Parlare con le immagini

Argomento settimanale: Interazione tra scrittura e immagini
Le immagini possono scrivere parole? Con questa domanda lancio ufficialmente il nuovo argomento settimanale: l’interazione e contaminazione tra scrittura e mondo visivo. Quale rapporto intercorre tra le immagini e le parole?
(Circolo 16)

Le immagini possono scrivere parole? Certo che sì.

Fin dall’antichità si parlava al popolo mediante le immagini prima che con le parole, quando l’alfabetizzazione era rarissima si indottrinavano le persone tramite affreschi, mosaici, dipinti e così via.

Talvolta le parole non si trovano per esprimere certe sensazioni mentre tramite le immagini, che possono essere figurative o astratte, le sensazioni arrivano…vero è che un bravo scrittore riesce a trasmettere emozioni o concetti anche senza bisogno di immagini, così come un bravo pittore riesce a dare un messaggio anche senza spiegare il suo quadro verbalmente.

Credo tuttavia che, a meno non si voglia dare un messaggio estremamente semplice, l’immagine si presti a maggiori fraintendimenti della scrittura o della lingua parlata. Questo lo vivo sulla mia pelle ogni volta che mostro una mia opera, che io abbia un’intenzione comunicativa o meno, ognuno tende a vederci quello che più gli aggrada, talvolta ottengo anche un effetto opposto alla mia intenzione iniziale.

dollineAd esempio con uno dei miei ultimi progetti intitolato DollSamantha volevo alleggerire la mia produzione artistica, avevo voglia di ironia e vivacità, e credevo che questo venisse percepito anche dal pubblico… non vi dico come sono rimasta basita quando mi hanno detto che i miei quadri erano inquietanti!!! Ho provato a guardarli con occhi estranei, ed effettivamente, se uno proprio vuole un po’ di inquietudine può trovarcela, e può anche riflettere sul mascheramento della donna non più giovane, e mille altre fisime…solo che la mia intenzione iniziale non era quella! Quindi la mia conclusione è  che  esprimersi a parole rende di certo il pensiero meno equivocabile, anche se credo sia insita nell’animo umano un’incomunicabilità di fondo per cui il cervello che recepisce non capirà mai al 100% il messaggio del cervello che lo manda.

La pluralità espressiva è comunque  una ricchezza maggiore rispetto all’esternazione del pensiero mediante un solo mezzo, credo che non ci sia nulla di più bello al mondo del potersi esprimere contemporaneamente con tutte le doti che abbiamo a disposizione, mescolandole tra loro e stimolando la nostra creatività; dipingere, scrivere, cantare, suonare, ballare…sono tutti modi di comunicare interagibili,  fortunato chi riesce ad usarli tutti.

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10 comments

  1. Il pregio difetto delle immagini che non avendo didascalia o spiegazione o giuda si lasciano interpretare a piacimento e a sentimento,un pò come la poesia
    Rimani basita perche pensi che il tuo pensiero venga travisato o non capito?saranno interprezioni diverse dalle tue un modo,forse,per ampliare la visione del mondo visto con altri occhi
    comunque l’interpretazione rimane la forza delle arti visive ,è bello lasciare che ognuno esprima se stesso interpretando

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      1. Volevo aggiungere,le opere che tutti vedono come l’autore stanno nei musei solo perché qualcuno ci ha convinti che dicono quello ma chi lo sa che se è vero
        Rallegrati,se vuoi,di lasciare agli osservatori la libertà di vedere cio che sentono è un bel gesto ti ringrazieranno ed ameranno anche per questo

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  2. Parlare con le immagini? E perché?
    La parola è un medium abbastanza grossolano tra l’intimo pensiero e l’esposizione di un concetto, e la conseguente possibilità di comprensione e assimilazione dello stesso.
    A minare questo processo ci pensano le differenze linguistiche, le competenze grammaticali, la propensione al dialogo e le capacità narrative, inghippi meccanici oppure imponderabili che spesso portano al fallimento della trasmissione.
    L’immagine invece vola, non sente il bisogno di zavorre culturali per lanciare il suo messaggio; volerla assimilare alla parola è pari a tradurla in catene in una prigione di regole assurde ed equivoche.
    Sono abbastanza certo che l’homo sapiens, dopo le prima urla gutturali, abbia imparato a segnare le pareti delle caverne per rappresentare e trasmettere concetti più evoluti, per dare sfogo alle astrazioni che popolavano il suo cervello, non differente dal nostro, e forse persino più attivo.
    Che siano un brandello di velluto di Tiziano o una macchiolina di Pollock, esse non hanno bisogno di parole per esprimersi, esse sono, e tanto deve bastare al critico esperto che ci troverà tutto un percorso espressivo e all’ignorante estasiato (c’est moi) che non capisce ma accetta ignudo il piacere della contemplazione.
    Casomai il problema non è parlare con le immagini, bensì mangiare con le immagini.
    🙂

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      1. Ti comprendo, è difficile essere d’accordo con me, anche perché io non cerco quasi mai l’accordo, anteprima di una sterile entropia, bensì amo disturbare la quiete, far balenare prospettive escheriane, frutto magari di un puro e semplice spirito di contraddizione.
        Del resto sono dell’opinione che anche l’arte, se è arte, deve disturbare, probabilmente come sono riuscite a fare le tue dolls, in quanto l’artista dev’essere un “alieno” per i suoi contemporanei. Noi dobbiamo ammirare l’opera dell’artista “in fiducia”, possiamo fidarci solamente della nostra pelle o del nostro istinto, come per nostra fortuna hanno fatto molti mecenati, da Lorenzo a Peggy, e le persone comuni come me, sempre in cerca di “una porta sull’estate”. Potrei immaginare l’arte come una bellissima pianta che però farà sbocciare i fiori della comprensione per le generazioni future. La vera arte è come l’amore, non segue la logica e la convenienza, non cerca spiegazioni o meccanismi, non si trova dappertutto, ma si è trovati, altrimenti non è arte, è arredamento.

        🙂

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