La Foto Di Orta di L.Pariani

La foto di Orta
Milano, Rizzoli, 
La Scala, marzo 2001
 Poeticamente stancante
Il libro è scritto in modo talmente particolare e poetico che alla fine riesce difficile da leggere. Non è una lettura semplice in quanto nel libro succede poco o niente, è pura poesia di stati d’animo e attimi… Per la prima volta ho dovuto usare il vocabolario per cercare il significato di vari termini usati. Questo insieme di cose che possono essere un pregio me lo hanno reso talmente ostico da portare avanti che l’ho abbandonato. Consigliato caldamente a chi ama la poesia.
Orta è un piccolo lago piemontese, di quelli che gli stranieri del secolo scorso inserivano nel grand tour dell’Italia. Qui nel maggio del 1882, giunge il professor Friedrich Nietzsche insieme con la giovanissima Lou Von Salomé, la madre di lei e l’amico Paul.
Di quel breve soggiorno – poco più di una giornata – rimangono scarse testimonianze: un biglietto con la promessa di un incontro a due, una caricatura schizzata su un foglio quadrettato, una foglia secca di agrifoglio; il tutto conservato in una busta recante la scritta “Ricordo del Monte Sacro” che Nietzsche tenne sempre con sé.
Negli anni successivi, mentre Elisabeth, chiusa nelle proprie ossessioni sessuofobiche, alimenta la propria gelosia contro la donna che il fratello le ha preferito e costruisce intorno a lui una telaragna di menzogne, il professore tenta di rivivere fin nelle minuzie – passo passo, gesto dopo gesto – le ore dell’indimenticabile giornata ortese trascorsa accanto a Lou con l’illusione di poterle essere compagno, nel tentativo di trovare i motivi del suo fallimentare rapporto con le donne e del suo amore impossibile.
Non si sfugge però al peso, di un’infanzia in cui “castigo” e “silenzio” sono state le parole chiave, come pure al tormento della malattia ossessivamente incarnata dalla figura ribelle e distruttiva dell’Oscuro; neppure il trasformare la propria vita in un perenne randagismo di città in città si rivela una possibile via di fuga. Non c’è salvezza nella famiglia o nel viaggio, ma forse soltanto in una fotografia – la foto di Orta – gelosamente conservata nel corso degli anni: perché la memoria è l’unico luogo dove si può perdonare anche senza comprendere.

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