La lunga attesa dell’angelo di Melania Mazzucco

Copertina di La lunga attesa dell'angelo

Appassionante

Resto stupefatta dalla capacità della Mazzucco di calarsi in panni non suoi. Jacomo Robusti detto Tintoretto è così credibile, così appassionato e reale che sembra essere davvero lui a parlarci, pare di leggere il suo diario e non una ricostruzione romanzata della sua vita ad opera di una scrittrice dei giorni nostri. L’autrice si è documentata moltissimo e i fatti narrati sono reali, ovviamente le considerazioni del pittore, i sentimenti esposti durante il delirio nella quale ripercorre tutta la sua vita, sono filtrati dalla capacità letteraria della Mazzucco e dal suo fervido potere immedesimativo.
I libri così lunghi mi sgomentano, vanno a mettere alla prova il mio lato impaziente e sbrigativo del sapere tutto subito. Questo non ha fatto eccezione. Quando mi apprestavo ad aprirlo per leggerlo percepivo la fatica e la smania di avere ancora molte pagine davanti, poi iniziavo e vi trovavo talmente tante verità che la lunghezza cessava di essere un problema.
Tuttavia, in questo romanzo, la Mazzucco, un pochino più concisa avrebbe potuto essere,  senza nulla togliere alla completezza del racconto, ma credo che sia una caratteristica dell’autrice una certa esagerazione, ridondanza, quasi ai limiti dell’eccesso. “La lunga attesa dell’angelo” è un libro barocco, più nel contenuto che nella forma.
Le parti del romanzo inerenti le considerazioni pittoriche sono quelle che maggiormente mi hanno coinvolta, forse perché in qualità di artista mi sento chiamata in causa. Molte affermazioni  di Jacomo in tema di pittura le ho sentite mie, mi ci sono rispecchiata come se l’autrice attraverso di lui avesse dato voce ai miei pensieri, come se alcune sue affermazioni fossero la spiegazione logica dei miei dipinti, dei miei ritratti. Lungi dall’avere la bravura e la fama di Tintoretto mi sono comunque rispecchiata nel suo bisogno di trovare un’essenzialità delle cose, nel cogliere l’umanità e non la solennità del ritratto, nel dare dignità anche alla gente comune attraverso la pittura, proprio ciò che sto facendo nel mio ultimo progetto pittorico.
Molto interessante la fotografia che la scrittrice ha fatto di Venezia, non solo dal punto di vista paesaggistico, bensì vedendola dall’ottica socio-politica. Ha fatto una descrizione ( di cui riporto subito sotto un’estratto) di un’attualità sconcertante, Venezia come l’Italia di oggi, certi meccanismi che si ripetono all’infinito nel corso dei secoli, meccanismi tipici dell’uomo evidentemente, visto che pur passando il tempo gli errori e le brutture sono gli stessi, senza correzione possibile.
“Dove la nascita decide il futuro delle persone più del loro talento. Dove i vecchi ostacolano i giovani, li riempiono di occasioni di svago e di piacere perché essi dimentichino di crescere e di soppiantarli. Dove a trent’anni ti considerano ancora una giovane promessa e ti rispettano solo quando ostenti i tuoi capelli bianchi.” Cit.

Belle anche le parti in cui si analizza il rapporto con i numerosi figli, rapporto per lo più inesistente con molti di essi, perché alla fine l’arte è tiranna, ti vuole tutta per se, ti prosciuga e finisce che per i rapporti umani ti restano poco tempo e poche energie. Il passaggio in cui parla delle figlie chiuse in monastero è tristissima, donne intelligenti tolte alla loro vita a causa dell’indifferenza del padre e dei costumi dell’epoca. Jacomo durante l’agonia si rammarica di questi suoi errori con i figli, ma ormai è troppo tardi per rimediare. La parte che ho apprezzato di meno è quella inerente il rapporto di affetto smodato e patologico per la figlia Marietta, l’unica veramente amata, amata troppo e in modo errato, pagine alla lunga ossessive e stancanti.
Nonostante alcuni frammenti un po’ sovrabbondanti comunque nel complesso questo è un libro molto bello, che consiglio a chi ama la pittura e le storie a tinte forti, dove le passioni non sono mai tiepide e dove gli accadimenti sono spesso crudeli.
Con le citazioni ho ecceduto, ma non potevo fare altrimenti, quelle evidenziate in neretto le sento talmente mie che è come se la Mazzucco mi avesse letto nel pensiero.

Citazioni

“È deludente il momento in cui scopri che la tua opera non ti appartiene più. Che non è affatto ciò che doveva essere – non è nemmeno la brutta copia delle tue intenzioni – ma che non potrà mai essere nient’altro.”

“Non ho preso più impegni da quando ho cominciato a temere di non poterle mantenere.”

“Io ero appena diventato me stesso. Vivevo per dipingere.… Mi liberavo di tutto ciò che avevo appreso, del desiderio di stupire, della paura di dispiacere, della necessità di dimostrare – citando gli altri esiti dei miei predecessori – ciò di cui ero capace.”

“Volevo lasciare il segno del mio passaggio sulla terra, ma avevo scelto di farlo creando non procreando.”
“È come se guardassi i miei modelli troppo da vicino, dal buco della serratura senza differenza e senza rispetto.”

“… la verità delle cose si nasconde nella loro apparenza, o forse è proprio allora apparenza: ma ha ragione, guardo le creature troppo da vicino, senza rispetto. Perché è così che guardo me stesso.”

Il processo di semplificazione richiede una vita intera… Una pupilla e la piega di una bocca mi bastano a raccontare che cosa è un uomo.”

“Ho lavorato tanto troppo, forse. Solo in quel modo, però, avevo l’illusione di bloccare la ruota, incastrare gli ingranaggi, dire alla vita: fermati. Solo dipingendo credevo di vivere, Signore.”

“Trovo fastidiosi i bambini. I loro capricci, la loro crudeltà, vigliaccheria e impotenza mi deprimono. Ho penato per imparare a dipingerli, perché tutti i bambini si somigliano, in fondo. Gli adulti sono talmente più interessanti. È la vita trascorsa che rende le persone uniche.

“Solo i giovani sprofondano regolarmente nell’incoscienza: essi non temono di non destarsi l’indomani.”

“Alla gente sembra naturale pagare un marinaio per pilotare una barca o il falegname che gli aggiusta un tavolo, non un artista che ti abbellisce un salotto, un palazzo o lo Stato – e forse ti farà vivere quanto le tue ossa saranno cenere. Non c’è niente di più umiliante che chiedere ciò che ti è dovuto, Signore.”

Si sorprese che un soggetto così volgare ripugnante potesse costituire invece la materia di un’opera d’arte. ho reso eterni tutti gli ammalati senza nome che hanno sofferto la malattia e tutte le malattie e tutti i dolori e tutte le sofferenze e le umiliazioni che il corpo morente procura. Quegli ammalati sono degni di figurare nell’opera di un grande artista.”

“Diventare così vecchi come sono io significa restare soli. Significa perdere non solo coloro che ci hanno amato o che abbiamo amato, ma perdere perfino il mondo in cui abbiamo vissuto e ritrovarsi in un mondo diverso e nuovo e incomprensibile come un continente sconosciuto. Al quale tentiamo di abituarci ma che non sarà mai il nostro.”

“E dipingere un essere umano vero, un essere umano qualunque – non un personaggio della mitologia o della religione – ti dà una responsabilità che non si può paragonare niente. Perché, alla fine, siamo noi accogliere la sua bellezza, cioè la sua verità. Siamo noi a farlo vivere.”

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