Piazza d’Italia di A.Tabucchi

Copertina di Piazza d'Italia

Una prova generale (3,7 stelle)

Con il tempo e con l’esperienza possono mutare alcune cose, si possono sviluppare argomenti e acquisire una maggiore maestria, ma l’essenza non muta. L’essenza che è in ognuno non può essere modificata integralmente. In questo libro si trova il germe di ciò che Tabucchi scriverà in seguito.
Apprendiamo, modifichiamo in parte, ma solo ciò che in noi è già predisposto al cambiamento, la struttura portante rimane integra.
L’io di un tempo è lo stesso di oggi? Si chiede l’autore nella prefazione a questa edizione del 1993, e non sapendosi dare una risposta lo chiede a “chi se ne intende”.
Io sono convinta che le esperienze della vita non potranno mai mutare in modo radicale l’essenza più intima di ognuno.
Tabucchi era, è e sarà, qualsiasi cosa abbia scritto è rimasto fedele a se stesso, ne sono convinta.
In quest’opera prima avverto una forte similitudine con “Cent’anni di solitudine” di G. Marquez, antecedente a questo libro di alcuni anni. Chissà se Tabucchi più o meno consapevolmente si è ispirato allo scrittore colombiano nel creare “Piazza d’Italia”?
Le similitudini sono assai, il realismo magico, la saga familiare, l’immutabilità di alcune cose che cambiano ma non cambiano, i nomi ripetuti che confondono le idee…
Uno dei capitoli si intitola “Il mal del tempo”, un male da cui sembra affetto anche questo libro in cui i fatti vengono raccontati con una sequenza irregolare, dove si parte da epilogo anzichè da un prologo, dove le statue nella piazza cambiano ma il resto resta fermo, dove una donna cede la possibilità di essere madre all’oroscopo in cambio di 30 di vita dell’uomo che ama.
Ammetto che quest’opera non mi ha entusiasmata, probabilmente perchè le similitudini con l’altro libro di Marquez hanno condizionato la mia opinione, il tarlo che Tabucchi possa aver preso ispirazione da un collega mi fa sentire quasi tradita, ma non è detto che sia stato così.
Ciò che qui sembra un adattamento alla “maniera toscana” di Cent’anni di solitudine nei romanzi seguenti di Tabucchi diventerà uno stile a sé stante. Piazza d’Italia è a mio avviso una sorta di prova generale prima di arrivare allo spettacolo vero e proprio.
Citazione: Nel bossolo d’anni della Zelmira si era aperto un forellino da cui la vita cominciava a sfuggire: era la voce, un soffio esile con cui aveva preso ad esprimersi, lasciando gli ammicchi”
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