Il segreto di Caspar Jacobi di A Ongaro

Copertina di Il segreto di Caspar Jacobi

La sagra degli sbadigli

Un io narrante logorroico che salta di palo in frasca con digressioni senza pause, senza dare un po’ di pace costringendomi a staccare la spina come quando devo ascoltare soliloqui noiosi. Lo stile è ridondante, ma più simile al rococò che al barocco. Così mi si è presentato questo romanzo. A pagina 27 il protagonista annuncia un cambio di stile… Meno male perché stavo già meditando di mollare il libro! Tuttavia la situazione non migliora. Non c’è niente di particolare che non vada in questo romanzo, la trama tutto sommato è anche originale, e anche il modo di scrivere discreto però iniziò ad infilare uno sbadiglio dietro l’altro… Non c’è verso, non riesco proprio a concentrarmi su questa storia. Che il segreto di Caspar venga svelato o meno non ha importanza, sta di fatto che per arrivare in fondo a questo libro ho dovuto saltellare un po’ qua e là, e mi è venuta in mente la mitica Sandra Mondaini nelle sue scenette, quando diceva “che noia che barba, che barba che noia”.
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