Mare al mattino di Margareth Mazzantini

Mare al mattino
Editore: Einaudi (L’Arcipelago Einaudi)
Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback
Isbn-10: 8806211137 | Isbn-13: 9788806211134 | 
Data di pubblicazione: 01/11/2011 | Edizione 1
Artefatto?  (3,5 stelle)  
Forse si cambia, forse si apprezzano cose diverse con il passare del tempo, o forse semplicemente la Mazzantini ha modificato il suo modo di scrivere… o forse non mi ricordo più cosa mi piacque così tanto di lei. Non sono più riuscita a ritrovare la magia di “Venuto al mondo”, ma probabilmente sono passati cinque anni ed io non sono più quella che si innamorò di quel libro, le letture fatte hanno modificato i miei gusti, mi hanno resa più critica ed esigente.
Questo è un bel libro, ambientato nel periodo delle Primavere Arabe con flashback sul passato, all’inizio un po’ troppo aulico per i miei gusti, ma scorrevole nello stile e avvincente nell’argomento. Beh, che dire, aspettarsi una storia leggera dalla Mazzantini sarebbe inutile, e anche qui si trova la nostra brava tragedia. Un racconto che parla purtroppo di ciò che accade ogni giorno, dei dittatori e della povera gente, dei colpevoli e degli innocenti; la Mazzantini con pochi accenni riesce a dare una visione del perché così tanta gente muore in mare su quei barconi fatiscenti, ma lo fa con poesia, non è un libro dal taglio giornalistico, è un vero e proprio romanzo breve dove l’autrice lascia indietro il suo modo di scrivere duro e ci pone di fronte alla cruda realtà con morbidezza.
Nonostante questo non mi sono innamorata di Mare al mattino, forse mi è sembrato un racconto un po’ ruffiano, mi è mancata la durezza che forse certe storie meritano, tutta questa poesia nello scrivere mi è sembrata falsa, troppo artefatta.
L’unica frase che mi ha davvero colpito per la sua verità e bellezza è questa, e da sola merita 4 stelle:
“Gheddafi, hanno ammazzato Gheddafi.” <…> Non era andata su internet a vedersi il flagello, la fuga nel buco di cemento del topo insanguinato. Conosce la fine dei dittatori. Quando la carne diventa gomma da trascinare. L’insensatezza della rabbia postuma. Nessuna gioia, solo un macabro trofeo che sporca i vivi.”

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