L’uomo che allevava i gatti ( e altri racconti) di Mo Yan

Copertina di L'uomo che allevava i gatti
Non ce la faccio. 
Mi sono bastati i primi due racconti per capire che si tratta di un libro molto bello.
Ma non ce la faccio.
La durezza e la crudeltà dei temi trattati, seppur con uno stile sublime, per me sono emotivamente TROPPO.
Il racconto “Il fiume inaridito” mi ha riportato alla mente il racconto di Giovanni Verga “Rosso Malpelo” sul quale ho ampiamente sofferto, forse per quell’infanzia trattata così duramente, così ingiustamente.
La Cina raccontata da Mo Yan è troppo “naturalmente cattiva” * perchè io mi azzardi a proseguire con la lettura.
So che chiudere gli occhi di fronte alla realtà, ad alcune realtà, non è giusto, ma c’è un istinto di sopravvivenza che, quando la mia sensibilità viene scossa troppo, mi dice di fermarmi.

*Ai miei occhi una parte di Cina è cattiva, come lo siamo stati in Italia molti anni fa. Cattiveria che scaturisce dalla povertà, dall’ignoranza, dalla sottomissione politica e culturale. La cattiveria di cui parlo la si può trovare ovunque siano ancora in vigore certi meccanismi di miseria umana, e in questo caso preciso  nella cina descritta da Mo Yan.

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