La mennulara di Simonetta Agnello Hornby

Copertina di La mennulara

Piacere costante

Questo è un romanzo che ho letto proprio volentieri, non mi ha dato grosse scosse o grandi insegnamenti , ma la sera mi ritrovavo contenta all’idea dell’appuntamento con la storia della Mennulara. Non ho sottolineato nessuna frase perchè in effetti non c’erano passaggi da rimacinare mentalmente o particolarmente interessanti da un punto di vista stilistico e concettuale, è stato proprio tutto il libro ad essere scritto bene, in modo costante, senza picchi di alta letteratura ma senza sbavature.
Sono stata incuriosita da Simonetta Agnello Hornby dopo aver visto la sua intervista a Le invasioni barbariche, non mi era rimasta simpatica ma mi aveva lasciato la voglia di leggere qualcosa di suo.
All’inizio mi è sembrato di entrare in un mondo che sta a metà tra i romanzi di Camilleri e Accabadora della Murgia, al tempo stesso, durante la lettura, immaginavo scenografie simili a quelle del film Il Gattopardo, anche se ambientato in un epoca diversa. Devo dire che questo libro l’ho “visto” più di altri, gli scenari mi apparivano negli occhi più che in altre occasioni.
Da com’è scritta la storia si avverte che l’autrice è avvocato, i fatti sono esposti quasi come se fossero testimonianze, talvolta a favore, talvolta a sfavore dell’imputata, in questo caso per imputata s’intende la Mennulara. Pettegolezzi, dicerie, racconti e testimonianze di chi in un modo o nell’altro ha avuto a che fare con lei, così la figura della protagonista si dipana piano piano, fino ad arrivare alla fine, come in una sorta di giallo, a scoprire tutta la sua vita.
La difficoltà maggiore che ho avuto con quest’opera, dovuta ai miei problemi mnemonici, è stato il dovermi destreggiare tra una quantità spropositata di protagonisti e comparse, spesso legati fra loro da vari gradi di parentela e sovente con nomi simili o addirittura uguali, tra i quali mi è stato arduo destreggiarmi…avrei avuto bisogno di una bella legenda dei personaggi come spesso troviamo nei testi teatrali.
In quanto alla figura di Mennù l’ho trovata affascinante, forse poco realistica ma allo stesso tempo credibile, come solo un personaggio siciliano può essere.

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