio al calcio.
    Quanto al brano della conversazione tra l’io narrante e Jimmy, non so, a tratti sono tutto con l’autore con gli stessi sentimenti e a tratti… voglio dire: capisco lo sfogo dell’io narrante, ma il povero Jimmy… perchè la guerra chi l’ha scatenata? Incosciente doppiamente, primo perché le guerre non si fanno, per principio, e per secondo, perché l’Italia era notoriamente impreparata ed era un disastro organizzativo oltrechè di mezzi, come del resto continua ad esserlo.
    Vero che noi vediamo queste cose a distanza di settant’anni di pace, e Malaparte scriveva a macerie ancora fumanti, per cui umanamente la sua pietà e protesta, e in un certo senso vittimismo probabilmente sarebbero stati anche i nostri, o quanto meno i miei, fossi stato in quel frangente.

    Nota: La Pelle all’epoca destò un forte scandalo, per tanti motivi anche eterogenei. Per un falso moralismo, poi perché come anche i film neo-realisti, l’opera era accusata di propagandare una immagine negativa del nostro Paese, poi per “qualunquismo” dato che la cultura era fortemente politicizzata….
    Chiudo, ciao! 🙂

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